"Escribid con amor, con corazón, lo que os alcance, lo que os antoje. Que eso será bueno en el fondo, aunque la forma sea incorrecta; será apasionado, aunque a veces sea inexacto; agradará al lector, aunque rabie Garcilaso; no se parecerá a lo de nadie; pero; bueno o malo, será vuestro, nadie os lo disputará; entonces habrá prosa, habrá poesía, habrá defectos, habrá belleza." DOMINGO F. SARMIENTO



miércoles, 22 de octubre de 2008

ARCHITETTURA ITALO-ARGENTINA NEL XX SECOLO

A parte dei più noti architetti a cui ci siamo già riferiti, ne ebbero molti altri a portare il senso della proporzione, la bellezza e dell’arte fino ai più lontani angoli del Paese.
E’ il caso di Vittorio N. Abbate, architetto italiano radicato a Tucuman, autore di capolavori tali come la filiale della Birreria Quilmes od il Caffe Centenario.
Tommaso Agostini, nato a Firenze nel 1848, laureatosi presso il Politecnico del Capoluogo toscano come ingegnere ed architetto. In Argentina svolse il suo impegno al servizio del Governo di Catamarca.
Gino Aloisi, architetto nato a Pesaro nel 1864. Studio presso l’Istituto Industriale di Fermo (Ascoli Piceno) e arrivo a Buenos aires nel 1885. Collaboro presso gli studi degli architetti Tamburini e Meano fino al 1900. Nel 1904 vinse il concorso per la costruzione del Colegio Militar de la Nacion. Manco ad Alta Gracia (Cordoba) nel 1924.
Giovanni Battista Ansaldi, Architetto che in Argentina svolse la sua professione disegnando tra l’altro il Teatro Onrubia ed il Teatro Comedia. Partecipo anche nel disegno della Cattedrale di Parana.
Bruno Avenati, architetto. Studiò a Torino e pure lui, arrivato in Argentina, venne impiegato dallo studio di Tamburini per controllare i lavori di cantiere come quelli del Colegio Nacional de Rosario (Santa Fe).
Alula Baldassarini, architetto nato a Roma nel 1887. Nel 1909 si reco in Argentina trasferendosi a Mar del Plata dove svolse la sua attività. Il suo ultimo lavoro fu il Casino di La Cumbre (Cordoba). Mori a Buenos aires nel 1975.
Eugenio Benedetti, Architetto. Arrivo in Argentina nel 1865 ed è il responsabile del disegno dell’Ospedale Spagnolo.
Filippo Bergamini, architetto. In Argentina rappresento una ditta comerciale d’importazione di marmi Carrara. Nella sua professione si dedica all’architettura religiosa facendo i disegni della Chiesa di El Trebol (Santa Fe) e di N.S. di Itati (Corrientes).
Luigi Betolli, fu dei primi architetti italiani recatosi a Cordoba ad esercire la sua professione. A lui si deve la Chiesa del Pilar ed il palazzo dell’Academia de Ciencias di via Velez Sarsfield.
Luigi Broggi, architetto nato a Tradate (Varese) nel 1871, studiò a Buenos Aires. Tra i suoi lavori più noti si trova la Chiesa di San Agustin ed il Circolo Italiano di Buenos Aires. Mori alla Capitale dello Stato nel 1958.
L’architetto Cagnoni, nato in Italia, era arrivato nel 1898 e prendeva in carica il Departamento de Obras Publicas de la Municipalidad de Buenos Aires. Fu autore del disegno del Palazzo Municipale cui costruttori furono Castello e Scala.
Virgilio Cestari, architetto nato a Ferrara nel 1861, studio all’Istituto di Firenze e giunse a Montevideo (Uruguai) nel 1889 a richiesta della Compañia Nacional de Obras Publicas. Nel 1892 ando a Rio de Janeiro (Brasile) fino al 1900, anno in cui arrivo a Buenos Aires per assumere la carica di Architetto Municipale. Giovanni Chiogna, architetto italiano disegnatore dell’edificio della Compañia Italo-argentina de Electricidad, organizzata dall’ingegnere Giovanni Carosio.
Ubaldo Emilini, architetto nato a Faenza (Ravenna) nel 1886, arrivò in Argentina radicandosi a Cordoba dove fece la prima galleria La Central. Mori nel 1970.
Giulio Gazzarri, nato a Firenze nel 1887 e giunto in Argentina a pochi mesi d’eta. Studio architettura presso la Facolta di Ciencias Exactas, Fisicas y Naturales dell’Universita di Buenos Aires. Fu professore universitario e nel 1910, Direttore di Architettura della Provincia di Santa Fe. Fondatore della Scuola Popolare di Adrogue (Buenos Aires) dove mori nel 1962.
Francesco Gianotti, Architetto nato a Torino nel 1881 e giunto a Buenos Aires nel 1909. Autore di disegni come la Galleria General Guemes (1915) e la Confiteria El Molino. Mori nel 1967.
Ernesto Gritti, architetto nato a Induna Olona (Varese), radicato a Tucuman nel 1891 dove svolse la sua professione.
Raoul Levacher, architetto nato a Parma. Ottenne il Primo premio al Concorso per la costruzione del Nuevo Banco Italiano (fondato nel 1887). Autore del Pabellon de Los Lagos di Buenos Aires.
Attilio Locati, ingegnere architetto nato a Milano e giunto in Argentina nel 1905. Autore della casa centrale del Banco de Italia y Rio de la Plata nel 1912.
Andrea Marraccini, architetto nato a Bagni di Lucca nel 1865. Giunse in Argentina nel 1883. Tra i suoi lavori più importanti contano il Banco Hipotecario Belga-Americano, l’Asilo degli Orfani Irlandese Cattolico ed il Sanatorio Modelo Mori in Buenos Aires nel 1954.
Salvatore Mirate, architetto nato a Napoli nel 1862. Laureato presso la Scuola di Belle Arti di Napoli. Giunse a Buenos Aires en 1887. Nel 1890 si stabili alla Capitale dello Stato. E’ autore dei disegni delle filiali del Banco de la Nacion Argentina di Cordoba, San Luis, Rio IV e Chivilcoy. Mori nel 1916.
Giuseppe Molinari, ingegnere architetto nato a Novara nel 1898 e laureato a Roma. Durante la Grande Guerra fu ufficiale d’Artiglieria e dopo essere ferito fu decorato. Giunse in Argentina nel 1926 richiesto dalla Compagnia Italo-Argentina d’Elettricità. Autore della Dante Alighieri di Buenos Aires. Mori nel 1954.
Carlo Morra, architetto militare, figlio del Principe Camillo Morra nato a Benevento nel 1854. Giunse in Argentina nel 1881 e subito si inseri nell’esercito argentino. Prese la carica di architetto del Consejo Nacional de Educacion. Nel 1903 Morra concluse la Escuela Presidente Roca. Era direttore dell’Ufficio Tecnico del Ministerio de Obras Publicas de la Nacion quando lo sorprese la morte nel 1926.
Francesco Tamburini, architetto nato a Iesi (Ancona), giunto in Argentina nel 1881 a richiesta del Governo del Presidente Julio Argentino Roca per affidarli il Departamento de Arquitectura de la Nacion. Conta tra i suoi capolavori l’antico Ospedale Militare Centrale, la Scuola Normal di Professori, l’arsenal de Guerra, il Dipartimento Central di Polizia, il Teatro Colon e la Casa de Gobierno (Bs. As.), detta la Casa Rosada. La sede del Governo Nazionale Argentino s’inizio nel 1885 e fu inaugurata nel 1898. All’interno del Paese ci sono parecchi testimonianze di Tamburini come l’Ospedale Nazionale de Clinicas, il Teatro Rivera Indarte e la Banca Provinciale di Cordoba. Mori nel 1891.Giovanni Antonio Buschiazzo, architetto nato in Piemonte nel 1846. Arrivo in Argentina a 4 anni d’eta e studio presso la Facoltà de Ciencias Fisico-Matematicas dell’Universita di Buenos aires laureandosi nel 1878. Nel 1880 prese in carica il Dipartimento di Lavori Pubblici della Municipalita di Buenos Aires. A lui si deve il disegno dell’Avenida de Mayo e le diagonali Nord e Sud che sboccano in Plaza de Mayo, il Cimitero della Recoleta, la Bolsa de Comercio, il Banco Hipotecario, la Banca della Provincia e numerose ville di stile pompeiane. Scompare nel 1917.
Mario Palanti, architetto e pittore, era nato a Milano nel 1885. Studio pittura presso l’Accademia di Brera per poi laurearsi d’architetto al Politecnico di Milano. Tra le sue importanti opere in America ci sono anche il Padiglione Italiano della Fiera del Centenario della Revoluzione di Maggio (1909), il Palazzo Vasena nel quartiere di San Isidro nonchè il Palazzo Salvo a Montevideo (Uruguai), gemello del Barolo di Buenos Aires.
Il Palazzo Barolo (nella foto sopra), fatto dall’industriale tessile italiano Luigi Barolo per albergare le cenere di Dante Alighieri, secondo lui in pericolo dalle terrificanti e solite guerre europee. Allora l’architetto Palanti ispiro il suo disegno nella Divina Commedia.
Vittorio Meano, architetto, nacque a Susa (Torino) nel 1860. Nel 1878, si laurea da geometra all’Istituto di Pinerolo, poi studia architettura presso l’Accademia Albertina di Torino. Verso il 1880 inizia la sua esperienza lavorativa assieme suo fratello Cesare finche, nel 1884, decide emigrare a Buenos Aires per inserirsi nella squadra di Francesco Tamburini.
Il suo capolavoro e senz’altro il Congreso de la Nacion (Bs. As), altre note opere sono il Nuovo Teatro Colon di Buenos Aires e nel 1904, il Palacio Legislativo di Montevideo (Uruguai).
Finalmente c'è l'architetto Clorindo Testa (nella foto sopra), nato a Napoli il 10 dicembre 1923. Egli si laureo presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Buenos aires nel 1948. E' uno degli architetti italiani viventi più noto, tutto ciè evindenziato nei suoi lavori e l'originalità assoluta dei suoi disegni a parte di essere un grande artista plastico. Realizzò capolavori come la Banca di Londra e la Biblioteca Nacional a Buenos Aires.

ARCHITETTURA ITALO-ARGENTINA NEL XIX SECOLO

Nella puntata precedente parlavamo sull’architettura fatta dagli architetti gesuiti nel Rio de la Plata fino al 1767 in cui furono espulsi da Carlo III, Re di Spagna.
Se Andrea Bianchi -di origine svitzera- era un’ artista d’idee italiane, Carlo Zucchi -di origine italiana- fu un’artista d’idee francesi. Zucchi, architetto revoluzionario nato in Italia nel 1790 e formato a Parigi, arrivo nel 1826 pieno d’illussioni a quel Buenos Aires dei tempi di Bernardino Rivadavia. Ci fosse stato il grande architetto neo-classico se il Paese non avesse subito delle catastrofi politiche. Fu Zucchi l’architetto del Governo dal 1828 fino al 1835. Caduto Rivadavia, ando lentamente in calo fino a scomparire e mori a San Macario (Varese) nel 1856. Un secolo e mezzo dopo veniva scoperto il suo archivio di lavoro nella sua Italia natia.
L’Argentina "barbara" -come la chiamava Sarmiento- comincio a “civilizzarsi" dopo il 3 febbraio 1852 quando, nella battaglia di Caseros, Urquiza sconfisse Rosas e diede inizio il processo che porto alla Costituzione del 1853 ed apri le porte al commercio internazionale, alla cultura universale e alla immigrazione europea.
O forse comincio prima, quando il proprio Urquiza -ancora Governatore di Entre Ríos- apri la Provincia alle nuove idee, cioè quelle della "Giovine Argentina", riflesso mazziniano -nel Plata- della "Giovine Italia".
Allora i garibaldini -esuli nella Banda Oriental (Uruguai)- passarono alla Provincia di Entre Ríos, tra loro Pietro Fossati, architetto di Urquiza che porto il modesto Palazzo San José -disegnato da Giacinto Dellepiane- alla scala attuale.
Per la prima volta i sottili archi fiorentini del Brunelleschi, passarono a far parte del paesaggio entrerriano.
Con Pietro Fossati e Giacomo Danuzio –costruttore e architetto garibaldino della citta di Paraná morto nel 1861- il Neo-Rinascimento italiano divento il manifesto architettonico dei nuovi venti che soffiavano nel Paese.
Negli anni successivi alla battaglia di Caseros, l’architettura argentina vide una profonda trasformazione. La crescita nel campo architettonico, ebbe il marchio italiano. Nel 1879, Sarmiento -primo storico dell’architettura argentina- ricorda quel che era successo ai tempi di Mitre: L’architetto sustituiste il muratore; le braccia abbondano; la prosperità cresce ed anche i muratori sono per lo più italiani ed introducono cornici, fregi dentati ed architravi sovrastanti.
Sarmiento iniziava il suo scritto dicendo pure che: quello che distingue l’uomo dalla bestia è la sua facoltà di cambiare le forme architettoniche; quindi, nel lasciare lo stile coloniale ed avvicinarsi allo stile italiano, come paese nuovo, dimostrava la vera condizione umana. Sarmiento, come Alberdi, Gutiérrez e Mitre, era italianofilo in materia artistica e quello non ci deve sorprendere.
Per i romantici progressisti, il quattrocento fiorentino era, per se, un simbolo della liberta intelettuale. L’architettura italiana, dunque, sarebbe il simbolo della nuova liberta civile dell’Argentina. Percio Sarmiento non dubito ad esaltare i lavori degli architetti genovesi, arrivati in Argentina nel 1855: Nicola Canale (nato nel 1807) e suo figlio Giuseppe Canale (nato pure a Genova nel 1833) come la cupola della Chiesa di Belgrano paragonata addirittura con quella di Michelangelo. Certamente per le stesse motivazioni, Juan Bautista Alberdi, chiamava a Luigi Giorgi (frate francescano ed architetto nato a Napoli) il Michelangelo argentino.
Italiani furono gli edifici delle scuole sarmientine che cominciavano a popolare la città e la campagna per portare l’educazione e la prosperita a tutti i confini del Paese.
Italiani furono anche gli ospedali, che cominciarono a migliorare la sanita.
Italiane furono le chiese, come quella di Monserrat, la Cattedrale di Paraná o quella di Rosario.
Italiani furono gli edifici pubblici come quello del Comune di Belgrano ed italiane furono le prime ville come il Palazzo Miró.
Italiano fu lo "stile" degli edifici disegnati dagli architetti italiani, argentini, francesi, inglesi...Taylor fece del Palacio Muñoz un Palazzo fiorentino in versione "Italianate Revival".
Prilidiano Pueyrredón fece una "villa" italiana in Olivos a suo amico Azcuénaga, quella che oggi è diventata Residenza Presidenziale.
Agostino Canepa, architetto piemontese nato nel 1849 e morto nel 1900, e suo fratello Nicola, sono gli autori della Chiesa ed il Convento di Santo Domingo a Cordoba, la Cattedrale ed il Cabildo di Santiago del Estero, nel 1876.
Luigi Caravatti, architetto nato a Milano nel 1831, arrivo in Argentina nel 1857, si trasferi a Catamarca dove costrui la Casa di Governo e la Cattredrale del capoluogo di Provincia.
Giovanni Coll, architetto ed ingegnere italiano, svolse la sua attività per lo più in Provincia di Corrientes dove disegno il Plazzo di Governo, la Scuola Provinciale, la Chiesa della Santa Croce e l’Asilo degli Orfanelli.
Giovanni Battista Arnaldi, architetto nato a Porto Maurizio, Imperia nel 1841, arrivo in Argentina nel 1870 ed è il responsabile del disegno della Cattedrale ed il Palazzo Archivescovale di Parana, Entre Rios (foto); il Consejo Nacional de Educacion, scuole, la Cattedrale, due chiese e varie case in Santa Fe; la Cattedrale di Rosario (Santa Fe); la Cattedrale di La Rioja ed il Comune di Carmen de Areco (Buenos Aires).
Paolo Scolpini, architetto nato in Italia nel 1839 e morto nel 1927, si reco a Buenos Aires nel 1860 e tra l’altro fu autore della Chiesa N.S. di Monserrat di via Belgrano.
Giuseppe Agustoni, costruttore nato in Italia ed arrivato in Argentina –assieme i suoi fratelli- a fine del XIX secolo. I suoi lavori più importanti furono la Stazione delle Ferrovie del Sud (Constitucion) nel 1884, il Club Catolico nel 1890 ed il Convento di Santa Teresa nel 1895.
Placido Aimo, architetto piemontese nato nel 1822. Arrivo in Argentina in gioventù e condivise la sua attività tra l’architettura e la docenza. Fu autore del disegno della Piramide eretta sulla Piazza 9 de Julio della Città di Salta. Mori nel 1890.
Antonio Alberti, architetto nato a Messina nel 1877. nel 1892 si stabili a Tucuman dove si distinse come noto professionista.
Mario Geminiani, architetto nato a Carrara (Massa Carrara) nel 1856. Giunto a Buenos Aires nel 1883. Autore di disegni come la Stazione Once della Ferrovia, le facciate degli Ospedali Italiano di Buenos Aires e La Plata e lo stabilimento Vasena.
Egidio Giavedoni, architetto e missionario francescano nato in Italia nel 1864. Giunse a Santa Fe dov’è autore della Chiesa di Porto Gaboto. Mori nel Convento di San Lorenzo nel 1902.
Nicola Grosso, architetto e costruttore italiano radicato in Corrientes circa 1854 fino al 1870. Tra i suoi lavori contano la chiesa N.S. del Rosario, di San Francesco, il Convento e chiesa N.S. de la Merced.
Francesco Giorgio Miazzi, architetto e costruttore nato a Bassano del Grappa (Vicenza) nel 1859. Giunse in Argentina nel 1882 e si trasferi a Rosario (Santa Fe). Assieme Poletti fondo una fabbrica di oggetti di terracotta.
Gaetano Moretti, architetto nato a Milano nel 1860. Autore assieme Brizzolara del disegno del monumento all’Independenza Argentina in sostituzione della Piramide di Maggio.
Adonay Spreafico, costruttore italiano responsabile dell’architettura di Catamarca come la Cattedrale ed il Palazzo Governamentale.
Insomma, molti questi artisti popolarono di edifici "italiani" città e capoluoghi di Provincie argentine.
Dappertutto si alzarono case con cortili pompeiani, con dei pilastri, cornici, frontoni ed archi romani, come se all’improvviso tutta l’Argentina fosse diventata una sola grande Provincia con capoluogo a Firenze.

I GESUITI NELL'ARCHITETTURA ARGENTINA

La Compagnia di Gesu è un’ordine religioso fondato nel 1534 - sotto il motto Omni ad maiorem Dei gloriam - da Iñigo López de Recalde, canonizzato dalla Chiesa Cattolica come San Ignacio de Loyola. Inizialmente facevano parte dell’ordine studenti dell’Università di Parigi, decisi a difendere ad oltranza la Chiesa Cattolica dalla Riforma luterana. Il Papa Paolo III diede il via alla Compagnia di Gesu nel 1540. Nel 1610 si recarono in America fino al 1767 in cui vennero espulsi dal Re Carlo III. Solo nel XVIII secolo, la Compagnia di Gesu, porto nel Rio de la Plata oltre una centinaia di artisti, artigiani e professionisti di tutto tipo. Qui il lavoro degli architetti.
Chiesa e Convento di San Francesco (Bs. As.) - L’ordine dei Frati Minori Francescani fu il primo ad stabilirsi a Buenos Aires. Nel 1583 Juan de Garay li consegno l’isolato su cui si trova l’attuale basilica. La prima chiesa venne eretta agli inizi del XVII secolo e l’attuale venne iniziata circa 1731 sul disegno dell’architetto gesuita Giovanni Andrea Bianchi, assistito dal sivigliano Vicente Muñoz. La chiesa di San Francesco s’inauguro il 25 marzo 1754. Nel 1807 crollava la facciata e veniva rifatta qualche anno dopo da Tomás Toribio. L’immagine attuale risale al 1911 quando l’Architetto tedesco Ernst Sackman, ispirato nel barroco bavarese, modifica lo stile neoclassico originale. La facciata principale è molto elaborata in particolare le torri, la cancellata frontale e la cupola. La chiesa ha un’unica navata molto lunga con cappelle laterali poco profonde ed un presbiterio a testata retta. La cúpola si alza su di un tambore ottogonale.
San Francesco fu una delle chiese più rovinata dall’ondata d’incendi scatenata nel mese di giugno 1955.
Chiesa di San Ignazio (Bs. As.) - Dal 1712, secondo il disegno dell’architetto gesuita Johann Krauss, comincio ad edificarse la chiesa attuale con la torre sud ed il muro frontale originale assieme ad un tratto della galleria dell’antica fortezza già scomparsa.
La costruzione fu directa dal proprio Krauss e gli architetti gesuiti Andrea Bianchi e Giovanni Battista Primoli, Juan Wolff (maestro falegname) e Pedro Weger (maestro fabbro). La chiesa venne inaugurata nel 1722 e consacrata nel 1734. E’ la più antica di Buenos Aires, usata da bastione difensivo durante l’Invassioni Inglese. Ispirata nel Gesú di Roma -capolavoro dell’Arch. Vignola del XVI secolo- ha la pianta a forma di croce latina, con una navata principale e due laterali e abside rettangolare. Caratteristica di San Ignazio, condivisa unicamente con la Cattedrale di Montevideo, sono la cúpola su tambore cuadrangolare. La facciata influenziata dal barroco bavarese è ormai discussa. L’Ingegniere Felipe Senillosa completo il disegno, nel XIX secolo, aggiungendo la torre nord gemella a quella sud, ambe due cupole rivestite in Pas de Calais. La chiesa fa parte della Manzana de las Luces (Isolato delle luci) en el 1821 proprio li venne inaugurata l’Università di Buenos Aires.
Chiesa N.S. del Pilar (Bs. As.) - Nel 1716 Diego de Ceballos, gestisce dinanzi la Corte del Re Filippo V l’autorizzazione per la costruzione. Secondo alcuni storici il disegno appartenne agli architetti gesuiti tedeschi Juan Kraus e Juan Wolf. Altri invece pensano che furono i gesuiti Andrea Bianchi e Giovanni Prémoli, i veri autori. Potrebbe anche essere possibile che tutti e quattro abbiano collaborato in diversi periodi. I lavori cominciavano nel 1715 e finivano nel 1725 con lafacciata disegnata dall’Architetto Bianchi. Nel 1731 ebbe termine la torre di 30 metri e venne inaugurata la chiesa il 12 ottobre 1732. E’ la più antica che conserva lo stile originale barrocco. Nel 1779 venne modificata la facciata ed il baptistero frontale creando un atrio chiuso.
Nel 1881 l’architetto Buschiazzo costruiva la facciata del cimitero. Nel 1932 grazie all’architetto Millé la chiesa tornava allo stile originale, modificato nei primi del XX secolo.
Centro Culturale Recoleta/Ex-Convento Frati Recoleti (Bs. As.) – Risale al XVII secolo ed il suo disegno originale corrisponde agli architetti gesuiti Juan Krauss e Juan Wolf intanto la facciata e gli spazi interni del Convento all’architetto italiano Andrea Bianchi. I lavori iniziati nel 1720 concludevano nel 1732. L’architetto Giovanni Buschiazzo fu il responsabile del grande intervento realizzato nel 1880, vero capolavoro di reciclaggio che incluse la cappella, padiglioni, la facciata e terrazzi. Il vecchio Convento funziono come Asilo di Mendicanti e poi d’Asilo di Anziani e nel 1980 si fanno dei rifacimenti destinati alla nuova funzione di Centro Culturale, lavoro richiesto all’architetto napolitano Clorindo Testa assieme Jacques Bedel eLuis Benedit.
Cabildo di Buenos Aires (Bs. As) - A sostituire l’antico e già molto rovinato edificio del Cabildo della Capitale del Virreynato del Rio de la Plata, l’autorità spagnola di Buenos Aires autorizzo la ricostruzione dell’edificio. Richiede all’architetto Giovanni Battista Primoli i primi disegni nel 1719 e nel 1725 l’Architetto gesuita ticinese Giovanni Andrea Bianchi fa il disegno a due piani che verra inaugurato nel 1740. Dalmacio H. Sobrón, si riferi a La Arquitectura del Cabildo de Buenos Aires sul giornale La Nación nel 1981: ... La architettura di Bianchi, predominantemente lombarda, trasformata nel Pilar e nel Cabildo per la inclussione inedita di elementi spagnolizanti è stata giudicata, per mancanza di dati, come un’architettura minore... ma lo storico gesuita chiarisce: il Cabildo è ispirato nel Palazzo dei Giureconsulti di Vía Mercanti della Città di Milano, per altro molto conosciuto da Bianchi.
A parte degli architetti, molti altri gesuiti italiani arrivarono nel Rio de la Plata in diverse spedizioni spagnole. Tra loro:
Bandini, Simone – Nato a Venezia (VN) e destinato alle missioni del Paraná e Paraguay.
Beatillo, Antonio – Nato a Bari (BA) in Puglia.
Blasino, Teodoro - (residente a Buenos Aires nel 1741).
Cataldino, Giuseppe – Nato a Fabriano (AN) in Regione Marche. Assieme Mazeta Simone fondarono le missioni paraguaiane.
Cattaneo, Gaetano – Nato a Modena (MO) nell’Emilia Romagna. Stette per 4 anni in Paraguay dove mori a 38 anni.
Dario, Giovanni – Nato ad Altavilla Irpina (AV) in Campania.
Marelli, Orazio.
Ferrufino, Giovanni Battista, missionario nel Rio de la Plata tra 1646 e 1647.
Guglielmo, Giovanni Giuseppe – Nato a Tempio Pausania (SS), Sardegna. Missionario in Paraguay.
Masioni, Antonio – Nato a Iglesias (CA) nell’Isola di Sardegna. Destinato in Paraguay ed insegnante di filosofía nel collegio di Córdoba per anni.
Manchiano, Antonio – Nato ad Alghero (SS) in Sardegna. Recatosi nelle missioni meridionali fu ucciso dagli indiani del posto.
Mazeta, Simone – Calelefi (Napoli).
Rispario, Antonio – Nato a Cremona CR) in Lombardia. Ucciso nel Chaco nel 1639.
Serra, Michelangelo – Nato a Iglesias (CA) in Sardegna.

martes, 21 de octubre de 2008

SULLE TRACCE DEGLI SCRITTORI ITALIANI IN ARGENTINA

In questa puntata parleremo degli scrittori italiani emigrati in Argentina e sulle loro opere. Ecco alcuni loro.
Gigliola Zecchin nacque a Vicenza nel 1942. Lavora come condutrice professionale e giornalista in TV con il nome d’arte Canela. Giunse nel Paese a 10 anni, studiò Letras Modernas all’Universidad de Córdoba. Attualmente conduce Colectivo Imaginario, nel canale Todo Noticias. E’ autrice di Paese, il suo ultimo libro in cui Canela scrisse: L’esilio ha delle conseguenze terribili in bambini: sentimenti di paura, insomnio, incubi. Di ciò si tratta lo sradicamento, togliere qualcosa dalle radici. Nella foto ricevendo il Premio Julio Cortazar.
Alfonsina Carolina Storni era nata nel Cantone Ticino nel 1892. La poetessa vise in Argentina da piccola, passando per San Juan e Rosario. Nel 1910 si diplomò di maestra rural all’Escuela Normal Mixta di Coronda (SFe). Già nel 1912 si radica in Buenos Aires e collabora in Caras y Caretas, poi in Nosotros e La Nación, tra l’altro.
Il 9 novembre 1920, ottenne la Carta di Cittadinanza dicendo che lo faceva per volontà sua e gratitudine. Nel 1923 fu professoressa presso la Escuela Normal de Lenguas Vivas ed al Conservatorio Nacional de Música y Declamación. La sua poesia evoluziona dal romanticismo ad un vanguardismo personale, in cui è presente la denunzia sulla condizione sociale e affettiva della donna del suo tempo. Tra le sue opere: La inquietud del rosal (1916), El dulce daño (1918), Irremediablemente (1919), Languidez (1920), Primer Premio Municipal y Segundo Premio Nacional de Literatura), Ocre (1925), Poemas de amor (1926), Mundo de siete pozos (1934) e Mascarilla y trébol (1938). Mise fine alla sua vita in Mar del Plata nel 1938.
Il prete Francesco Bibolini nacque a La Spezia nel 1827. Essendo ancora giovane giunse in America stabilendosi per un po’nel Paraguay, dovendo sfuggire del regime del Maresciallo López. Nel 1854 giunse a Buenos Aires e poco dopo si recò al Fortín Mulitas, piccolo casolare que diede origine a 25 de Mayo, in provincia di Buenos Aires, dove fu il primo prete della parrocchia di Nuestra Señora del Rosario. Scriveva poesie famose per la sua costruzione, colore e contenuto, sotto il nome di El Pampeano.
Il filologo, insegnante e giornalista Matías Calandrelli nacque a Salerno nel 1845. Studiò all’Università di Napoli, specie in linguistica e letteratura greca con i professori Kerbaker e Lignana. Giunse in Argentina nel 1871 per proseguire le sue attività educative. Pubblicò inoltre Mi novela del año 1000, La liebre del profesor Müller, La sociedad y sus víctimas (escenas bonaerenses), ecc.
Alberto Castiglioni nacque a Trieste nel 1848. Studio all’Accademia di Commercio e Nautica della sua città natia. Verso il 1870, venne a Buenos Aires per lavorare all’Unione e Benevolenza'. Sul giornale ‘L'Italia al Plata', pubblicò un saggio intitolato Gli abissi di Buenos Aires.
Il dentista e scrittore Giuseppe Bonansea nacque in Piemonte nel 1850; mori a Buenos Aires nel 1930. Giunse nel paese nel 1886. Pubblicò in Argentina Gli inmigrati in América, poesie di carattere classico scritti in italiano molto aprezzati dai suoi connazionali, il libro Corazón, di Edmundo De Amicis, amico personale. Fu il fondatore e primo segretario della Società Odontologica del Río de la Plata.
Comunardo Braccialarghe fu giornalista e scrittore. Nacque in Macerata nel 1875. Prolifico scrittore e poeta molto conosciuto tra la gioventù letteraria argentina. Tra i suoi lavori: Il figlio di Davide, Il maschio magnifico, Il gringo, Il gaucho, Il mesaggio della pampa, La leggenda del santo patrono, La canzone de Filippo Corridoni, I canti del carcere, I canti umani. Autor de novelas como Il roveto ardente, Fine di regno, Repubblica, La barca di Caronte, L'amore che torna a honre, Serenella, I Damiani, El hombre que pudo matar, El ánfora mancillada, Anita Balbi e Claridad.
Vito Cantone, nato a Catania nel 1878. Suo nonno materno, Gaetano Crimi, fu autore dell’entroito di Jerusalem Liberata. Nel 1895, al morire suo padre, Vito Cantone venne con sua madre a Buenos Aires per dedicarsi al teatro dei burattini. Si mise anche a fabbricare burattini caratteristici di Catania, eretti e più alti di quelli di Palermo. I primi burattinieri di La Boca furono siciliani e tra loro collaboratori di Cantone come Vito Correnti, Giuseppe Macarigno, Salvatore Costa, Giuseppe Costanzo Grasso, Filippo Puglionese, Nicola Scuccimaro, Carmelo Nicostra e Leonardo Maccheroni.
Antonio Porchia nacque a Catanzaro nel 1886. Morì in Vicente López, Buenos Aires, nel 1968. Autore di Voces, pubblicata originalmente nel 1943 dall’Agrupación de Gente de Artes y Letras Impulso, di La Boca, presieduta dal pittore Fortunato Lacámera.
Enriqueta Lebrero de Gandía, nacque a Coronata, provincia di Genova nel 1880. Era figlia di Giuseppe Lebrero e Angela Peirano e in Buenos Aires si sposo con Edmundo de Gandía,spagnolo. Ambi sono i genitori dello storico argentino Enrique de Gandía. Nel 1924 pubblicò un libro intitolato Chispas de vida; l’anno seguente appare il volume di racconti Primeros pecados, in cui si fece notare come scrittrice moderna e stile diretto. Collaborò anche in giornali e riviste argentine e spagnole e mori nel 1937.
Enzo Aloisi, scrittore, giornalista e critico di teatro, era nato a Firenze nel 1886. Giunse in Argentina sinda piccolo. S’iniziò nel giornalismo in località Bell Ville (Cordoba) fino al 1906 e da quest’anno fino al 1933 in Buenos Aires presso la ‘Tribuna de Buenos Aires’, ‘El imparcial’, ‘La Verdad’, ‘La República’, ‘Comedia’ e ‘Anuario Teatral’. Tra le sue numerose opere teatrali Hechizao (1918); El crímen de Liniers (1918); Madre (1922); Nada de Pirandello... por favor! (1936); Amor y siempre amor (1940).
Roberto Giusti nato a Lucca nel 1887 e mori a Buenos Aires nel 1978. Giunse nel Paese a otto anni. Fu collaboratore nella rivista Caras y Caretas. Nel 1916 ie affiliò al Partito Socialista. Cinque anni più tardi fu eletto consiguiere e enl 1928 raggiunse un seggio alla Camera di Deputati fino al 1936. La sua opera letteraria venne meritata con il Premio Municipal (1924) ed il Premio Nacional de Letras (1966). Fue presidente della Sociedad Argentina de Escritores (SADE) e membro dell’Academia Argentina de Letras. Tra i suoi lavori Crítica y polémicas y Literatura y vida.
Mario Batistella, fu scrittor teatrale e di tango. Nacque a Verona nel 1893. Studiò in Viena ed a Parigi. Si reco in Argentina nel 1910. Dal teatro di rivista passò facilmente alla canzone “porteña”. Nel 1930 trovò Gardel a Parigi e li assieme Le Pera, compose le parole di vari tangos. Dopodichè Sali di corsa alla fama con capolavori come: "Yunta brava’, ‘Traviesa’, ‘Bajo las estrellas’, ‘Cuartito azul’, ‘Remembranzas’ ed altri.
Il giornalista e politico Giuseppe Felice Baldi nacque a San Giorgio di Lomellina (Pavia), nel 1896. Studiò al Politecnico di Genova e risiede per lungo tempo a Milano. Fu segretario del Partito Socialista e collaboratore del ‘Corriere della Sera’, ‘Avanti’ e ‘La Giustizia’. Giunse in Argentina nel 1927. In Buenos Aires collaboro nei periodici ‘L’Italia del Popolo’, ‘La Patria degli Italiani’ ed il ‘Corriere degli Italiani’. All’epoca sua fu famosa la sua collezione di poesie politico-umoristiche pubblicate su L’Italia del Popolo’. Moriva a Buenos Aires nel 1963.
Adolfo Botazzi, nacque ad Alessandria nel 1896. Prese parte della prima guerra mondiale raggiungendo il grado di tenente d’artiglieria. Nel 1923 giunse in Argentina per dedicarse alla propaganda comérciale e alla sua attività di comediografo. Tra le sue importante opere El y ellos. Nel 1934 rientro in Italia. Retornò in Argentina dove si stabilì definitivamente nel 1947. Non si limitò a scrivere in spagnolo e italiano, ma anche in dialetto Puvre intu cenvelu e Asemu a postu. Mori a Buenos Aires nel 1966.
Giuseppe Portogalo, poeta nato in Calabria nel 1904. Scomparve a Buenos Aires nel 1973. All’anagrafe Giuseppe Anania, arrivo nel Paese nel 1909. Tra i suoi libri di tematica sociale: Tregua (1933), Tumulto (1935), Centinela de sangre (1937), Canción para el día sin miedo (1939), Destino del canto (1942), Luz liberada (1947), Mundo del acordeón (1949), Perduración de la fábula (1952), Poemas con habitantes (1955), Letra para Juan Tango (1958), Poemas 1933-1955 (1961) e Tango (1963).
Giuliano Centella nacque nel 1910 a Borgotaro (Parma) e mori a Buenos Aires nel 1974. Fu poeta e giornalista. All’anagrafe Amleto Enrico Vergiatti, giunse in Argentina nel 1920. Legato al gruppo di Boedo, si dedicò al giornalismo ed alla poesia influenziata dal “lunfardo”. Tra i suoi opere: El recuerdo de la enfermería de Jaime (1941), La musa mistonga (1964), La musa del barro (1969) e l’unico racconto: El vaciadero (1971). Compose tangos come Claudinette y Mi viejo tra l’altro.
Syria Poletti nacque in Pieve di Cadore nel 1919 e mori a Buenos Aires nel 1991. laureata come pedagoga a Venezia, nel 1945 giunse in Argentina come direttrice dell’Asociazione Dante Alighieri di Santa Fe. Fece il corso di professorato di spagnolo e italiano all’Universidad Nacional de Córdoba e si radico in Buenos Aires. Nel 1962 ricevette il Premio Nacional de Literatura con Gente conmigo; nel 1984, il Premio Estatuilla de Platino della Fundación Konex di letteratura infantile ed il Premio Nacional ‘Sixto Pondal Ríos’ dalla Fundación Odol.
Martina Gusberti nacque a Cremona e si naturalizzò argentina. E’ medico psichiatra psicoanalista. Radicata da piccola in Resistencia, Chaco. Studio giornalismo e pianoforte. Frequentò il 1mo. anno di Diritto presso l’UBA. Laureata come fonoaudiologo e medico nel 1964. E’ autrice del libro di racconti Requiem para la adolescencia e l’autobiografia El laúd y la guerra (1996).
Antonio Dal Masetto, scrittore e giornalista nato ad Intra nel 1938. Giunse in Argentina nel 1950. Il tema della immigrazione e’ presente in racconto come Oscuramente fuerte es la vida, che si guadagnò il Primo Premio Municipal e La tierra incomparable, che ottenne il Premio Planeta del 1994 ed il Premio Casa de las Américas nel 1964. Tra i suoi libri più noti: Fuego a discreción (1983) e Ni perros ni gatos (1987). Il suo libro Siempre es difícil volver a casa (1985) fu tradotto al francese e portato al cinema da Jorge Polacco. Collaboratore anche di Página 12 in cui unisce qualità letteraria e riflessione politica.
Nisa Forti nacque a Cassina Rizzardi, vicino al Lago di Como e vise a Milano finchè suo padre, imprenditore tessile, decise trasferirsi in Argentina con tutta la famiglia. Giunse a Buenos Aires nel 1948 essendo ancora adolescente. La esperienza della sradicazione e la posteriore integrazione ispirò La Crisálida. Studio Giornalismo, Lettere e Assistenza Sociale. Furono inoltre distinti EL Tiempo, el Amor, la Muerte (Ed. Gente de Letras), con la Faja de Honor de ADEA (Asociación de Escritores Argentinos) di Mendoza e Como la efímera segnalato dalla Giuria.
Antonio Aliberti, poeta e traduttore nato il 15 dicembre 1938. Deceduto in Argentina nel 2000. Fu poeta, traduttore e critico letterario. Collaborò in diversi mezzi argentini e tres riviste italiane. Pubblicò 18 libri di poesia, tra cui Límites posibles, Cuartos contiguos, Todos recordaron a Casandra (1987, Primo Premio 20mo. Aniversario de la Fundación Argentina para la Poesía), Delicado equilibrio e Incierta vocación.

sábado, 18 de octubre de 2008

DEL "MEZZOGIORNO" A LA "PAMPA GRINGA"

PREFACIO
La búsqueda de las propias raíces es una tarea ardua, sinuosa y, a veces, agotadora.
De cualquier manera se hace verdaderamente apasionante, al conseguir ordenar el rompecabezas centenario de la historia familiar y reencontrar la imagen completa de uno mismo. Descubrir en otros, rasgos y gestos propios, similitudes fisonómicas y otras particularidades sorprendentes.
Frecuentemente, las pistas de la investigación se las encuentra en los recuerdos de la infancia, tan lejana de la actualidad.
Pero basta un solo estimulo preciso para que traspongan el umbral del subconsciente y se hagan presentes con toda claridad. Así tornan a mi mente imágenes, diálogos y situaciones, decodificadas con los datos recabados recientemente. Comienza a tener sentido todo aquello que no lo había tenido durante un mucho tiempo y sobreviene la impotencia y la melancolía por la imposibilidad de continuar aquellos diálogos interrumpidos…de preguntar tantas cosas…de comprender los sentimientos mas profundos de quienes ya no están.
De pequeño, mis actividades consistían en frecuentar la escuela, hacer los mandados a mamá y jugar el mayor tiempo posible.
También quería crecer más rápidamente, en suma, llegar a la adultez lo antes posible. Tal vez por ello, me cruzaba con mis mayores con demasiada prisa…casi sin detenerme y, muchas veces, escuchándolos casi por obligación…un verdadero pecado!
Ahora mismo quisiera poder remediar todo aquello y volver al pasado remoto en que, “tío” Felice, me llevaba de la mano a la Plaza 25 de Mayo…el lugar de encuentro con sus amigos italianos mientras yo disfrutaba de una tableta helada, comprada en el viejo camioncito azul y blanco. Allí los escuchaba conversar y recordar su tierra y su gente…entonces tan increíblemente lejanas para mí.
Ya de grande comprendí porque lo hacia. Ciertamente porque le daba placer mi compañía pero, además, porque sembraba en mi subconsciente centenares de imágenes, frases, dichos y lugares que algún día habrían tenido sentido para mi.
Lamentablemente nunca pude agradecerle todo aquello. Espero poder retribuírselo, en parte, con este humilde trabajo que me hizo tan feliz.
De todas maneras, durante el curso de esta investigación, me “reencontré” imaginariamente con él y “retomamos” algunas charlas truncas y hasta pudimos “iniciar” otras que nunca sucedieron… La firme decisión de mi esposa, hizo posible “volver” a Italia en 1997 y digo volver porque yo cumplí el sueño de ellos en mi propio sueño.
Una vez allí, todas aquellas imágenes, sembradas en el pasado, florecieron en su plenitud. Frases y conceptos repetidos, se patentizaron y pude disfrutar con todos mis sentidos esa tierra…su tierra…mi tierra lejana que abraza mis raíces!
Por vez primera la sangre italiana hervía en mis venas…de alegría y emoción por el retorno al origen…como seguramente lo habrían sentido ellos si hubiesen podido volver.
En el silencio de los cementerios de Puglia encontré muchas respuestas y explicaciones a tantas preguntas y dudas que me habían desvelado por mucho tiempo y que ni siquiera pude compartir con mi padre…por ya no tenerlo a mi lado.
Al tocar aquellas tumbas de mármol “travertino” y observar las fotos amarillentas de mis antepasados, sentí su fuerte presencia junto a mi.
Experimenté una extraña sensación de alegría, de bienvenida…como se recibe a quien se quiere mucho y se lo esperaba con ansia.
Había pasado tanto tiempo, generaciones, pero al fin estábamos otra vez juntos sobre el suelo natal…donde empezó todo…en el “Mezzogiorno” de Italia, en la Puglia forjada en el crisol cultural de la “Magna Grecia”.
Prof. Arq. Jorge Alberto Garrappa
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I - LA REGION PUGLIA
La denominación original de esta región fue Apulia, termino probablemente derivado del latín “a-pluvia”, es decir, “sin lluvia”. La Constitución Republicana de 1947 la definió oficialmente Puglia.
Su origen cultural abreva en grupos daunos (1), peucezos y messapos que se establecieron en la parte sud-oriental del territorio italiano entre el Biferno, Monopoli y Taranto.
Alrededor del siglo XIX a.C. desembarcaron en sus costas los primeros colonos griegos provenientes del Bajo Mediterráneo, de las islas del Mar Egeo y del Peloponeso, atraídos por las favorables condiciones climáticas y la fertilidad del suelo peninsular.
Ellos ya distinguían a los habitantes originales conforme su ubicación territorial: Daunos en la Capitanata y el promontorio Garganico (Provincia de Foggia); Peucezos en la Murgia y el territorio de Bari (Provincia de Bari) y Messapos en el Salento (Provincia de Lecce).
A principios del siglo IV a.C., Taranto deviene ciudad emancipada de la Magna Grecia y logra imponer su supremacía en toda la región.
En 266, los romanos ocupan los lugares estratégicos de la región meridional en busca de nuevos puertos para el trafico marítimo con Oriente. Contemporáneamente, comienzan a unificar cultural y civilmente las distintas estirpes y etnias que componen su tejido social.
En el siglo III se intensifica la difusión del cristianismo como consecuencia de comunidades religiosas que, perseguidas por los musulmanes, encuentran refugio en las alturas de la Murgia y sobre las montañas del Gargano.
Hacia fines del siglo V, la aparición del arcángel Miguel, sobre el Monte Gargano, convoca masas de fieles provenientes de todas las regiones de Italia.
Después de la caída del Imperio Romano de Occidente, en 476, los emperadores de Oriente que se consideraban -según la división establecida por Constantino- directos descendientes del Imperio, para impedir que los territorios sean invadidos por los Germanos toman posesión pacifica de la Puglia.
En 490 aparecen los primeros invasores bizantinos y godos. La lucha entre ellos por el control de la región duraría hasta 553.
En el siglo IX los Sarracenos, ya patrones de la Sicilia, comenzaron sus incursiones para apropiarse de las costas de Italia meridional llegando a establecer en 847, en Bari, el primer emirato sostenido en base a saqueos y robos.
Expulsados los Sarracenos en 880, la región vuelve a estar bajo administración bizantina por doscientos años.
La historia de los normandos en Puglia comienza después del año 1000 hasta el advenimiento en 1154 de Federico I, el “Barbaroja”, como Rey de los Lombardos y Emperador del Sacro Imperio Romano Germánico hasta 1190. Desde 1194 hasta 1250 Federico II, el Suevo, se enamora del clima de esta parte de Italia y sobre su suelo deja su impronta en palacios y castillos como el mítico Castel del Monte, en Andria.
Con los angioinos y aragoneses quedan definidos los confines de las tres circunscripciones que componían la región: la “Tierra de Bari” al Centro, la “Capitanata” al Norte y la “Tierra de Otranto” al Sud.
Esta división política se mantendría hasta 1927 en que, por voluntad de Mussolini, a las tres provincias originales de Foggia, Bari y Lecce, se le agregan las de Taranto y Brindisi.
La Puglia, la region menos montañosa de Italia, tiene un litoral marítimo de 350 kilómetros sobre el Adriático y mas breve sobre el Mar Jonico, que la separan de los Balcanes y del Norte de África respectivamente. (2)
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(1) “Daunia” era el nombre latino dado por los romanos a la Puglia septentrional.
(2) “La Puglia – Guida turistica fotografica e storica” – Ed. Trimboli srl -1991. ___________________________________________________________________
II - LAS CASTAS DE NOBLEZA EN MONOPOLI
Las castas de familias que en el pasado de Monopoli gozaron las comodidades de la nobleza, eran un “estrato” por derecho propio, separado del resto de la poblacion.  Estas eran ricas en tierras, inmuebles y prestigio, y conservaron por siglos el rol primario recibido de nacimiento y conservado tambien con vinculos de parentela que los matrimonios consentian enlazar. Una densa red de “consanguineos” y afinidad, casi como proteccion y defensa.   
Nobleza que tuvo un rol en la historia civil de la ciudad, en cuanto por ejemplo, fueron prestados miles de ducados (nunca restituidos) a la Universidad, por parte de los Indelli, Palmieri, Ammazzalorsa, Galderisi, Manfredi, Garrappa, Carbonelli y otros o que intentaban agregarse, fenomeno comun en todas las ciudades con separacion de cetos, las familias de la segunda plaza: doctores en medicina y en leyes, escribanos o ricos comerciantes.
Juntos, estos dos cetos han dado en Monopoli hombres “ilustres”: hombres de letras, medicina, de la ley, la iglesia o de armas. En buena parte provenian del seminario de Monopoli, en el cual se escuchaban los nombres de los jovenes Indelli, Palmieri, Acquaviva, Garrappa, Pirrelli, Romanelli, Accinni, Farnararo, Taveri, Antonelli, Affatati... que estudiaban gramatica, ciencias, ley civil y canonica, filosofia, teologia…   Algunos completaron el ciclo de estudios y algunos se “graduaron” en Napoli o Roma. Otros en cambio estudiaron fuora de Monopoli, come dos Affatati en el colegio de Francavilla o algunos hijos nobles de Carbonelli y Manfredi en el seminario de Matera. Otros tomaron lecciones en casa, como Muzio Sforza.    
Seguramente Monopoli debe mucho a la familia Palmieri, porque el embellecimiento de la ciudad con palacios, iglesias y capillas, villas y masserias se lo debe a esta noble y prestigiosa famiglia.  
Otras familias y nobles tambien han contribuido, en cuanto reencontramos en el territorio monopolitano masserias, (Conchia, Caramanna, Ciminiera, Cavallerizza y tantas otras), otros edificios, palacios, fincas rusticas. Elemento tipico del territorio monopolitano, las masserias, fueron dotadas de capillitas privadas; las mismas 2 masserias y villas fueron “embellecidas” con pequeños jardines de citrus, “frutos blancos”, almendros, ademas de dotarlos de pozos, muelas y trilladoras para el grano. (*)   
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(*) BREVE PRESENTAZIONE DELLE CASATE NOBILIARI  IN MONOPOLI - Ricerca effettuata da Angela Marasciulo. Servizio Civile 2012 . Comune di Monopoli. «Progetto Espressioni d'identità» 16 Aprile 2013.
Notizie tratte da: Pirrelli Michele, “Monopoli Illustre. Casate e Cognomi Monopolitani” Vol I  ‐ Vol II , Italia Grafica, 1998.
C.R.S.E.C “ Tra i muri della Storia  Materiali per un viaggio nel cuore di Monopoli” Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione ‐ Quadernetti d’identità territoriale n° 05, 2002.
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III - LAS “MASSERIAS”
Las “masserias” constituyen uno de los edificios mas típicos y sugestivos del territorio rural de Puglia. El termino “masseria” deriva de “massae”, latifundio agrícola fortificado que, después de la caída del Imperio Romano de Occidente, sustituyeron a las “villae” romanas para afrontar los frecuentes peligros de saqueo y devastación.
En el curso del Medioevo el significado de “massa” estaba referido a latifundios administrados por un “massaro” al servicio de grandes feudatarios, ordenes eclesiásticos o pequeños propietarios.
En 1443, con la reorganización de la Aduana del Rey Alfonso de Aragón (Dohana Menae Pecudum), las masserias devinieron puntos estratégicos de producción agrícola, pero sobre todo del trafico de ganado trashumante.
“Las masserias de la Puglia, alrededor de150, están todavía allí, entre las provincias de Brindisi, Taranto y Bari; aparecen de improviso entre las rutas estatales en medio de la campaña, con la imponencia y dignidad de quien tendría una larga serie de anécdotas e historias de vida para contar.
Ya en tiempos de los romanos eran las construcciones habitables para el cuidado de los cultivos, uso que continuó bajo la dominación sarracena y prosiguió con las “masserias regias” del periodo Suevo-Angioino.
Solo en 1750, Carlos III de Borbón, instituyendo el Catastro Onciario (Catasto Onciario), permitió el nacimiento de las Masserias como hoy las conocemos”.
“Estas construcciones responden a un mismo criterio constructivo, que las divide en dos plantas, donde en la superior se encuentra la habitación del Señor, o "massaro" (responsable del fondo agrícola), y en la planta baja encuentran espacio los alojamientos de los campesinos y las zonas de trabajo.(1)
Además funcionaba un trapiche (trappeto) para producir vino y un sótano destinado a nevera (niviera). En algunos de estos edificios se nota la presencia de cisternas para recoger agua.
Los locales de trabajo de la planta baja como establos (stalle), prensas (frantoi), cocinas (cucine) tenían, por lo general, bóvedas de cañón, de crucería o de estrella y paredes rusticas. Los ambientes residenciales de la planta superior, en cambio, tenían las paredes revocadas y presentaban techos con bóvedas de pabellón (2).
Hasta León Battista Alberti en "De re aedficatoria" provee importantes indicaciones en merito a la distribución de los espacios para las habitaciones tanto del propietario como del colono.
Frecuentemente están construidas con bloques de blanco “tufo”, material dúctil, fácil de extraer, que en Puglia ha permitido la construcción de tantas obras de arte.
Los edificios están circundados por espesos muros, que comprenden vastos jardines, en que se encuentra la capilla y donde, según el territorio en que surgen, están cultivados olivos, almendros o vides”.(3)
En el curso de los siglos XVII y XVIII, la creciente “aristocratización” del clero debido al ingreso de cadetes de la nobleza en ordenes religiosos, daba lustre a las familias, mas allá del poder y debía notarse: este es el motivo por el cual las capillas estaban construidas en posiciones privilegiadas y visibles desde muy lejos.
“Andando por la campiña se encuentran masserias que recuerdan los palacios gentilicios de la campiña veneta, y otras que semejan castillos situados cerca de la costa, inaccesibles para defenderse de los bandidos (briganti). Es fácil intuir como la historia de las Masserias esta estrechamente ligada a la historia italiana y al desarrollo de la industria”.(4)
En efecto, existía en Puglia un sistema de Masserias de varios tipos, estaban las “ovinas” (para crianza de ovejas), de “campaña” (destinadas a cultivo de oliva y vid) y otras “fortificadas” para la defensa a ultranza.
No obstante sean de épocas diversas, las masserias tienen algunas características comunes como: mirillas de tiro, lanzaderas, muro de cinta, garitas y torretas de observación; algunas masserias han sido edificadas aprovechando la estructura de antiguas Torres de Observación (Masseria Garrappa - Foto). (5)
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(1) (3) (4) “Le Masserie di Puglia” - Marianna De Padova.
(2) Bóveda que surge sobre una base poligonal (cuadrada o rectangular), formada por tantos husos cilíndricos como lados del polígono. Generalmente en el centro tiene un recuadro mas o menos amplio. “Storia dell'arte italiana” (glossario), Milano 1992. Il grande dizionario Garzanti, Milano 1987.
(5) “Masserie Fortificate” – spaziowind.libero.it
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IV - ANTIGUA “MASSERIA GARRAPPA"
Se llega recorriendo la ruta costera desde Monopoli hacia Egnazia. Llegados al Capitolo, a la altura del cruce con la Francisto-mare, se ingresa por la calle “Garrappa” y se prosigue sobre la misma cerca de mil metros hacia el territorio de Fasano; desde allí, en correspondencia con un grupo de casas ubicadas sobre el lado izquierdo de la calle y girando hacia el mismo lado, se encuentra el ingreso principal. El edificio aparece como una clásica “Masseria Fortificada” de los siglos XVI y XVII.
Los primeros datos históricos son de fines de 1671 resultando de algunas fuentes (1) que el Monasterio de San Martino poseía allí registros según los cuales: “Curcio Garrappa poseía veinticinco obras de tierra y olivos confinantes al Este (Levante) con D.Francesco Martinelli, al Norte (Maestro) con el Hospital, al Oeste (Ponente) con Monte Isplues y al Sud (Scirocco) con la Madonna delle Grazie”.
En el Catastro de 1767 (2) aparece una planta Topográfica de un territorio de siembra y olivares denominado el “Mangano”, hoy llamado “lo Sciale”, cercana al mar, perteneciente al “Archidiácono Garrappa”.
Además, entre los documentos de la “Commenda di San Giovanni Gerosolomitano” de 1794 (3), hay un mapa topográfico del “Predio del Mangano”, en el cual están indicados los limites de los bienes pertenecientes a “D.Gaetano Garrappa”, exactamente en el lugar donde esta ubicada la Masseria.
En sustancia, de los documentos históricos resulta que desde 1671 al 1794, la zona en la cual surge la masseria figuraba entre las posesiones de tierra de la Familia Garrappa, a la cual pertenecía la construcción pre-existente.
En el ingreso al piso superior hay una inscripción de tres letras griegas: Iota, Eta y Sigma, que representan las primera tres letras del nombre griego de Jesús o según interpretaciones latinas “Jesús Hominum Salvador” o tambien “In hoc signo vinces”, frase latina que significa “con este signo venceras”. Este hecho, unido a una serie de pequeños bajorrelieves de argumento sacro, amurados en la sala de ingreso al Primer piso, haría pensar que la Masseria en su origen fue una granja de la Abadía de Santo Stefano.
Actualmente, la Masseria Garrappa se caracteriza por un núcleo central constituido por un edificio cuadrangular en torre, tipo “bastión” bien fortificado y protegido por aberturas altas para el lanzamiento de proyectiles y líquidos incandescentes. A su alrededor surgen numerosos edificios y estructuras complementarias. El complejo esta parcialmente precintado por un alto muro perimetral que cierra tres lados mientras, el lado norte, resulta privado de el y seguido por la construcción de modernas casas que “ensucian” el entorno urbanístico de la zona, superponiéndose nada menos que al gran “Frantoio” (donde funcionaba la prensa mecánica para la fabricación del aceite de oliva) subterráneo que originalmente formaba parte de la Masseria. Sobre el lado Norte de la cinta muraria hay una pequeña construcción tripartita dotada, en la parte central de un horno externo. Sobre el lado sur, de frente a la fachada de la torre, esta situada la capilla y sobre el oeste se abre un extraordinario complejo de tres terrenos destinados a la plantación de árboles frutales (limoneros, naranjos, pomelos) llamados “agrumeti”, precintados e irrigados mediante un complejo e interesantísimo sistema de canalización en piedra “tufacea”. El “agrumeto” de gran tamaño, esta caracterizado por una clara impostacion monumental, hay un segundo de medianas dimensiones, mientras el tercero es decididamente pequeño y parcialmente escondido tras los muros perimetrales.
La Masseria esta construida en mampostería de bloques escuadrados de “piedra tufacea” con núcleo interno de “tufo” partido (4) y cal. Esta actualmente articulada en tres pisos: planta baja, piso intermedio o entrepiso (realizado probablemente en el siglo XVIII bajando el piso bajo) y el primer piso. En su origen las habitaciones del primer piso se comunicaban con aquellas de la planta baja a través de orificios abiertos en la bóveda y de escaleras de cuerda y con la terraza por medio de una escalera de piedra recavada en el espesor del muro perimetral de una habitación.
Al primer piso se accede desde una escalera externa de dos rampas munida originalmente de un puente levadizo (hoy sustituido por un puente fijo) y dispuesto perpendicularmente a la fachada de la torre.
El edificio, imponente por su compacta mole, esta ornamentado en lo alto del parapeto de coronamiento por un motivo con arquitos y frisos realizados con gran cuidado; en cada extremo, los arquitos están decorados por un motivo floral. El mismo motivo de arquitos y frisos, completados por superficies de muros caracterizados por grandes buñas, se repite en la estructura de apoyo de la escalinata. Esta decoración arquitectónica se repite en las construcciones militares a partir del inicio del siglo XVI.
Al sur, sobre la fachada principal se abren los ingresos a los locales de planta baja utilizados actualmente como restaurante típico.
En el centro de la fachada principal, en época relativamente reciente, ha sido abierto un ingreso directo a las cuatro habitaciones con bóveda de cañón que constituyen el entrepiso al cual se accede por una escalera externa de siete escalones. Tales ambientes, hoy utilizados como Club privado, eran en un tiempo destinados a depósitos.
El primer piso esta compuesto por cuatro ambientes. Sobre el lado oeste de la cinta muraria esta adosado externamente el “agrumeto”, en el cual están aun presentes las filas de pilastras que servían en su origen a sostener un pergolado o techumbre y los canales en piedra para la irrigación.
Sobre el lado sur del complejo esta la Capilla con campanario “a vela” superpuesto al centro y rematado con una cruz. La pared diestra de la Capilla se adosa al muro de cinta del “agrumeto”. En la fachada principal, con terminación plana y perfilada por sutiles cornisas, se abre un portal de tímpano precedido por dos escalones y, en su parte superior, un arquitrabe caracterizado por una cornisa dentada y por un friso decorado con rosetas de formas diferentes. El tímpano está perfilado por una cornisa que incluye una pequeña estatua de la Virgen en Trono, hoy acéfala, a los lados del friso dos volutas decoradas con un irregular motivo a óvalos. En el eje con el portal se abre un ojo definido por una cornisa lisa. El interior de la Capilla tiene la bóveda lunetada sobre mensulitas.
La breve nave esta separada de la zona presbiteral mediante un archivolta sostenido por semipilastros en los cuales una cornisa decorada funciona como capitel. La zona presbiteral esta cubierta con una media bóveda a pabellón lunetada sobre mensulitas, ornamentada al centro por un rosetón decorado con motivo floral. Dos rosetones similares decoran también la bóveda de la nave y una cornisa de perfil semicircular, con hojas de palma y rosetones florales colocados a intervalos corre en la parte superior de la luneta a lo largo del apoyo de la cobertura entera.
En la pared diestra de la zona presbiteral se abre un tabernáculo ornamentado por un motivo en conchillas. El altar “settecentesco”, que en lo alto interfiere de manera inorgánica con el apoyo lunetado de la bóveda, representa ciertamente un momento tardío de intervención en la pequeña iglesia, demostrado inequívocamente por la superposición del mismo altar en un antiguo nicho, ahora amurado y apenas visible bajo la tintura de cal.
El interior de la capilla esta iluminado por dos ventanas recavadas sobre las paredes laterales. Los muros dejan ver fragmentos de revoque pintado. A la derecha del ingreso esta amurada una pila de agua bendita de piedra. Actualmente la Capilla esta desconsagrada y destinada a deposito de equipos agrícolas. (5)
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(1) Platea del Monastero di S. Martino, fasc. S. Martino con riassunto Pergamene S. Martino, cl. A, Monopoli 1671.
(2) Cabreo del 1767-1769. Inventario e Platea di tutti i beni, annui, censi, rendite, della Venerabile Commenda della Sacra Religione di Malta, tav. n.18.
(3) Cabreo del 1794, dei beni della Commenda di San Giovanni di Monopoli del Sacro Militar Ordine Gerosolimitano, Monopoli 1794, tav. 18 n.20, tav. 19.
(4) Roca de origen volcanico, en particular, es el tipo mas difundido de rocas piroclasticas. (Wikipedia - Enciclopedia libera).
(5) Arturo La Torre – 2001.
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V - LA PROVINCIA DE SANTA FE
La Provincia de Santa Fe es la provincia en forma de bota situada en la parte nord-oriental de la Argentina. Por superficie, población y nivel socio-económico representa una de las más evolucionadas e importantes áreas del país.
Gran relevancia ha tenido, en el propio desarrollo, la inmigración europea, en la que ha tenido origen más del 90% de su actual población.
También bajo el perfil botánico, faunistico y climatológico, la provincia se articula en dos grandes realidades subregionales: la chaqueña al norte y la pampeana al centro y sur. La primera es más rica en vegetación; la segunda se presenta como una enorme pero sugestiva campiña (constituida por tierras muy fértiles) donde se entremezclan fracciones de terreno cultivadas intensivamente. Las especies vegetales presentes en el Chaco santafesino son de tipo tropical como palmeras, sauces criollos y arbustos serófilos mientras al sur tiene particular difusión el eucalipto y el ombú. La fauna autóctona es particularmente rica en el norte allí se pueden encontrar tapires y algunos yacares provenientes de las forestas fluviales de las provincias de Corrientes y Misiones. La zona pampeana es, en cambio, conocida por sus especies domesticas importadas desde Europa: bovinos y equinos en particular.
La provincia tiene una superficie de 133.007 km² en la cual viven alrededor de 3.000.000 de habitantes, con una densidad de 23 habitantes por km², superior por tanto a la del estado argentino. Más del 50% de la población provincial reside en dos grandes áreas metropolitanas: la de Rosario (oficialmente denominada Gran Rosario) y la de Santa Fe (Gran Santa Fe).
La provincia además está subdividida en 19 departamentos. Los departamentos tienen una función organizativa, electoral y estadística.
Los departamentos están subdivididos, a su vez, en distritos organizados como municipalidades o municipios y comunas. Según la normativa vigente en la Provincia de Santa Fe, para poder obtener el estatus de municipio, el distrito debe tener una población no inferior a 10.000 habitantes.
Inicio su desarrollo en la segunda mitad del ‘800 gracias a la maciza inmigración europea y en particular italiana.
Muchos italianos fueron colonizadores de la parte septentrional y de la Pampa Húmeda que comprende los 2/3 de la Provincia. Por esta razón, se la llama Pampa Gringa (de gringo, como se denominaba entonces a los italianos).
La ciudad de Rafaela (la tercera de la Provincia con alrededor de 100.000 habitantes), fue una creación del trabajo italiano (sobre todo piemontes) como así también las colonias agrícolas de San Jorge, Sunchales, Piamonte, Cavour, Cañada de Gomez, Carcaraña y muchas otras.
También Rosario y Santa Fe, máximos centros habitados de la provincia, fueron en gran parte edificadas por arquitectos e ingenieros italianos que se inspiraron, en el proyectar y construir algunos de los edificios mas representativos de las dos ciudades, en modelos y formas estilísticas propias de su tierra de origen.
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VI - LA CIUDAD DE RAFAELA
Como toda la región pampeana, el territorio del Departamento Castellanos estaba poblado, en los primeros 50 años de vida independiente, solo por tribus nómades.
Rafaela es actualmente cabecera y la ciudad más populosa del Departamento Castellanos, situado en la parte central de la Provincia de Santa Fe. Representa además, por número de habitantes e importancia económica, la tercera realidad urbana de toda la provincia.
Localizada a 90 Km. al noroeste de Santa Fe, Capital de la Provincia, Rafaela es una ciudad de alrededor de 100.000 habitantes, en la parte septentrional de la Pampa Húmeda, región particularmente fértil y clima templado.
El nombre tiene origen en Rafaela Rodríguez de Egusquiza, esposa de uno de los terratenientes sobre cuyas posesiones nacería y se desarrollaría Rafaela. Por tal motivo fue elegido protector de la ciudad, el Arcángel San Rafael, cuya fiesta se celebra el 24 de octubre de cada año.
El pueblo surge en 1881, gracias a un empresario nacido en Sigmaringendorf, Alemania, Guillermo Lehmann. Este tenia en concesión -de los latifundistas de la zona- mas de quince mil hectáreas de terreno apto para el pastoreo, las había loteado y vendido a quienes lo solicitaron. Los lotes se subdividian en rurales y urbanos. El primer stock de lotes, fue cedido a 11 adquirentes, casi todos italianos, con absoluta preponderancia de piamonteses (mayormente campesinos) y, en menor medida lombardos (dedicados en particular al comercio e industria). Había un solo meridional, Nicola Caciolo, nativo de Montagano (Molise), diplomado en medicina en la Universidad de Napoli en 1861. Fue el primer medico y Juez de Paz de la localidad. De aquella primera ola de colonizadores formaban parte también familias suizas y francesas. Más tarde fueron puestos en venta los lotes residuales a italianos de otras regiones, argentinos y europeos de la más variada procedencia pero che nunca lograron subvertir el peso demográfico y económico de la comunidad italiana radicada en el territorio.
El desarrollo de Rafaela fue de tal modo veloz que en 1886 los pobladores ya ascendían a 1.687. En esa época ya funcionaban en la ciudad una escuela elemental, dos mercerías, una panadería, una modesta fabrica de licores, un negocio de vidrios y pinturas y otros establecimientos comerciales.
En 1883 funcionaba el Tranway (tren a vapor) hecho por emprendedores locales italianos, como Angel Marini, con el objeto de facilitar el trasporte de la producción agrícola y pasajeros desde los alrededores.
En los años 1886 y 1887, Rafaela se enlazaba -por los ferrocarriles nacionales- con Santa Fe y la provincia confinante de Córdoba, lo que daría un ulterior impulso al desarrollo del centro habitado. En 1887, fue construida la primera iglesia, inaugurada por el primer párroco del lugar, Stanislao Battipaglia nativo de Nocera (Salerno).
En 1891, Rafaela deviene cabecera del Departamento Castellanos. En los años sucesivos son creadas las primeras escuelas media públicas, fue instalada la iluminación eléctrica en las calles y edificado el primer hospital. El desarrollo industrial, agrícola y comercial procede entre fines del ‘800 e inicios del ‘900.
En 1912 las autoridades provinciales ordenaron un censo limitado al área de Rafaela para establecer si la comuna reunía los requisitos para ser municipio. Fueron contados 8.422 residentes y, pocos meses mas tarde, el 26 de enero de 1913, se dispuso que la comuna ostentase el titulo de ciudad, dotándose de un Consejo Municipal con competencias mas amplias. Este estaba integrado mayormente por italianos: al lado del Intendente, Manuel Jiménez, de nacionalidad argentina y a uno de los concejales, Nicolás Gutiérrez, español, se sentaban Carlos Mognaschi, piamontés; Emilio Galassi, lombardo; Eduardo Chiarella, ligure de Chiavari y Antonio Cossettini, de Alviano, Friuli. Desde entonces se alternaran en la guia del Municipio intendentes mayormente de origen italiano (Tettamanti, Sacripanti, Zobboli, Maggi, Perotti, Peirone, Castellano).
Gran desarrollo tuvo en Rafaela, sobre finales del siglo XIX e inicios del sucesivo, el asociacionismo nacido con finalidades asistenciales y de mutuo socorro, sobre la base de la pertenencia étnica.
En 1890 se abrió la primera asociación mutual local: la Società Italiana di Mutuo Soccorso “Vittorio Emanuele II” que acoge gran parte de los italianos de la comuna. Su primer Presidente fue Nicola Caciolo que agrega este encargo a los otros que ya cubría, de medico y de Juez de Paz. Pocos meses más tarde también la colonia suiza, aunque numéricamente más modesta, abrió un círculo propio con finalidades mutualistas, “La Unión”, presidido por Pedro Avanthay, uno de los pocos no italianos presentes en el territorio desde 1881.
Los españoles residentes, que representaban el segundo grupo étnico local, constituirán una asociación di mutuo socorro alrededor de 1910.
Las asociaciones mutuales desarrollaron también actividades recreativas, sociales y de difusión de la lengua y la cultura del país de pertenecía de sus miembros no solo a nivel local, sino provincial. Es el caso de la Società Italiana di Mutuo Soccorso “Vittorio Emanuele II” de Rafaela, que en el curso de su larga historia, después de estar dotada de estructuras adecuadas como un teatro de su propiedad, organizo un gran numero de espectáculos con artistas italianos, cursos de lengua italiana, conmemoraciones y manifestaciones de distinta naturaleza, en las que participaron huéspedes ilustres de la Argentina y de Italia. Entre estos últimos se recuerdan el Príncipe Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, el marques Malaspina, entonces Ministro degli Esteri italiano, el héroe de Vittorio Veneto, General Enrico Caviglia y otros.
A comienzos del Novecento fue creada una segunda asociación italiana por el friulano Antonio Cossettini (sucesor de Nicola Caciolo como Presidente de la Società Italiana di Mutuo Soccorso “Vittorio Emanuele II” denominada “Figli d'Italia” y caracterizada por un notable empeño de carácter social y humanitario en las relaciones con los pobres y necesitados residentes en la ciudad y alrededores.
Según el censo de 1914, la ciudad había alcanzado casi los 10.000 habitantes ubicándose entre las seis ciudades más populosas de la Provincia de Santa Fe. La economía era todavía esencialmente rural, aunque las actividades terciarias habían tenido un notable desarrollo. Rafaela en efecto, se había transformado en el máximo centro de distribución del área santafesina centro-occidental, con una influencia llegaba mas allá de la provincia y que se irradiaba hacia algunos departamentos y ciudades de la Provincia de Córdoba (entre ellas San Francisco, colonizada en gran parte por italianos).
A pesar de tener algunas importantes industrias ligadas al sector agropecuario, Rafaela poseía todavía estructuras industriales adecuadas, dependiendo en gran medida, para la provisión de manufacturas necesarias, de grandes centros de Buenos Aires y Rosario y de importaciones externas (USA y Europa). La Gran Guerra puso a prueba la inadecuación del sector secundario de Rafaela, paralizando no solo las importaciones de bienes instrumentales y de consumo desde Europa, sino también del flujo de capitales necesarios para inversiones productivas.
Los años ’20 y ’30 marcaron el definitivo afirmarse de Rafaela como tercer polo demográfico, industrial y comercial de la provincia después de Rosario y Santa Fe.
Las precedentes industrias alimentarías fueron ampliadas y diversificadas. Se introdujeron las primeras fabricas de chacinados (primera de todas la Lario, fundada por el lombardo Luigi Fasoli, nacido en Mandello del Lario en la Provincia de Lecco) y las primeras industrias mecánicas.
Fue creado un importante Instituto técnico para formar personal calificado para la industria (Escuela Industrial hoy Escuela de Educación Técnica de Rafaela).
El desarrollo industrial fue acompañado por el social y cultural. Antes del segundo conflicto mundial funcionaban en la ciudad una escuela biligue (la “Dante Alighieri”), dos conservatorios de música (Mozart y Giuseppe Verdi), dos bibliotecas (Agustín Alvarez y Sarmiento), dos teatros, de los cuales uno perteneciente a la Società Italiana “Vittorio Emanuele II”, incendiado en 1957.
La ulterior expansión de la ciudad y la paralela consolidación de sus estructuras industriales, comerciales y agrícolas se tuvo con la afirmación de la Cuenca lechera de la cual Rafaela era el centro más importante, como una de las máximas realidades agropecuarias del país.
Los 23.665 habitantes de 1947 se duplicaron casi en los dos decenios sucesivos (44.361 en 1960) para estabilizarse a ritmos de crecimiento elevados pero inferiores al pasado (se necesitara esperar el 2004 o sea, 44 años para ver nuevamente duplicada la población de Rafaela).
Entre los ’50 y ’70 además de la constitución de una amplia zona industrial a las puertas de la ciudad, fueron construidas estructuras recreativas y deportivas (entre ellas un excelente Autodromo) y culturales (dos museos: el Museo Histórico Municipal y el Museo de Bellas Artes Urbano Poggi).
Los difíciles momentos vividos por la Argentina en los inicios del siglo XXI repercutieron negativamente también sobre la ciudad aunque logro atenuar los efectos más destructivos de la crisis gracias al propio potencial económico y sobretodo humano.
Ya en 2006, la industria local mostraba señales de una decisiva recuperación y la ocupación había vuelto a crecer al ritmo de los ‘90.
La región produce un tercio de toda la leche argentina y gran parte de los quesos y de las carnes bovinas consumidas en el país y da vida a un complejo industrial de notables proporciones (equipos y utensilios destinados a la agricultura y a la crianza, balanceados, fábricas de alimentos, etc.). Según las estadísticas Rafaela actualmente cuenta con el 25% del facturado global de la industria producido por empresas ligadas al sector alimentario y un 25% al mecánico. Más del 80% de las empresas es de dimensiones pequeñas y el 90% reviste carácter familiar.
Ha sido además calculado que entre el 2000 (en la vigilia de la crisis económica) y el primer semestre del 2006, las impresas industriales habían pasado de 375 a 432, con un aumento de alrededor del 15%.
En los años sucesivos a 1881 se comenzaron a erigir las primeras residencias en ladrillo, que fueron a sustituir las precarias unidades inmobiliarias que las habían precedido. Gran parte de las construcciones de aquella no tan distante época y del periodo inmediatamente sucesivo fueron destruidas, otras han sufrido tantas y tales reestructuraciones y modificaciones que las hacen irreconocibles.
No obstante algunos vetustos edificios, establecimientos comerciales, lugares de culto y casas privadas son todavía visibles y visitables, como testimonio de una memoria histórica particularmente viva en la ciudad de la cual los rafaelinos estamos orgullosos.
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VII - PRIMERAS INVESTIGACIONES SOBRE EL ORIGEN FAMILIAR
Según fuentes consultada (1): “Obrando sobre el estudio del origen del nombre, debe recordarse que el apellido pudo haber sufrido variaciones dialectales, formas contraídas, diminutivos, lenidades, errores debidos a transcripciones erróneas, tengamos por ello que, el nombre Garrappa esté verosímilmente originado en Garrapa sobre el cual hemos encontrado la siguiente información histórica y heráldica traída de las fuentes bibliografiítas de Araldis.
Antigua y noble familia originaria de Venosa (hoy Provincia de Potenza, Región de Basilicata), Venancio Garrappa fue autorizado a asumir el titulo de Barón “Maritale Nomine” con Decreto Real del 28 de junio de 1906 y Decreto Ministerial del 2 de Mayo de 1908, concedido a su mujer Maria Consiglia Marigliano en 1906 y transmisible a sus descendientes por línea recta a varones primogénitos. La familia ha participado en la historia de Nápoles y sus vicisitudes, durante su transcurso se concurrió, no poco, a la nobleza y a los impuestos institucionales de la misma ciudad ordenados por los Reyes que han reinado en el Ducado de Nápoles. Muchos reinos han pasado sobre esta provincia bizantina. Dirigido por un Duque en 638, Nápoles fue dependiente del Gobernador de Sicilia y de esta forma gobernada directamente por el Emperador. El Duque-Obispo Stefano II fue el primero de los Duques elegidos que se sucedieron por cerca de un siglo, seguidos por duques hereditarios. Además de Nápoles, el Ducado comprendía Pozzuoli, Cuma, Sorrento y la Tierra del Trabajo.
La edad de oro fue en el siglo X, bajo el reinado de Gregorio III, Sergio II, Atanasio II, Gregorio IV y Juan II; en tales periodos los duques actuaron en eficaz defensa de su independencia y una fuerte acción para alejar a los musulmanes del Bajo Tirreno, nobilitando a numerosas familias entre las cuales se encuentran los Garrappa. Hacia el siglo XI se inicia la decadencia del ducado, después de una serie de derrotas infligidas por los bizantinos y longobardos del Principado de Capua, por cuanto Sergio IV fue obligado a pedir ayuda a los Normandos recién aparecidos en el Mezzogiorno.
Por esta ayuda deben recompensar a su jefe Rainolfo Drengot con la concesión de Aversa. En 1077 la progresiva expansión normanda obliga a varios duques a una penosa acción defensiva que culmino con el asedio de Nápoles. En 1078 los duques debieron renunciar a todo territorio, excepto Nápoles, a favor de Ruggero II de Altavilla, primer Rey de Sicilia unificador del Mezzogiorno. Dos años después de la muerte de Sergio VII, ultimo duque, Nápoles, que había mantenido su propia independencia bajo la forma de Republica, entro a formar parte del Reino Normando de Sicilia”.
En mi obstinada búsqueda de parientes encontré al Dr. Roberto Garrappa, profesor de la Universita degli Studi di Bari, nieto de Gaetano y bisnieto de Sebastiano Garrappa (2). En una carta fechada el 30 de Septiembre de 1998, Roberto me decía que “el primer Garrappa que había vivido en Monopoli era un soldado del Emperador de España Carlos V, llegado a Monopoli desde Napoli en el 1522 y se llamaba Agnello Garrappa”.
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VIII - ARMAS DE LA FAMILIA GARRAPPA
Cuando visité la Masseria Garrappa y conocí a Arturo (3) le pregunté sobre este particular y poco después recibí algunos datos históricos tanto sobre la familia como sobre el Escudo de Armas cuya descripción es la siguiente: “La faja roja divide los dos campos color púrpura. Sobre el campo superior 3 estrellas doradas de ocho rayos ordenadas de manera triangular ascendente. Sobre el campo inferior 3 gaviotas en hilera posan sobre sendas colinas”.
Puede decirse que el escudo responde a la forma francesa antigua y que el campo superior representaría lo celestial y el inferior lo terrenal. El color púrpura de ambos campos simboliza fe, temperamento, castidad y devoción; también se lo considera símbolo de nobleza, grandeza y recompensa de honor. Las estrellas de 8 rayos representan la mente puesta en Dios: el Salvador, las 8 bendiciones evangélicas y, en su cuaternidad, el preanuncio de la Cruz. El ordenamiento ascendente de esas estrellas, expresa la Santísima Trinidad: Padre, Hijo y Espíritu Santo (4). El color oro simboliza los valores transcendentes como fe, clemencia, caridad y justicia, así como las expresiones mundanas de felicidad, amor, esplendor y soberanía. El rojo significa nobleza, dominio, audacia, coraje y valor. Las 3 gaviotas, posadas sobre 3 colinas, simbolizan la naturaleza: el ave típica y el terreno ondulado de la Murgia (5).
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IX - GENEALOGIA FAMILIAR ITALIANA
En la genealogía familiar italiana, generalmente, los nombres se repetían de acuerdo con la regla por la cual, el primogénito varón debía llevar el nombre de su abuelo paterno.
Esta “regla de oro” debía cumplirse tanto para el primer varón nacido después de hijas mujeres, cuanto en el caso que el varón primogénito hubiese fallecido antes del nacimiento del segundo hijo varón de la familia.
Esto último se patentiza en el caso del bisabuelo Agnello Vincenzo. El nació exactamente nueve meses después de la prematura muerte de su hermano Agnello, acaecida a solo ocho meses de edad. De manera que su padre lo llamó igual que su hermano desaparecido con el agregado del segundo nombre: Vincenzo.
Desde luego Agnello Vincenzo llamaría a mi abuelo Gaetano y éste al mayor de sus hijos Aniello y al menor Cayetano.
Mi tío y padrino, Aniello Garrappa, primogénito varón nacido en Argentina, abandonaría la regla de oro llamando a su primer hijo: Ricardo.
De manera que esta modalidad, casi ritual en Europa, se modificaría en la Argentina hasta prácticamente desaparecer con el uso de nombres elegidos arbitrariamente.
Con posterioridad hubo un periodo en que mayormente se llamaba al primogénito como su padre y actualmente se bautiza a los primogénitos con nombres que poco tienen que ver con la historia familiar y aun con el origen de los propios apellidos.
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(1) “Armorial General Rietstaps” y “Archivio Araldico Italiano”
(2) Gaetano Garrappa (1907-1995); Sebastiano Garrappa (1878-1914)
(3) Arturo La Torre – 2001.
(4) La estrella de 8 rayos es frecuente en escudos papales como los de Sixto V, Clemente VIII, Clemente XIV, Clemente X y Pío VI. (N de A)
(5) Murgia: subregion muy extensa constituida por un altiplano calcáreo de forma rectangular de la Puglia Central. Su nombre deriva de la palabra latina "murex": roca. (Wikipedia - enciclopedia libera).
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X- PRESENCIA EN LOS ESTADOS UNIDOS DE AMERICA
También al gran país del norte llegaron los Garrappa. Algunos después de dejar la Argentina. El Archivo de Ellis Island (USA) registra los siguientes datos. (1)
Felice Garrappa (1868): Originario de Bari (Italia), casado de 1,67 de estatura, contextura liviana, ojos negros y cabellos grises, embarcó en Buenos Aires sobre el vapor “Vandyck” y llegó a New York el 23 de Febrero de 1914. Destino final Oakland-San Francisco (California), referencia ser amigo de Mr. Catalano, con domicilio en el 5439 de Lockley, Oakland, California. (2)
Rosa de Garrappa (1884): Originaria de Bari (Italia), casada con Felice Garrappa, 1,52 de estatura, contextura pesada, ojos marrones y cabellos marrones, embarcó en Buenos Aires sobre el “Vandyck” y llegó a New York el 23 de Febrero de 1914. (3)
Gary Garrappa (1949-2006): Nacido el 8 de agosto de 1949 y desaparecido el 23 de enero de 2006 a los 57 años. N° de la Seguridad Social (Social Security Number) 049-42-8494. Estado o territorio donde se registro: Connecticut (USA). (4)
Mary Garrappa (1925-1995): Nacida el 5 de Junio de 1925 y fallecida en Enero de 1995 a los 70 años de edad en Pawcatuck, New London, Connecticut. N° de la Seguridad Social (Social Security Number) 037-16-4452. Estado o territorio donde se registro: Rhode Island. (5)
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(1) Ellis Island Foundation (http://www.ellisisland.org/).
(2) Numero de Registro de la Linea Maritima: 0019.
(3) Numero de Registro de la Linea Maritima: 0020.
(4) (U.S. Social Security Death Index )
(5) (U.S. Social Security Death Index )
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XI - PRESENCIA EN ARGENTINA
Menos de una decena llegaron a estas tierras y mas de la mitad de ellos retornaron a Italia después de algún tiempo.
Si bien en algunos casos la información es fragmentaria, la informatización de los datos existentes en la Administración del Puerto de Buenos Aires, realizada por la Fondazione “Giovanni Agnelli” de Torino, fue de gran utilidad y me permitió acceder al elenco de la mayoría de los llegados al país en los primeros años del Siglo XX. (1)
Sebastiano Garrappa (1878-1914): Católico casado de 25 años de edad y profesión comerciante, embarcó en Génova en el vapor “La Plata I” en 3ª. clase y llegó a Buenos Aires el jueves 1° de Octubre de 1903. (2)
Vito Garrappa (1875-1935): Católico casado de 30 años, agricultor, instruido, embarcó en Génova en el vapor “Toscana”, en 3ª. clase y arribó a Buenos Aires el sábado 11 de Marzo de 1905. (3)
Angela Garrappa (1902-1946): Católica casada de 21 años, agricultora, instruida, viajo en la nave “Toscana” junto a Vito Garrappa. (4)
Gaetano Garrappa (1889-1950): Soltero de 17 años de edad, de profesión cochero, partió de Génova junto a su tutor, Giovanni Piepoli y llegó a Buenos Aires en 1906.
Aniello Garrappa (1873): Católico casado de 34 años, de profesión desconocida, no instruido, partió de Génova a bordo del buque “Cordoba”, en 3ª. clase y arribó a Buenos Aires el martes 30 de Abril de 1907. (5)
Giulio Garrappa (1871): Católico casado de 38 años de edad, de profesión tonelero (bottaio), no instruido, embarcó en Génova a bordo del “Re Umberto” en 3ª. clase y llegó a Buenos Aires el jueves 20 de Mayo de 1909. (6)
Nicola Garrappa (1891-1963): Católico casado de 18 años, de profesión zapatero (calzolaio), instruido, embarcó en el puerto de Génova sobre el “Toscana”, en 3ª. clase y arribó a Buenos Aires el lunes 5 de Julio de 1909.
Felice Garrappa (1893-1969): Católico soltero de 28 años, de profesión picapiedra (scalpellino), embarcó en Génova sobre el “Principessa Mafalda” en 3ª. clase y arribó a Buenos Aires en 1921.
Madia Garrappa: Nació en Fasano (BA), en la Argentina se caso con Nicolás Mastroberti y actualmente reside en la ciudad de Buenos Aires. (7)
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(1) Dirección General de Migraciones (Ex - Hotel de los Inmigrantes - Puerto Madero - Buenos Aires).
(2) Sebastiano Garrappa, hermano de Agnello Vincenzo nacido el 5 de Enero de 1878. Casado con Maria Teresa Todisco el 08 de Agosto de 1901 en Italia y fallecido en la península el 7 de abril de 1914.
(3) Vito Paolo Garrappa, hermano de Agnello Vincenzo nacido el 19 de Enero de 1875. Casado con Filomena Dibello el 27 de Septiembre de 1919 y fallecido el 25 de Noviembre de 1935.
(4) Angela Garrappa, hija de Sebastiano y Maria Todisco, casada el 16 de Octubre de 1929 con Gaspare Pipoli.
(5) Aniello Garrappa (1873) primo hermano de Agnello Vincenzo.
(6) Giulio Garrappa (1871) hermano menor de Aniello llegado al país 2 años antes.
(7) Madia Garrappa fue encontrada en la guía telefónica y entrevistada telefónicamente.
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XII - EL “NONNO” GAETANO
Su nombre proviene del latín Caietanus, "habitante oriundo de Gaeta" (del latín Caieta), que en el dialecto de los Laconi significaba "lugar cavado" por la colocación natural de la ciudad.
El onomástico se festeja tradicionalmente el 7 de agosto en memoria de San Gaetano de Tiene, muerto en 1547. (1)
Su Pueblo natal
Gaetano nació en Canosa di Puglia en Provincia de Bari. La localidad de Canusium, fue fundada, según la leyenda, por Diomedes, exiliado de Troya, y se transformó en una de las mayores ciudades de Apulia. Se piensa en su origen greco porque, en tiempos de Augusto, los canosinos eran bilingües. Su centro histórico surge sobre una verde colina visible a la distancia y se encuentra a solo 2 kilómetros del Río Ofanto. En este lugar se acuarteló el ejército romano derrotado en la batalla de Cannae por el más grande conductor militar de la historia: Aníbal. En su territorio aun se pueden encontrar restos de antiguos templos y construcciones romanas. San Sabino es el santo patrono de la ciudad y su catedral esta dedicada a él. (2)
Su nacimiento
El primogénito de Agnello Vincenzo y Anna Petrosillo vio la luz el miércoles 20 de Febrero de 1889 a las 19:40 horas en una casa de Vía Doge Faliero de Canosa. Fue bautizado con el nombre de su abuelo paterno y así se registró en el Acta N° 162 - Vol. I - Parte 1ª. del “Ufficio dello Stato Civile” de la Comuna de Canosa di Puglia (BA).
Tuvo 8 hermanos más: Nicola (1891), Felice (1893), Angelo (1895), Angela (1898), Vito (1901), Giuseppe (1903), Anna (1906) e Ida (1910).
Infancia y juventud
En el “Meridione” de Italia, gobernado por poderosos latifundistas, la vida era dura. La gente sufría privaciones y debían resignarse a la sumisión. El Estado Unitario reprimía violentamente cualquier tentativa de rebelión contra el gobierno de la corona sabauda y así controlaba la situación a pesar de las frecuentes agitaciones locales. Gaetano aprendió el oficio de cochero junto a su padre, quien trabajaba para el Conde Miani de Canosa.
La emigración
Al cumplir los 16 años, alcanzó el metro cincuenta y seis de estatura y se intereso sobre la posibilidad de emigrar: “En América se puede encontrar trabajo para vivir dignamente y, estando dispuesto a hacer algún sacrificio, se puede incluso ahorrar” decía la propaganda oficial.
En la oficina del “Reale Comissariato Generale dell’Emigrazione”, tomo conocimiento del “Manuale Pratico dell’emigrante all’Argentina, Uruguay e Brasile” y decidió probar fortuna en Argentina.
Es necesario decir que 1906 fue un año muy favorable a la emigración hacia Argentina, a causa principalmente de la gran masa de trabajos edilicios y ferroviarios.
1906 terminaba con la más elevada cifra desde el inicio de la inmigración: 252.536 personas de las cuales 127.578 eran italianos. La mayor parte de los 34.000 inmigrantes llegados a la Provincia de Santa Fe fijaron domicilio en los centros urbanos y especialmente en Rosario.
Siendo menor de edad necesitó del expreso permiso paterno, de una autorización especial del “Prefetto del paese” y de un “tutor” que lo acompañase en la travesía transoceánica.
Trabajo muy duro para reunir ciento ochenta y cinco liras para el pasaje y convencer a Giovanni Piepoli, hijo de Vitantonio, “contadino” de Castellana, para que oficiase de tutor. Ante el Jefe de Policía dejaron constancia de ello en el “Passaporto del Regno d’Italia” N° 233-G.
En 1906 arribo a Buenos Aires, en el vapor Argentina (despues Brasile), siendo registrado como Garrafa Gaetano, agricultor de 16 años, soltero, católico, instruido. La fecha precisa de arribo -26/09/1906- coincide con aquella de su pasaporte (pag. 3 del Passaporto N° 23-G).
Desde la Capital de la Republica Argentina se dirigió, por tren, a Santiago del Estero en busca de algún trabajo en la Provincia mediterránea.
La Ciudadanía argentina
Cumplidos los 18 años, solicito la Ciudadanía Argentina que le fue concedida, el 14 de Junio de 1907, por el Juez Federal de Santiago del Estero, Doctor Justo P. Luna.
Ya ciudadano argentino debió cumplir con el servicio militar obligatorio en la ciudad de Rosario, Provincia de Santa Fe.
Una nueva vida
En 1910, recaló definitivamente en Rafaela, donde residía Nicola Providenti, casado con la señora Maria Galuppo.
A los 21 años se afilió a la “Società Italiana di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II” registrándose como “Falegname”, es decir carpintero (3).
Ese mismo año, debido a su viejo oficio de cochero, ingresó a trabajar en la Comuna de Rafaela desempeñándose como cobrador, tarea que cumplía movilizándose en un “tílburi” tirado por un caballo.
Se casó con Alejandra Felipa Galuppo, hermana menor de la esposa de Providenti, nacida en Argentina de padres italianos y tuvieron siete hijos: Leticia, Aniello, Aldo, Idiolindo Luís, Evangelina, Cayetano y Elba.
Aldo, murió tempranamente y a su hija menor, Elba, la mandó a la Escuela “Dante Alighieri”, entonces bilingüe, a fin de garantizar la futura comunicación epistolar con familiares que habían quedado en la península.
Su interés por los valores de la italianidad lo llevaron a participar activamente en el Consejo Directivo de la Sociedad Italiana en varias oportunidades: en 1919, bajo la Presidencia de Palmiro Zuani; en 1922, convocado por Santiago Lorenzatti; en 1923, para acompañar a Faustino Lencioni y, en 1924, nuevamente junto a Lorenzatti.
Después ocurrió la división interna en esa institución cuando un grupo de asociados se desvinculó fundando la Asociación “Figli d’Italia”, entre ellos su gran amigo el maestro Antonio Cossettini. La reunificación de ambas instituciones se llevó a cabo el 20 de Septiembre de 1927 pero Gaetano ya no volvió a participar como dirigente.
Su vocación por la música
En 1911, Antonio Cossettini, Director del “Instituto Italo-Argentino”, lo había convocado para dirigir la Banda Infantil que funcionaba en ese establecimiento educativo.
El 15 de Abril de 1918 fundó su propia Banda de Música que bautizó “Giacomo Puccini” en homenaje al gran autor y compositor toscano nacido en Lucca.
Un medio gráfico rafaelino escribía: “A la banda Puccini la sorprende el segundo aniversario de su fundación en una época de feliz desenvolvimiento y tangible progreso. Gracias a la actividad y celo del fundador de la misma, señor Garrappa, la Puccini es una banda que hoy honra a nuestra ciudad y dice que aquí existe afición al bello arte de la Música”. (4)
En 1934, ejecutando el “pistón” (5), formó parte de la Banda Municipal de Música, fundada el 29 de Junio de 1895 por Nicola Providenti, junto a los maestros Remo Pignoni, Gregorio Puglielli, Juan Abele, Marcomino, Juan Di Tulio, Risso, Rosario Micheli, Rogelio D’Iorio, Roque Barone, Vicente Tesone y Julio Tieri.
Su pasión por el “bel canto” lo llevó, en 1935, a fundar la “Asociación Sinfónica de Rafaela”, primera y única orquesta sinfónica de la ciudad.
Para integrar esa formación debió convocar músicos de distintos lugares de la provincia a efectos de completar las secciones instrumentales necesarias.
El jueves 22 de Agosto del ‘35, se llevó a cabo el “Gran Festival artístico de Danzas Clásicas y de carácter “Ritmos y Colores” en las instalaciones del Cine-Teatro “Avenida”, a beneficio del Hospital de Caridad “Dr. Jaime Ferre”. El mismo se desarrollo bajo su propia Dirección orquestal y la Dirección Artística y Coreográfica estuvo a cargo de la Sra. Profesora Rita de la Vega.
El repertorio de la velada incluyó piezas famosas de música de cámara como: “Primavera” de Walteufell; “Aída” y “Rigoletto” de Verdi; “Ilusión” de Schubert; “Claro de Luna” de Gounot. Algunas de ellas interpretadas vocalmente por señoritas de la sociedad rafaelina como: “Nita” Soldano, Perla Rizzi, “Coca” Albizu, Nilda Baliela, “Marili” Dutruel, “Bety” Panigatti, “Gringa” Hugentobler, Danta López, Alex Borda, “Lili” Sola, W. Galetti, “Chela” Padovani, “Nina” Salvago, Ernestina Salera (reina de las flores), Elsa Peña, “Porota” Belles, Elsa Roulet, Perlita Inwinkelried, Lelia Gerbaudo, Zuñilda Barbero, Beatriz Tapia, Nelly Roulet, Dolly Marchini, Beatriz Cravero, “Titina” Carbajo, Ilda Strappini, “Chicha” Almeida, “Pichón” Perusia, Fany Pliauzer, Julia Bollinger, Elsa Falcón, Lelia Berta, Lola Jiménez, Sara López, Ilda Neher, Chana Alemandi, Negra Zona, Ada Providente, Dora Armando, Alicia Razquin, Florinda Martín, Themis Salvago, Zulema Briggiler, Irma Pedemonte, Estela Gutierrez, Justicia Chiappero, Esther Schwegler, Nilda Almeida, Nelly Bruneri, Evelina Albertinazi, Nelida Plaza, Elda Cortopassi, Armanda Marini, Ema Fiorillo, Ebe Therisod, Huerto Ramos, Amalia Nemec, Alba Stoffel, Nelida Blanca Vittori, Concepción Bogado, Coca Bono, Josefina Calegaris y Zunilda Aimaretti, entre otras.
El Miércoles 27 de Julio de 1938 se realizó, en el Cine-Teatro “Colon”, el “5to. Gran Concierto de la Asociación Sinfónica de Rafaela” bajo la Dirección del Maestro Cayetano Garrappa. Esa noche la orquesta presentó a los siguientes ejecutantes: Utilia Bianciotti (Piano), Dante Fontana, Juan Peretti, Eladio Vottero, José Platini, Abraham Kohan, Cesar Kohan y Armando Giacconi (Violines), Rogelio D’iorio y Rosario Micheli (Clarinetes), Roque Baroni (Trombón), Vicente Tesone (Flicorno Barítono), Gregorio Puglielli e Idiolindo Luís Garrappa (Bateria).
Durante ese año, la Comisión Directiva de la Asociación Sinfónica estuvo constituida por: Leopoldo López (Presidente), Luís Ricci (Vicepresidente), Osvaldo Torres Barbero (Secretario General), Dante Fontana (Secretario de Actas), Rogelio D’Iorio (Tesorero), Narciso Paludi (Sindico), José Platini, Juan Peretti y Vicente Tesone (Vocales), Cayetano Garrappa y Domingo Supino (Revisores de cuentas). (6)
El 18 de Julio de 1940, el Municipio de Rafaela lo nombró Subdirector de la Banda Municipal que había aumentado considerablemente su numero de integrantes contando entre ellos a: Buchta, Acosta, Vicente Tesone, Victorio Tesone, Rogelio Mansilla, Esquivel, Gregorio Puglielli, Chiappero, Tomasini, Abele, Di Tulio, Cayetano Garrappa (hijo), Alcides Miretti, Rogelio D’Iorio (padre e hijo), Boggie, Emilio D’Iorio, Julio Tieri y Aldo Desideri. Todos bajo la Dirección de Nicolás Providenti.
El 17 de Abril de 1941, a las 21 horas, se llevó a cabo el “Gran Concierto Sinfónico” en recordación del 40mo. Aniversario de la muerte del célebre compositor parmigiano Giuseppe Verdi. El acto inaugural fue conducido por la distinguida educadora Susana Barr, auspiciado por la “Asociación Patriótica Italiana Dante Alighieri” y realizado en las instalaciones del Teatro “Vittorio Emanuele II” (Sociedad Italiana de Rafaela).
Para la velada, la orquesta estuvo compuesta por 20 profesores de Rafaela, Esperanza y Santa Fe, confiándosele la delicada misión de dirigirla al Maestro Cayetano Garrappa. (7)
Autor y compositor prolífico
Entre sus obras musicales mas destacadas se encuentran la tarantela “Don Pipo di Napoli”, dedicada a Dora Elba Borda, con letra de F. Brancatti y grabada por el cuarteto de Feliciano Brunelli en la discográfica Víctor; valses valesanos como “La Capilla”, dedicado a Magdalena De Lorenzi; “Colombina”, dedicado a Alex Borda; los pasodobles “Claveles y Verbenas” y “Amor Español”, este ultimo también dedicado a Doña Magdalena De Lorenzi con letra de F. Brancatti; valses como “En el crepúsculo” y “Leticia” dedicado a su hija mayor con letra de Rene V. Barbier. Al Dr. Samuel Borda le dedicaría un tango: “Mi gran amigo”, con letra de F. Brancatti. Compuso además fox trots como “Año 1943” y “Coco” dedicado a su hijo menor y excelente pianista.
Hombre emprendedor
Entre otras actividades fue catador de pastas (assaggiatore di pasta) para una fabrica de fideos, gestionada por inmigrantes italianos.
También regenteó un bar ubicado en la esquina de Sargento Cabral y Belgrano y, posteriormente, montó una moderna fábrica de escobas con maquinas eléctricas que funcionaba en su domicilio de calle Las Heras 447.
Hombre generoso y agradecido
Gaetano jamás olvidó a sus padres y hermanos que quedaron en Italia, por ello cuando pudo y la situación lo exigió no dudó en enviar la ayuda económica que ellos necesitaron.
Durante los años de post-guerra la vida era muy complicada en toda Italia y así escribió su hermana Anna, el 2 de Agosto de 1949:
“Querido hermano Gaetano:
Ante todo me debes perdonar si no te he escrito antes a causa de mi enfermedad. No te digo cuanta moneda he consumido y cuanta hará falta todavía y como si el destino mi acompaña también mi marido hace casi 3 meses que está desocupado. No se como debo hacer, para peor los víveres cada día aumentan. Mi pequeña Ina te agradece el dinero que nos has mandado, no puedes creer que alegría tuvo no sabía que cosa comprar para tener un recuerdo del Tío Gaetano que conoce solo en fotografía…yo cuando estoy bien cada semana voy a ver a la querida mamá, cuando acompañé a la pequeña leí tu carta y pude saber que tu tampoco estas bien puedes creer como lamento de no podernos ver, pero después pensando esto se debe a la distancia.”También su madre Anna, con letra temblorosa, escribió el 15 de Abril de 1950, la que sería la ultima carta que recibiría Gaetano:
“Queridísimos hijos Felice y Gaetano:
vengo a darles mis noticias que estoy bien y así espero siempre de vosotros. Queridos hijos les hago saber que he recibido la moneda que me habéis mandado, la suma de 5295 Liras la he recibido el Sábado Santo, ha sido una gran satisfacción y transcurría la Santa Pascua y así he estado muy contenta. Queridos hijos yo no se como agradecerles por el sacrificio que hacéis por mi y espero del Señor les dará siempre buena luz por no olvidarse nunca de mi.
Querido hijo Gaetano quiero saber como pasas tu enfermedad porque mi pensamiento esta siempre dirigido a ti que estas tan lejos…Querido hijo, me harás un pequeño favor debes rogar a tu hermano Felice que me mande una pequeña fotografía porque tanto no me lo recuerdo más, te recomiendo tanto por esto que te he pedido. Además querido hijo recuerda tu promesa que desde hace mucho me has prometido.
Termino mi escrito, antes de saludarlos les mando la Santa Bendición, saludos a tu querida esposa y tus queridos hijos y nietos, saludos a tu hermano Felice, saludos de tu hermano Giuseppe con su mujer e hijos, saludos y besos de los nietos de tu difunta hermana Ida, non han hecho la fotografía porque no pueden porque no tienen dinero, saludos de tu hermana Anna, marido y la pequeña.
Renuevo mis saludos y mil besos desde lo profundo de mi corazón donándoles todo mi afecto. Vuestra mama Anna. Pronta respuesta”.
Estos párrafos desgarradores traslucen el dolor de una madre a la que, la guerra y la vida dura, le habían arrancado varios hijos y buscaba aferrarse a la promesa de Gaetano de cruzar el Atlántico para verla por última vez.
La promesa “incumplida”
Después de la muerte de su padre Agnello Vincenzo, acaecida el 27 de Enero de 1948, consciente de la avanzada edad de Anna, su madre, y de su interminable lucha contra la enfermedad cardiaca que lo aquejaba, prometió retornar a Italia. Trabajo muy duro para reunir los fondos necesarios para costearse el viaje de regreso a Italia.
Todo estaba encaminado y el “Giulio Cesare” sería el trasatlántico que lo llevaría de regreso a casa pero su corazón enfermo le jugo una mala pasada obligándolo a posponer el anhelado viaje por consejo de su intimo amigo y médico de cabecera, el Dr. Samuel Borda.
La letra del tango “Mi gran amigo”, escrita por Brancatti, refleja fielmente el sufrimiento que le traía su enfermedad cardiaca y el preanuncio del final de esa lucha incesante, agotadora y desigual.
“Deja de llorar tu mala estrella;
lucha corazón, mi gran amigo;
no aflojes al dolor cuando atropella;
ni olvides que estoy yo siempre contigo.”(8)
A punto de heredar la “batuta” de Director de la Banda Municipal –dejada por Providenti- y esperando el ansiado alta medico que le permitiera emprender el viaje de regreso a Italia, lo sorprendió la muerte el 24 de Junio de 1950, a los 61 años de edad en su casa de calle Las Heras 447.
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(1) Diccionario dei nomi GENS - Italia
(2) “La Puglia – Guida turistica fotográfica e storica” – Ed. Trimboli srl -1991.
(3) Archivo Sociedad Italiana “Vittorio Emanuele II” – Rafaela.
(4) “Semana Ilustrada” – 1920.
(5) Flicorno soprano en Sib, de extensión y técnica análogas a la la trompeta pero con sonido mas “blando” (Wikipedia Enciclopedia Libera)
(6) Programa del Cine-Teatro “Colon” – 1938.
(7) Diario “La Opinión” – 13 Abril de 1941.
(8) Fragmento del tango “Mi gran amigo” – 18/06/40 – Ediciones Musicales Julio Korn (Buenos Aires).
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XIII - “TIO” NICOLAS
Su nombre deriva del griego y bizantino Nikolaos, compuesto por nikein, "vencer", y por laòs, "pueblo, multitud", y significa "vencedor entre el pueblo". Su onomástico se festejado el 6 de diciembre en recuerdo de San Nicola, muerto en 350. (1)
Su Pueblo natal
Como su hermano Gaetano, Nicola nació en Canosa di Puglia, Provincia di Bari.
Su nacimiento
Nicola Garrappa, el segundo hijo varón de Agnello Vincenzo y Anna Petrosillo, nació el domingo 22 de Febrero de 1891.
Al cumplir los 18 años, ante la inminencia de la leva militar y la posibilidad de nuevos conflictos armados en Europa, se informó con Gaetano sobre las posibilidades de trabajo en Argentina y decidió repetir la experiencia de su hermano mayor.
La emigración
Antes de dejar Italia se casó con Maria De Libero, hija de un sastre molisano, de Campobasso. Ambos se trasladaron a Napoli donde abordaron el vapor “Toscana” que los trasladó a Buenos Aires.
Arribaron a la capital argentina el lunes 5 de julio de 1909 y Nicola se registró como “calzolaio” (zapatero), católico e instruido.
Su nueva vida en Argentina
De su matrimonio con María De Libero, tuvo dos hijos nacidos en Argentina: Mario y Miguel Ángel.
El menor enfermó prematuramente debiendo ser inevitablemente internado en un Hospital de la localidad de Oliveros, cerca de Rosario (SF), donde falleció el martes 17 de Agosto de 1965 a la edad de 47 años.
Por consejo de su hermano mayor, a principios de 1916, con 24 años, se afilió a la “Società Italiana di Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele II”.
Además del oficio de zapatero llegó a regentear un conocido bar ubicado frente a la Plaza 25 de Mayo de la Ciudad de Rafaela, entre las calles Moreno y Bulevar Roca.
Su hijo Mario Garrappa (02/02/1917 – 28/05/1981), casado con Elsa Zulma Sello había tenido dos hijos varones: Roberto y Ricardo, nacido el 7 de Noviembre de 1958.
El retorno a la Patria
Nicola fue el más afortunado de los tres hermanos pues, en 1960, pudo retornar a Italia. Partió desde Buenos Aires, a bordo del trasatlántico “Giulio Cesare”, con destino a Génova. La Italia que encontró no se parecía en nada a la que había dejado 51 años antes.
Después de la II Guerra Mundial, el país había sido totalmente reconstruido y comenzaba un fuerte proceso de desarrollo industrial y económico que lo llevaría a los primeros puestos de Europa.
En Castellana Grotte se reencontró con su madre enferma, con su hermano “Peppino” (en la foto), parientes y amigos y después de tres maravillosos meses, vividos en su tierra natal, retornó a la Republica Argentina.
Su gran dolor
Nicola soportó por años el triste destino de su hijo “Poroto”, recluido en un Hospital; pero no imaginó jamás que, al retorno de su viaje a Italia, habría de padecer un dolor mucho mas profundo y lacerante: la perdida de su nieto en la víspera de su cumpleaños numero 72,
Ricardo Garrappa, su nietito de apenas 2 años y medio, falleció en un desgraciado accidente de transito la tarde del martes 21 de Febrero de 1961, ocurrido en la esquina de Rivadavia y Colon.
Días después, otra durísima noticia le llegó por carta: “la mamma non c’è più”, en efecto, su madre Anna Petrosillo había fallecido a los 95 años de edad en Castellana Grotte el miércoles 1° de Marzo de 1961.
Ni la cercanía de su nieto Roberto ni la providencial llegada de su nietita María Luisa, pudieron ya mitigar la tristeza y el dolor de semejantes faltas.
Estas produjeron un acelerado y paulatino desmejoramiento de su salud que lo condujeron, inexorablemente, a la muerte el martes 5 de Marzo de 1963.
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XIV - “TIO” FELICE
Su nombre deviene del augurio latino Félix, de feliz, contento, pero originariamente significaba fértil, rico de medios y frutos.
Era un nombre común sobre todo en edad cristiana con referencia a la felicidad de la vida eterna. El onomástico se festeja el 14 de Enero en memoria de San Felice de Nola, mártir bajo Diocleziano.
Su Pueblo natal
Monopoli, localidad marítima del Bajo Adriático que tomó importancia con la llegada de los Bizantinos quienes edificaron la ciudad y delinearon tambien su puerto.
Gracias a su posición estratégica, los Normandos ampliaron el puerto y construyeron un castillo poligonal con un gran torreón cilíndrico.
Durante el medioevo su posición comercial adquirió importancia por el intenso movimiento de naves al servicio de las Cruzadas.
Monopoli deviene progresivamente una potente Diócesis que acoge ordenes religiosas diversas y obispos de gran prestigio por lo que expande su influencia a territorios vecinos.
A 3 km del poblado y vecino a la costa entre dos ensenadas, sobre un antiguo caserío romano, se edificó la Iglesia de San Esteban y una abadía benedictina fundada por Goffredo d’Altavilla, Conde de Conversano.
A 18 km sobre la ruta costera hacia Brindisi están las ruinas de la gran ciudad de Egnazia, ubicada en los confines entre la Messapia y la Peucezia.(1)
Su nacimiento
El tercer hijo varón de Agnello y Anna Petrosillo, nació el 1° de Marzo de 1893 en Polignano a Mare (BA).
De adolescente, Felice de 1,53 de estatura, cabellos castaños y ojos marrones, trabajaba como “scalpellino” (picapiedra) o “muratore” (albañil) y residía en Via San Vito N° 16 del Comune de Castellana.
El trabajo de su padre –cochero de señores feudales- llevaba a la familia a mudarse con frecuencia a distintas localidades de la Puglia.
La “Gran Guerra”
A menos de cuatro meses de iniciada la guerra, ya había perdido a su hermano menor Angelo y el desarrollo de los acontecimientos belicos hacían que Felice fuese llamado a las armas e incorporado al 255°. Batallón de la Milicia Territorial (2) el 21 de Mayo de 1917. Tenia 24 años de edad.
Dos días antes de la derrota de Caporetto (24 de Octubre de 1917) era promovido a Caporale y e1 11 de Noviembre transferido a Barbarano (Vicenza) a hacer el curso de “mitragliere” (ametralladorista) de la “907 FIAT”. (3)
El 15 de Diciembre de 1917 llegaba al frente de batalla para ser incorporado al 4to. Reparto-2286ª Compañía Ametralladoras, dependiente del famoso 4to. Ejercito (4ta. Armata).
Desde el 24 de abril del ‘18, el General Gaetano Giardino (4) había asumido el comando del 4°. Ejercito y se disponía a reorganizar sus fuerzas y terminar las defensas del Monte Grappa, iniciadas por el Generalisimo Cadorna.
No obstante el resultado negativo de la 1ª. ofensiva del Grappa (“Batalla de Contención”), el 15 de Junio de 1918, el Alto Mando Austriaco ordenaba al Mariscal Franz Conrad avanzar desde el Norte sobre el Altiplano de Asiago y el Monte Grappa hacia Vicenza y, al Mariscal Svetozar Boroevic, superar el Montello hacia Treviso.
El 19 de Junio, el ejercito italiano detenía el segundo ataque austriaco y lanzaba una exitosa contraofensiva envolvente sobre el Montello y el Bajo Piave llamada “Batalla Defensiva”.
Sobre el basamento de una columna romana, en Ponte San Lorenzo, esa jornada fue recordada con el epígrafe: "Aquí llego el enemigo y fue rechazado para siempre el 15 junio 1918".
El Comando Supremo, en el orden del día escribió: "Cada soldado, defendiendo el Grappa, sintió que cada palmo del monte era sacro para la Patria".(5)
Retomada la iniciativa estratégica por parte de Italia, el 24 Octubre 1918 -aniversario de Caporetto- comenzaba la fase decisiva sobre el Monte Grappa (“Batalla Ofensiva”).
El 4to. Ejercito, con escasos medios, debía separar las masas austriacas del Trentino y del Piave alcanzando la línea Primolano-Arten-Feltre y aferrar en lucha las reservas austriacas de Belluno. El éxito del 4°.Ejercito posibilitaría que, los Ejércitos del Piave 8°. y 10°., pudiesen atravesar el río en crecida y avanzar sobre Vittorio.
El 29 de octubre el 4°. Ejercito avanzaba en todos los sectores e irrumpía como una avalancha sobre el enemigo y arrollaba toda resistencia, en tanto el 8vo. Ejercito del General Caviglia, obtenía la victoria decisiva en Vittorio Veneto y comenzaba la retirada masiva de las fuerzas invasoras del territorio italiano. Desde el 24 Octubre al 3 Noviembre el 4°. Ejercito absorbía el solo el 70% de las perdidas sobre la totalidad del Ejercito en aquella sangrienta batalla final.
El 3 de Noviembre de 1918, en Villa Giusti (Padova) Austria firmaba el Armisticio y el 4 se suspendían las hostilidades.
En la línea del Grappa, monte sagrado para los italianos, Felice hizo la guerra como ametralladorista a sostén de muchas Brigadas de Infantería que se alternaron en la defensa de la montaña.
El 31 de diciembre de 1918 fue licenciado y pasó con su familia el primer año nuevo en paz después de cuatro años de guerra.
El 15 de marzo de 1919 era asignado a la 2213ª. Compagnia Mitragliatrici – FIAT 1907, como apoyo del 113° Reggimento Fanteria y el 30 de Junio trasladado a la 1174ª. Compagnia Mitragliatrici – FIAT, como apoyo del 114° Reggimento Fanteria, ambas unidades componentes de la Brigada “Mantova” constituida el 1° de Marzo de 1915. (6)
La paz
Después de asegurar la tranquilidad en las tierras reincorporadas al territorio italiano, Felice era dado de baja por la Circular 443 G. Mil. 1919 y se le concedía la Declaración de Buena conducta y de Servicio con Fidelidad y Honor en la Milizia Mobile (7), el 5 de Septiembre de 1919.
En 1921, dadas las precarias condiciones de vida en la Italia de posguerra y dolorido por la perdida de Angelo en el conflicto, decide probar fortuna en América junto a sus hermanos Gaetano y Nicola.
El gobierno argentino había introducido las primeras restricciones a la inmigración por el “Decreto sobre Inmigración del 26 Abril 1916”: para entrar en el país era necesario poseer un pasaporte con foto y certificados, expedidos por la autoridad policial o comunal, que testificaran la ausencia de antecedentes penales, la no mendicidad y la salud mental.
Tal política de controles se intensificaría en los años sucesivos, con un decreto de 1923 y las leyes emanadas en 1930, 1932 y 1938, que introducían la obligación de documentar la existencia de un contrato de trabajo y suponían la concesión del permiso de desembarco al arbitrio de las autoridades argentinas, aun en el caso de tener todos los requisitos en regla.
El 20 de Febrero de 1921, el “Comune di Castellana” le extiende los correspondientes certificados consignando que: era idóneo en el oficio de “scalpellino (picapiedra) che esercita dalla piccola età”, atestiguando que “non aveva mai esercitata la mendicità” así como del medico oficial, Dr. Luigi Nitti, que lo declaraba sano física y mentalmente.
Los mismos fueron admitidos por el Consulado de la Republica Argentina en Nápoles, el 8 de Marzo de 1921.
La emigración
Ese mismo año abordó el “Principessa Mafalda”, vapor que, desde 1909, hacia la travesía Genova-Buenos Aires.
El 25 de octubre de 1927, este buque se incendió y posteriormente se hundió en aguas brasileñas muriendo en el desastre 314 personas entre pasajeros y tripulantes. (8)
Un tren del Ferrocarril Central Argentino depositó a Felice en Rafaela donde lo esperaban sus hermanos Gaetano y Nicola.
Aconsejado por ellos se afilió inmediatamente a la Società Italiana “Vittorio Emanuele II” contando con 28 años y el oficio de albañil (muratore).
Residió por años en casa de sus hermanos hasta el fallecimiento de Gaetano, en 1950, poco después se mudó a mi casa de calle Las Heras 537.
Por ello, desde que tengo memoria y por la desaparición del “nonno Gaetano” -poco antes de mi nacimiento- Tío Felice me “adopto” como su “nieto”.
Cuando terminaba de trabajar de albañil gustaba reunírse con otros inmigrantes italianos para recordar anécdotas de la guerra por la recuperación de las irredentas tierras del Trentino, la Venezia Giulia e Istria.
También encontraba la ocasión para rememorar su bella, lejana y amada tierra de inmensos olivares frente al Mar Adriático al que describía, sin dudar, como: “una tavola blu”.
En el verano de 1963 cumplió 70 años y junto a mis padres fuimos todos juntos de vacaciones a Mar del Plata.
Allí Felice pudo reencontrarse con el mar que no había vuelto a ver desde su llegada a estas tierras 40 años antes y que le recordaba tanto su infancia y juventud.
Ocho días después de cumplir los 76 años, el 9 de Marzo de 1969, Felice Garrappa murió en la casa de Calle Las Heras 537.
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(1) “La Puglia – Guida turistica fotografica e storica” – Ed. Trimboli srl -1991.
(2) Milizia Territoriale: 1.021.954 hombres para utilizar en la defensa del territorio; las unidades debían ser constituidas en los Distritos Militares – “Storia d’Italia Geografica, Politica, Letteraria” – http://www.cronologia.leonardo.it/
(3) Rango del ejercito piemontes de mitad del siglo XVI. En la Corcega italiana, se llamaban "Caporali" a ciertos Tribunos de la plebe. Del latin corpus corporis y sus derivados "corporale" en el sentido de "incorporare", enrolar. De este grado fueron extrapolados el "Caporal Maggiore", el "Sottocaporale", trasformado en "Appuntato" - (Gradi nell’esercito italiano)
(4) Carlo Goti – 2006.
(5) Boletin de Guerra del Comando Supremo - 18 junio de 1918.
(6) La Brigada “Mantova” combatió en 1915-1916 en el frente trentino, después en el área de Redipuglia y en 1917, en el altiplano de Asiago. En 1918 en Nervesa y Vittorio Veneto. En Nervesa, la Brigada “Mantova” (113°-114°) perteneciente a la 57ª División- formo parte del XXII° Cuerpo de Ejercito del General Giuseppe Vaccari – “Storia d’Italia Geografica, Politica, Letteraria” – http://www.cronologia.leonardo.it/
(7) “Milizia mobile” se denominó en 1873 a la «Milizia provinciale», compuesta por 341.150 hombres. Esta milizia comprendía las varias armas del Ejercito permanente y debía concurrir a la defensa activa. “Storia d’Italia Geografica, Politica, Letteraria” – http://www.cronologia.leonardo.it/
(8) Archivio Società Italia di Navigazione
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XV - LOS QUE QUEDARON EN EL “BEL PAESE”
El “Tatarabuelo” Gaetano Garrappa
Nacido en 1838 y casado con Angela Losavio el 9 de Julio de 1859, de cuyo matrimonio nacieron ocho hijos: Agnello, Agnello Vincenzo, Vittoria, Stella María, Felice, Antonia, Vito Paolo y Sebastiano. Murió el domingo 10 de junio de 1900 a los 62 años de edad.
Agnello Garrappa
Su nombre significa “cordero” y su matriz religiosa está relacionada con el “Cordero de Dios” y el “Buen Pastor”. Por su pronunciación y escritura fonética derivó en “Aniello”.
El primogénito de Gaetano nació el viernes 28 de junio de 1861 y falleció prematuramente el sábado 11 de febrero de 1862, a los 8 meses de edad.
El “Bisnonno”: Agnello Vincenzo Garrappa
Vincenzo, que proviene del latín “Vincentius” y deriva del verbo vincere, con el valor de "quien vence, destinado a vencer", sobretodo en el sentido cristiano de vencer el pecado. El onomástico cae el 22 enero en honor de San Vincenzo levita, martirizado en 305.
El hijo de Gaetano y Angela Losavio nació el martes 18 de noviembre de 1862. Cumpliendo con la “regla de oro” se lo bautizó como su abuelo, por ello se lo llamó Agnello diferenciándolo de su hermano fallecido con un segundo nombre.
Se caso con Anna Petrosillo el Jueves 24 de mayo de 1888 y con ella tuvo nueve hijos: Gaetano, Nicola, Felice, Angelo, Lellina, Vito, Giuseppe, Anna e Ida. Falleció el 27 de Enero de 1948 en Castellana Grotte a los 86 años de edad.
La “Bisnonna” Anna Petrosillo
Su nombre deriva del hebreo Hannah que significa "gracia", o también "graciosa". Es el segundo nombre femenino italiano por difusión gracias a su matriz religiosa. El onomástico se festeja el 26 julio, día en que se conmemora Sant’Anna.
Nonna “Annetta”, como la llamaban, nació el 7 de Julio de 1866. Se casó con Agnello Vincenzo Garrappa con quien tuvo siete hijos.
Al fallecimiento de su joven hija Ida (25), casada con Francesco Pagliarulo, se hizo cargo de sus dos pequeños hijos Vincenzo y Aniello.
Enfermó gravemente y falleció en la localidad de Castellana Grotte el 1° de Marzo de 1961 a los 95 años.
Angelo Garrappa
Su nombre deriva del griego ànghelos "mensajero", con el cristianismo asumió el significado de mensajero de Dios. La iglesia festeja el 2 de octubre los Santos Angeles Custodios, pero el onomástico se celebra el lunes del Angel sucesivo a la Pascua.
Su pueblo natal
Se piensa que el primer núcleo urbano de Polignano haya sido construido en el lugar de una antigua localidad denominada Neapolis. Las monedas encontradas en su territorio confirmarían la presencia de una colonia griega.
Sus edificios llegan hasta el borde mismo del acantilado rocoso golpeado por las olas del mar que han excavado en el curso de milenios sugestivas grutas marinas. Al norte de la escollera se abre limpia y silenciosa la más grande y bella gruta marina de la Puglia: la Grotta Palazzese, con una vasta terraza incorporada a un pintoresco restaurante de gran jerarquía. Junto al mar, a 3 km del poblado, se encuentra la iglesia de San Vito, antiguamente fortificada para defenderla de las incursiones sarracenas. (1)
Polignano a Mare es también el pueblo natal de Domenico “Mimmo” Modugno (1928-1994), uno de los cantautores mas notables de Italia que alcanzaba fama mundial, en 1958, con "Nel blu dipinto di blu".
Su nacimiento
El cuarto hijo varón de Agnello y Anna nació en esa localidad 6 de Junio de 1895. A los 18 años medía 1,56 m. de estatura, tenía cabellos negros y ojos castaños y trabajaba como sastre. En ese tiempo residía en la casa de Corso San Vito N° 5 de Castellana (BA).
A la entrada de Italia en la 1ª. Guerra Mundial tenía solo 20 años y había cumplido el Servicio Militar hasta el 18 de Noviembre de 1914.
La "Gran Guerra"
El 13 de Enero de 1915 era convocado a las armas y el 20 del mismo mes destinado al 7°.Regimiento Infantería - Brigada “Cuneo”. (2)
Con la ocupación de las localidades de Gradisca y Monfalcone concluía el primer paso ofensivo. La guerra de movimiento se transformaba en guerra de posiciones. El 23 de Junio comenzaba la 1a. Batalla del Isonzo que finalizaba el 7 de julio del 1915.
El 11 de Julio, Angelo comparecía ante el “Tribunal Militar de Milano”, bajo acusación de insubordinación. No se sabe con precisión cual fue la pena recibida, de todos modos el 18 de Julio iniciaba la 2a. Batalla del Isonzo y, debido a las graves perdidas sufridas, Angelo era destinado a la 3ª. Compañía - 15° Regimiento Infantería de la- Brigada “Savona” reclutada en Campania.
Al inicio de las hostilidades las Brigadas “Savona” (15°/16°) y “Cagliari” (63°/64°) formaban parte de la 20ª. División “Napoli” la cual, junto a la 19ª. División, formaban el X° Cuerpo de Ejercito comandado por el General Domenico Grandi a la directa dependencia del Comando Supremo.
“La Savona (Reg.15° y 16°) el 24 de mayo del 1915 dependía del 3°.Ejercito que combatía sobre el frente isontino desde el Mar Adriático a Manzano (Udine).
Inicialmente el 3°. Ejercito era comandado por el General Vincenzo Garioni y después por el Duque de Aosta que tenían en su seno al VI°, VII° y XI° Cuerpos de Ejercito.
Las responsabilidades de la “Savona” eran las de ocupar junto a los regimientos de Bersaglieri el Monte SEI BUSI, posición táctica a tomar obligatoriamente para lanzar la sucesiva conquista de los bastiones del Monte Hermada (Nunca lamentablemente logrado)”. (3)
El 30 de Julio llegaba al territorio declarado en Estado de Guerra e inmediatamente tenia su bautismo de fuego en operaciones menores, desarrolladas por la Brigada “Savona”, sobre el curso medio del Isonzo.
El 2 Agosto, el 136° Regimiento de Infantería – Brigada “Campania” partía al ataque y la furibunda reacción de la artillería adversaria alcanzaba la retaguardia donde los infantes de la “Savona” estaban listos para avanzar. Angelo resultaba ileso en esas primeras acciones bélicas.
A mitad de Agosto la segunda batalla del Isonzo llegaba a su termino y el boletín del día 12 aclaraba: “Las posiciones habían progresado sensiblemente pero sin concluir nada".
El 23 de Agosto de 1915, desde la “Zona de Guerra”, Angelo escribía tal vez la única tarjeta postal militar a sus padres:
Desde la Zona de Guerra 23/8/1915
Amadísimos padres:
Les escribo en respuesta a vuestra querida carta haciéndoles saber que yo estoy bien de salud como espero de todos ustedes en familia. Me ha traído un gran disgusto saber de la muerte de mi nona (4). En relación a mi hermano Nicola, debo decirles que ha hecho mal en casarse en vez de venir a cumplir con su deber como lo estoy haciendo yo. Apenas reciban noticias de Gaetano me lo harán saber como también de Felice, quiero saber donde ira y a que arma será destinado. Me alegra que mi maestro este mejor y lo saludaran como también al tío Umberto, que ha venido desde lejos para cumplir con su deber, me lo saludaran y me harán saber donde se encuentra. Les recomiendo los pañuelos, de enviarlos rápidamente junto a cualquier cosa de comer. El “pequeño habito” de la Virgen lo llevare siempre encima. No tengo otra cosa para decirles, saludos a los nonos, a los tíos y tías, hermanos y hermanas, a todos en familia, un beso particular a mi Ida, a todos aquellos que preguntan por mí y a ustedes Padre y Madre tantos abrazos y besos y soy vuestro afectuosísimo hijo.
Angelo Garrappa.

Muchos saludos a la familia de Antonietta D’Aprile. Pronta respuesta.
Su muerte en combate
Entre la segunda y tercera batalla del Isonzo, Angelo Garrappa era herido de muerte (según su hermano Felice alcanzado en la cabeza por un fragmento de artillería) en el fallido intento de superar las defensas del Monte Hermada. El 3°. Ejercito, con 79 batallones, tenia el frente desde Mocchetta al mar con el XIV Cuerpo de Mocchetta a Sagrado, el X Cuerpo de Sagrado a Redipuglia y el VII Cuerpo de Redipuglia al mar.
Consultado el historiador italiano Carlo Goti sobre este particular, he aquí su respuesta:
“Redipuglia se encuentra a 500 metros, en línea de aire, del Monte Sei Busi y en medio esta la Colina Sant’Elia, por eso se presume que Angelo –si muerto en Octubre de 1915- haya perecido durante los innumerables ataques desde el Monte Sei Busi a los bastiones del Hermada, donde la “Savona” ciertamente se desangró”.
El 10 de Octubre de 1915, fue registrado en el Folio Matricular: “muerto en Redipuglia en combate, después de heridas reportadas como acto de guerra e inscripto con el N° 242 en el Registro de Actas de Muerte del 15°. Regimiento de Infantería”. Esto se verificaba en Bari, el 16 de Enero de 1917.
El perenne recuerdo a los caídos
Habiendo también requerido al historiador Goti cualquier información sobre el posible lugar de sepultura de Angelo resulta que:
“Aunque estando inscripto en el Álbum de Oro de la Provincia, el Ministerio no tiene noticias sobre su sepultura como “soldado conocido” en ningún sagrario militar Italiano. De eso se presume que o ha sido tumulado en Redipuglia como “soldado desconocido” o los parientes han trasladado sus restos al cementerio de residencia. En aquel tiempo era normal que los soldados muertos fuesen vergonzosamente enterrados en fosas comunes no obstante el reconocimiento del cuerpo”.(5)
También sobre la placa de mármol del “Monumento ai Caduti” de Castellana Grotte, quedo estampado su nombre como perenne recuerdo de su memoria.
El 2 de noviembre de 1916, el Consejo Comunal de Castellana tuvo una sentada extraordinaria para recordar solemnemente a los caídos del lugar.
Fue encargado de la oración fúnebre el concejal Giuseppe Francavilla que recordó uno a uno mas de 50 soldados castellaneses muertos en la primera parte del conflicto que todavía no había vivido su pagina mas dolorosa –la retirada de Caporetto- antes de la victoria final.
El texto mencionaba a Angelo aunque la fecha de muerte aparecía equivocada (6 junio 1915) pues como atestigua el F.M. llegó al frente de batalla el 30 de Julio de ese año. (6)
En Redipuglia se erigió el Colle Sant'Elia donde descansan 30.000 caídos de los cuales solo 5.860 conocidos.
Fue dedicado a los caídos del 3° Ejercito (“Terza Armata”) que, en 1931, recibió también los restos mortales de su comandante: Emanuele Filiberto, Duque de Aosta. Después de inhumar sus restos, el “colle Sant'Elia” se transformo en "Parque Nacional del Recuerdo". (7)
“Desde el 23 de junio al 4 de julio de 1915, para subir el declive donde surge el “Sagrario de Redipuglia”, se sacrificaron los infantes de las Brigadas “Cagliari” y “Savona”, hasta conquistar la Cota 89 del Monte Sei Busi, perdiendo 3.500 hombres, entre muertos, heridos y desaparecidos, sobre cerca de 9.000 empeñados en la acción con la atribución de las primeras dos medallas de oro de la Gran Guerra al Sargento de Ingenieros Giovanni Rossi y al Infante Giulio Zanon, caídos heroicamente donde hoy esta colocado el observatorio sobre la cumbre del monte....” (8)

“La carta del frente de Angelo Garrappa”
Giuseppe Garrappa, pariente pugliese, me ha hecho llegar un artículo, publicado el 8 agosto 2015 en un diario de Castellana Grotte, titulado “La carta del frente de Angelo Garrappa”.
Dicho artículo busca, en mi opinion, rendir homenaje a quienes murieron en la Gran Guerra de Italia en acciones de combate y también echar luz sobre aquellos que murieron fusilados por insubordinación o simplemente por escarmiento. El contenido del artículo hace erizar los pelos solo de imaginar el sorteo de una decena de soldados que deberán ser fusilados -por sus propios camaradas de armas- ante los ojos de toda la Brigada para así neutralizar cualquier intento de rebelión o desobediencia futura.
“El episodio que decreto una injusta damnatio memoriae  (daño de la memoria) de la Brigada Catanzaro, fue la revuelta armada que se verifico el 16 julio 1917 en Santa Maria la Longa, un pequeño centro entre Udine y Palmanova, donde la brigada transcurría sus periodos de reposo en retaguardia. Determinada por un incesante empleo donde fuese necesaria una intervención urgente, por la promesa desatendida de ser transferida a un frente más tranquilo después de dos años transcurridos en el Carso, y de un improviso reclamo en la primera línea, después de haber sido mandada a reposo algunas horas antes, a causa de la cesión de unidades que la habían constituido.
La rebelión de la Brigada Catanzaro, la más grave del Ejercito italiano en el curso de la guerra, causo 11 muertos entre oficiales y soldados, en el curso de una furiosa balacera; rápidamente controlada incluso con la intervención de autos blindados, tuvo como consecuencia el fusilamiento en el lugar de 4 amotinados y el “diezmado” de otros 11, tal vez inocentes.
A la finalización de la guerra el diario L’Avanti del 16 agosto 1919 publico una carta firmada “Un oficial” que, condenando la megalomanía y la crueldad del vértice militar, sostenía que los soldados, después de la 10ma. batalla del Isonzo estaban en condiciones lamentables luego de una permanencia en las trincheras de 40 días sin turnos de descanso.
Entre los soldados, estacionados en Santa Maria la Longa, estuvieron también Gabriele D’Annunzio e Giuseppe Ungaretti, que aquí compuso algunas de sus poesías, entre las cuales la célebre “Mattina”, compuesta solo de dos palabras: “M’illumino d’immenso” (Me ilumino  inmensamente).
La Brigada, reorganizada y enviada nuevamente en primera línea, mereció una mención en el Boletín de Guerra por su valor y tenacidad en la ofensiva de agosto de 1917.
Con la victoria ya conseguida, después de haber ocupado Trieste por más de un año, la Brigada Catanzaro fue disuelta en junio de 1920.
Los nombres de los rebeldes de la Catanzaro muertos durante la represión de la revuelta, los fusilados en el lugar y los “diezmados” no fueron incluidos en el Album de Oro de los Caidos y a sus Comunas se les informo que “faltaban entre los vivos”, muertos por un tiro de fusil o por un hecho de guerra y no que habían sido ajusticiados, tal vez por sorteo.
Pero si el caso de la Brigada Catanzaro es emblemático, no es ciertamente el único, el mismo criterio fue adoptado para todos aquellos que corrieron la misma suerte: excluidos del Álbum de Oro, aun si sus nombres figuran en los monumentos de sus ciudades.
También en nuestro monumento a los caídos, por ejemplo, está incluida una docena de nombres que están ausentes en el Álbum de Oro, historias que ignoramos totalmente.
Recientemente, el Estado Italiano ha prometido echar luz sobre esta página aun no indagada de la historia italiana para hacer justicia a quien fue muerto sin culpa. A todos aquellos muchachos castellaneses, casi doscientos, que murieron durante el conflicto, debemos nuestras excusas por haberlos hasta aquí olvidado, también por nuestro descuido, como sostenía nuestro mayor historiador Marco Antonio Lanera, en su trabajo “Fuentes para la historia de Castellana”: “Verdaderamente nuestros Padres (conviene decirlo sin rencores) no han hecho demasiado para conservar la memoria de la Patria”.
Frecuentemente olvidados, excepto por sus familiares, aun durante la guerra, como recordaba el Concejal Juez Giuseppe Francavilla en la reunion extraordinaria del Concejo Comunal de Castellana del 2 noviembre 1916, convocada para recordar los primeros caídos castellaneses:
“A no pocos de nosotros ha sucedido de oír en los breves retornos a nuestros pueblos que no es confortable ver una gente desmemoriada que la disfruta mientras ellos, por el porvenir de esa misma gente combaten, están condenados al sufrimiento y a la muerte.”
En la misma intervención Francavilla, en el listado de los caídos castellaneses, cito primeramente a Angelo Garrappa, hijo de Aniello, muerto el 6 junio 1915; en realidad difunto el 10 octubre del mismo año en el Carso por heridas reportadas en combate, como resulta del Album de Oro. Ni siquiera dos meses antes, Garrappa había enviado esta carta (tarjeta postal) a los suyos fechada 23 agosto 1915 y llegada a Castellana el 27 del mismo mes.
“Desde la Zona de Guerra 23/8/1915
Amadísimos padres:
Les escribo en respuesta a vuestra querida carta haciéndoles saber que yo estoy bien de salud como espero de todos ustedes en familia. Me ha traído un gran disgusto saber de la muerte de mi nona (4). En relación a mi hermano Nicola, debo decirles que ha hecho mal en casarse en vez de venir a cumplir con su deber como lo estoy haciendo yo. Apenas reciban noticias de Gaetano me lo harán saber como también de Felice, quiero saber donde ira y a que arma será destinado. Me alegra que mi maestro este mejor y lo saludaran como también al tío Umberto, que ha venido desde lejos para cumplir con su deber, me lo saludaran y me harán saber donde se encuentra. Les recomiendo los pañuelos, de enviarlos rápidamente junto a cualquier cosa de comer. El “pequeño habito” de la Virgen lo llevare siempre encima. No tengo otra cosa para decirles, saludos a los nonos, a los tíos y tías, hermanos y hermanas, a todos en familia, un beso particular a mi Ida, a todos aquellos que preguntan por mí y a ustedes Padre y Madre tantos abrazos y besos y soy vuestro afectuosísimo hijo.
Angelo Garrappa. Muchos saludos a la familia de Antonietta D’Aprile. Pronta respuesta”.
Encontrada por un descendiente, Jorge Garrappa, hoy residente en Argentina donde ha nacido, esta misiva fue enviada en 2010 al sitio “Cimetrincee” dedicado a la primera guerra mundial, donde esta reproducida.
Una de las tantas cartas que los soldados mandaron a las familias desde sus trincheras frecuentemente visitadas por la muerte, que mas que muchas palabras nos restituye jirones de vida de esta generación perdida, con sueños y expectativas que se han disuelto como lagrimas en la lluvia.” (9)
Angela “Lellina” Garrappa
El quinto parto de Anna Petrosillo fue una niña, la primera, y nació el jueves 29 de diciembre de 1898. Falleció soltera, el jueves 19 de julio de 1945 a los 47 años de edad.
Vito Garrappa
Su nombre deriva del antiguo sajón latinizado en Vicus y significa "bellicoso". El onomástico es tradicionalmente festejado el 15 de junio en honor a San Vito de Lucania, mártir en 303 durante la persecución de Diocleziano y patrono de Recanati, de Loreto y de los bailarines.
Sexto hijo de Agnello Vincenzo y Anna nacido el martes 29 de enero de 1901. Se caso con Elisa Stefanelli y no tuvieron hijos.
Falleció el miércoles 23 de abril de 1941 a la edad de 40 años.
Giuseppe “Peppino” Garrappa
Su nombre deriva del hebreo Yoseph, derivado de yasaph, "agregar", con el valor augural de "Dios agregue, acreciente" (la familia mediante los hijos). Es el nombre mas frecuente en Italia por vía de su matriz religiosa. El onomástico se festeja por tradición el 19 de marzo en honor de San Giuseppe, padre putativo de Cristo. Solo desde 1968 el día del onomástico del Santo coincide con la fiesta del papá.
El séptimo hijo de Agnello Vincenzo nació el jueves 24 de septiembre de 1903.
Se casó con Clotilde Losavio y tuvieron seis hijos: Aniello (8/3/1930-6/3/1994), nacido en Castellana Grotte y casado con Maria Consaga; Giovanni casado con Anna Tempesta; Anna (28/10/1932-23/3/1942); Angelo (31/3/1934), casado con Palma Di Carlo (14/3/1940); Maria (1936), casada con Gaetano Buglisi y Antonia (1938), casada con Cosimo Monaco.
“Peppino” murió el lunes 11 de enero de 1982 en Castellana Grotte (BA).
Anna Garrappa
Su nombre deriva del hebreo Hannah que significa "gracia", o bien "graciosa". Es el segundo nombre femenino italiano por difusión gracias a su matriz religiosa. El onomástico se festeja el 26 de julio, día en que se conmemora Sant’Anna.
El octavo hijo fue otra niña, Anna, nacida el viernes 23 de marzo de 1906. Se casó con Pasquale Laneve, nacido el 30 de Agosto de 1910 y fallecido el 3 de Diciembre de 1969. De ese matrimonio nació Ina, casada con Francesco Mandriota. Anna, murió el 18 de Noviembre de 1985 a la edad de 79 años.
Ida Garrappa
Nombre que deriva del antiguo alto germano Itha y significa "heroína, guerrera, valquiria". El onomástico es tradicionalmente festejado el 15 de enero en memoria de Santa Ida que vivió en el siglo VI.
El noveno hijo de Agnello Vincenzo y Anna, fue la última niña. La “piccola” Ida nació el miércoles 18 de mayo de 1910.
Se caso con Francesco Pagliarulo con quien tuvo dos hijos: Vincenzo, casado con Maria Antonieta Bini y Aniello, casado con Lucia Spureo.
Murió el sábado 12 de enero de 1935 a la edad de 25 años.
Vittoria Garrappa
Su nombre deriva del latín víctor y significa "vencedora, victoriosa", sobre todo referido en el ámbito cristiano a la victoria del bien sobre el mal, como salvación espiritual. El onomástico se festeja tradicionalmente el 23 de diciembre en memoria de Santa Victoria virgen, mártir en Roma en 249.
El tercer hijo de Gaetano es una niña nacida el viernes 2 de noviembre de 1864. Casada con Onofrio Bramante el Sábado 29 de Agosto de 1886. Falleció el miércoles 28 de mayo de 1930.
Stella Maria Garrappa
Cuarta hija de Gaetano nacida el martes 11 de septiembre de 1866. Esposó a Nicolò Ciaccia el domingo 11 de noviembre de 1888. Falleció el viernes 19 de febrero de 1932.
Felice Garrappa
Quinto hijo de Gaetano nacido el miércoles 2 de septiembre de 1868. Contrajo matrimonio con Rosa Andriani el Viernes 19 de Diciembre de 1912. Felice y Rosa emigraron a Buenos Aires primero y en 1914 partieron, sobre el vapor Vandyck, hacia los Estados Unidos llegando allí el 23 de Febrero. Según los registros de Ellis Island su referencia en USA era un tal Sr. Catalano de Av. Locksley 5439, Oackland, California. No se pudo saber cuando y donde murio Felice.
Antonia Garrappa
Su nombre es el femenino del antiguo nombre gentilicio latino Antonius, después transformado individual, y es de origen probablemente etrusco y de significado ignoto, o también puede derivar del griego Antionos, significa "nacido antes". Es uno de los nombres mas difundidos en Italia por vía de su matriz religiosa. El onomástico se festeja el 28 de Febrero, en honor de la beata Antonia franciscana.
El sexto hijo de Gaetano fue otra niña nacida el lunes 24 de octubre de 1870. Murió soltera en fecha desconocida.
Vito Paolo Garrappa
El sexto hijo de Gaetano había nacido el martes 19 de enero de 1875. Casado con Filomena Dibello el Sábado 27 de Septiembre de 1919, con quien tuvo dos hijos: Gaetano (28/03/1921), casado con Giuseppina Bellantuono con quien tuvo dos hijos: Vito y Carla; y Pasquale, de estado civil soltero. Murió el lunes 25 de noviembre de 1935.
Sebastiano Garrappa
Su nombre deriva del griego sabastos, "digno de veneración, de respeto"; con el sufijo –ianus- era en origen un apelativo de honor y respeto correspondiente a Augusto, "ilustre". El onomástico se festeja tradicionalmente el 20 de Enero en honor de San Sebastián, mártir en 288. Séptimo y último hijo de Gaetano nacido el sábado 5 de enero de 1878. Se caso con Maria Teresa Todisco el jueves 8 de agosto de 1901. De ese matrimonio nacieron: Angela, casada el 16 de Octubre de 1929 con Gaspare Pipoli; Gaetano, casado con Cosima Taveri el 28 de Septiembre de 1930 con quien tuvo a Sebastiano, Teresa, Luca y Rossana; Antonia (01/04/1904-01/06/1952) casada con Luigi Di Pasquale el 25 de Septiembre de 1930; y Graziella, nacida en 1900 y fallecida en 1910. Según los registros de la autoridad portuaria, con 25 años Sebastiano emigro a la Argentina en 3a. Clase del vapor “La Plata I”, llegando a Buenos Aires el 1° Octubre de 1903. Su mujer en cambio, llegaba a Buenos Aires en el “Bologna” el 14 de septiembre de 1906. Sebastiano murió el martes 7 de abril de 1914 tal vez en su Patria.
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(1) Folio Matricular N° 821 - Distrito Militar de Bari.
(2) El regimiento festeja el 30/05/1859 la batalla de Palestro donde gano la “Medalla de Plata al Valor Militar”. Fue condecorada su bandera con la Orden Militar de Italia, dos Medallas de Plata y dos de Bronce al Valor Militar. El regimiento, constituido en mayo de 1815, se disolvió el 17 de enero de 1942 en combate en la frontera Egipcia. Su Lema:"Ex adversis rebus fortior resurgo". En sus origines formo parte de la 3ª. División, que contaba con 12.027 hombres y 16 piezas en total. Su Comandante era el entonces Lugarteniente General Barón Ettore Perrone di San Martino. La Brigada “Savona” estaba compuesta por los Regimientos de Infantería 15° (2.383 h) y 16° (2.414 h), cada uno formado por cuatro batallones.
(3) Se refiere a su abuela Angela Losavio.
(4) Carlo Goti – 2006.
(5) Carlo Goti – 2006 / Foto pag. 228 del Albo d'Oro dei Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915-1918 - Volumen XVII - Puglie (Provincias de Bari y Foggia).
(6) Del discurso, publicado con el titulo “I nostri morti”, de Giuseppe Francavilla donde mencionó al primer caído, Angelo Garrappa, el 6 Junio de 1915.
(7) El proyecto del escultor Giannino Castiglioni y del arquitecto Giovanni Greppi, propuso la escalinata monumental sobre la colina de Sant'Elia. Fue inaugurado el 18 de septiembre de 1938. “Después de un ensanche inicial, parte la "Via Eroica" cubierta por 38 lapidas en bronce con los nombres de las localidades de las mas cruentas batallas. La Vía conduce al Altar de Emanuele Filiberto, Duque de Aosta y comandante de la Terza Armata. Se trata de un monolito de mármol rojo de la Valcamonica escuadrado y trabajado in situ. Junto a el se encuentran los templetes de sus generales: Chinotto, Monti, Paolini, Prelli, Riccieri, en bloques de granito gris. A espaldas de la imponente escalinata de veintidós gigantescas gradas enmarcadas por un continuo "PRESENTE" descansan los restos de 40.000 caídos”
(8) Discurso del ex-combatiente Carlo Giovanardi.
(9) Articulo periodistico de Pino Pace publicado el 8 Agosto 2015.
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XVI - OTROS PUGLIESES QUE CONTRIBUYERON AL PROGRESO DE RAFAELAFlia. Lisi, Michele (1876) -Mariotto (Bari).
Flia. Lisi, Arcangelo (1904) - Bitonto (Bari).
Flia. Desario, Francesco Paolo - Mariotto (Bari)
Flia. Desario, Gioacchino - Mariotto (Bari)
Flia. Sicolo, Gaetano - Bitonto (Bari)
Flia. Giuliano: Locorotondo (Bari)
Flia. Frallonardo - Castellana Grotte (Bari)
Flia. Licinio, Filippo (1909) - Bitonto (Bari).

Y otras que pude haber omitido involuntariamente...
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