"Escribid con amor, con corazón, lo que os alcance, lo que os antoje. Que eso será bueno en el fondo, aunque la forma sea incorrecta; será apasionado, aunque a veces sea inexacto; agradará al lector, aunque rabie Garcilaso; no se parecerá a lo de nadie; pero; bueno o malo, será vuestro, nadie os lo disputará; entonces habrá prosa, habrá poesía, habrá defectos, habrá belleza." DOMINGO F. SARMIENTO



martes, 11 de mayo de 2010

“HO SOFFERTO PERCHE ERO UN ITALIANO…”

Queste parole di Bartolomeo Vanzetti, dette davanti al tribunale americano che lo condannò alla sedia elettrica, fa capire meglio le conseguenze della discriminazione politica e sociale a cui furono sottomessi molti italiani in cerca della “Terra Promessa” e lontano dalle loro famiglie e dalla loro Patria.
Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...] Ecco il paragrafo completo dell’appello di Vanzetti -per l'ultima volta- al giudice Thayer.
Il destino volle che un pugliese di Torremaggiore, Nicola Sacco, ed un piemontese anarchico di Villafaletto, Bartolomeo Vanzetti, si conoscessero negli Stati Uniti e fossero i protagonisti di quel disgraziato maggio 1920.
La storia di Sacco e Vanzetti è assai nota per cui non vi annoierò con la cronologia dei fatti che portarono loro alla morte.
Invece volevo fermarmi un attimo solo a ricordare perché, sapendo certamente che erano innocenti, la procura cercò ostinatamente di incriminarli.
E non è che non sapessero chi fosse il vero assassino, in realtà non volevano condannare un delinquente anglosassone ma due poveri latini emigrati, su cui nessuno avrebbe mai chiesto niente.
A parte questo, sia la polizia che la procura, dipendenti dei capitalisti che si servivano della mano d’opera degli emigrati, dovevano compiere il loro servizio di togliere di mezzo tipi come Vanzetti che disturbavano sempre di più diffondendo le idee anarchiche tra gli operai.
E il giudice Thayer prese il posto di Pilato davanti alla scelta tra Barrabba e Gesù e, come era d’aspettarsi, scelse di lavarsi le mani dopo aver mandato a morte due italiani innocenti.
Quando si compirono i 50 anni di quella vergognosa decisione, nel 1977, Michael Dukakis, governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.
Come ho detto spesso da questo tribuna, c’è sempre un italiano in ogni evento importante dell’umanità, Sacco e Vanzetti con la loro sciagura, riuscirono a cambiare drasticamente la società americana nei confronti degli italiani e dei lavoratori.

domingo, 9 de mayo de 2010

UEI...PAESANO...L'INNO DEGLI ITALIANI NEL MONDO

Il 25 dicembre 2003, il creatore dell’inno degli emigrati italiani in Argentina moriva di polmonite in un ospedale di Albuquerque, New Mexico (USA).
Un anno dopo la scomparsa del Trovatore degli emigrati italiani, scrissi un articolo per il Giornale dell’Isola, che comanda il mio grande amico, Gabriele Previtali.
A quel punto ero certo che le parole della canzone Ue! Paesano attraversavano il cuore e l’anima di ogni italiano che le ascoltassero.
Oggi sono convinto che sia questa la canzone che rappresenta gli emigrati italiani nel mondo come nessun’altra.
Nicola Paone ne aveva venticinque anni quando, davanti a Radio “El Mundo” di Buenos Aires -accompagnato da una chitarra- cantava “dal vivo” le sue canzoni a quelli che passeggiavano per strada o lavoravano presso la propria “broadcasting”.
Cercava l’opportunità di farsi vedere –ed ascoltare- finché un giorno venne invitato a entrare nello studio. Per la prima volta furono tramandate alcune sue canzoni pero il grande successo avvenne con “Ue…paesano…”. Quel brano che diventerà vero “inno nazionale” degli emigrati italiani in Argentina. Le parole semplici, sentite e commoventi, rapidamente furono intonate dappertutto e da tutti.
La prima stroffa, dopo chiamare l’attenzione dei paesani, ci racconta perche gli italiani dovevano abbandonare l’Italia:
L’Italia è piccolina,
c’è gente in quantità
e questa è la rovina
che non si può campar
Le piccole dimensioni di un territorio sovrappopolato sono, secondo lui, la rovina che non si può campar”.
A parte questo, le brutte condizioni di vita, facevano si che, agli italiani, suonasse come un bel “canto di sirena” quello di: “All’ estero si sta meglio di qua e si può guadagnare bene”… e Nicola scrisse:
Ogn'uno vuole andare
all'estero, si sa,
per guadagnare del pane
per babbo e per mammà
Il prezzo era comunque altissimo:
E lascia la famiglia
di casa se ne va.
Guadagna il pane sì
ma perde la felicità
Bisogna rendersi conto del dolore e la sofferenza subite delle persone strappate dai loro cari per andare ad inserirsi in una realtà cosi diversa, per un pezzo di pane...
Nel passato, forse la più dura punizione era l’esilio e, benché questo “esilio” fosse diverso perche “volontario”, l’avventura di buttarsi al vuoto per ritrovare la speranza perduta, ci stava.
Spose e mamme che avevano perso loro cari in guerra, non volevano più che un figlio fosse mandato ad una prossima guerra che senz’altro ci sarebbe, più tardi o più presto, e con tutte le sue piaghe. Purtroppo ebbero ragione, la guerra riscattò ancora una volta e raddoppio i milioni di morti di quella prima.
Il ritornello fa intravedere la preoccupazione di sapere su degli altri: Ue…paesano, come sta…? Perche questa domanda?
Vuole dire che facevano finta di stare bene, anche se non ci stavano mica bene?
Forse sì.
E’ anche vero che la solitudine e l’isolamento dei primi tempi si sentivano di più e tutti capivano che ci voleva stare vicino all’altro appena arrivato.
Lei sa che quel che dico è verità...
Passa per le vie del mondo,
vede un tipo che è italiano,
vada a stringergli la mano
chissà in cuor che cosa ci ha...
Paone raccomanda stare vicino loro intanto che italiano…fargli sapere della condizione d’immigrante e contemporaneamente voler sapere su di lui e su dell’Italia mai scordata.
Gli emigrati infatti, avevano una grande preoccupazione per la salute dei genitori, piuttosto anziani, rimasti oltre oceano. La lettera era l’unico mezzo di sapere qualcosa su dei parenti lontani.
Anche se le cose non fossero andate come programmate nessuno avrebbe voluto portare nessun dispiacere ai suoi cari
Inchiostro carta e penna.
Carissima mammà
io qui sto molto bene,
non ti preocupar
E tu dimmi come stai
e come sta papà.
Ti prego di rispondere
e non mi far aspettar
Dopo qualche mese, faceva paura aprire la posta in arrivo, perche la più dolorosa notizia di tutte, quella mai voluta, potrebbe venire cosi informata…da un freddo pezzo di carta…cosi di un tratto…come un secchio d’acqua fredda sulla schiena…
E aspetta aspetta
un giorno una lettera ci stà,
e una sorella dice
che non c’è più mammà...
Allora, il dolore infinito e l’impotenza invadevano il cuore e l’anima dell’immigrante che, in solitudine, piangeva anche per il rimorso d’aver preso quella decisione.
Queste pene e disagi dovevano comunque unire di più gli italiani all’estero
Ma lei è forse piemontese,
lombardo, genovese,
è veneto, giuliano, tridentino, emiliano,
delle marche oppur toscano,
forse umbro mio paesano,
dall'abruzzo, dalla materna,
quella nostra Roma eterna
È di Napoli, pugliese,
forse sardo o calabrese,
lucano, siciliano.
Cosa importa, è italiano!
E se è italiano basta già!
Paone richiama la fratellanza fra gli italiani al di là delle differenze regionali o culturali, chiede dimenticare gli scontri fra “terroni” e “polentoni” perche, alla fine, tutti facevano parte della stessa avventura di “rifondare” un’Italia lontana senza divisioni né distinzioni…senza dimenticare la terra natia e avendo sempre la speranza di tornare a visitare parenti ed amici:
Perché l'Italia è tutta bella
e anche questo è verità,
senza alcuna distinzione.
Dia la mano e venga qua...
Nicola Paone, figlio di un immigrante siciliano -minatore di carbone- era nato a Barnesboro (Pennsylvania) Stati Uniti, il 5 ottobre 1915.
Sua famiglia rientrò in Sicilia quando ne aveva solo cinque anni, poi Nicola tornò negli Stati Uniti a quindici anni già nazionalizzato italiano ed essendo contadino.
La depressione lo porterà in Argentina, Paese in cui divenne l’artista più popolare del decennio “peronista”.
Le sue canzoni fecero ridere e piangere a tutti gli emigranti italiani ed ebbero grande successo in tutto il Sudamerica come negli Stati Uniti. I suoi successi furono “La caffettiera”, “C'è chi la vuole cotta, c'è chi la vuole cruda” tra l’altro.
Nel 1953 si fa il film Uei Pesano sotto la regia di Manuel Romero e con la partecipazione di attori come Cayetano Biondo, Fernando Borges, Osvaldo Bruzzi, Susana Campos e Gregorio Cicarelli.
In quel film, Nicola Paone, fece la musicalizzazione e la storia gira intorno agli emigrati nei confronti degli argentini.
Nel Maggio del 1954, Cesco Tomaselli -giornalista del “Corriere della Sera”- scrisse che funzionari del Governo di Juan Domingo Peron, minacciato da un colpo di stato, lo avrebbero costretto a calmare la folla -di oltre 500.000 persone- riunita sull’Avenida 9 de Julio.
Paone venne introdotto, di nascosto, in un’ambulanza per cantare “Ue... Paesano”, cui parole richiamano la fratellanza fra tutti gli immigranti.
Perciò, nel 1955 fu proibito dalla chiamata “Rivoluzione Libertadora” e forzato ad abbandonare il paese, negli anni ´50 conquistò tutt’i palcoscenici del Nord America, incluso il famoso Palace RKO (Radio Keith Orpheum) ed il Paramont Theater of New York.
Sposò Delia e con lei ebbe un solo figlio: Joseph Paone -detto “Joe”- e due nipoti, Nicola (Nick) Paone ed Elizabeth (Beth) Paone Fuller.
Nel 1958 aprì il Ristorante Italiano “Nicola Paone”, sulla 34 St. della “Grande Mela”, per dedicarsi alla gastronomia per oltre 40 anni. A parte il cibo tipico italiano, la sua cantina è famosa per la selezione di vini che ha.
Politici, artisti e figure dello spettacolo come Robert Wagner o Rudolph Giuliani hanno frequentato la sua tavola.
Nel 1996 tornò in Argentina e disse in televisione: “Per andare in paradiso, dall' Argentina è più corto il cammino”.
Poi raccontò la sua storia e diede la sua ricetta di vita: “Mi sento bene e so cosa fare per non fallire, un bicchiere di vino ogni tanto, lunghe passeggiate, carezze con mia moglie, mio figlio e i miei nipotini. Canto tutte le mattine. Sono felice”.
Una delle sue ultime composizioni “Canta, Argentina, Canta”, fu dedicata al paese che lo portò al successo. “Argentina mi attira moltissimo, io l'adoro con passione e sofferenza”, disse.
Nel 1998 lasciò l'amministrazione del Ristorante al suo amico Franco Alfonso ed è stato proprio lui a spiegare che il “crollo” di Paone non ebbe origine in problemi di salute ma nella morte di suo figlio Joe, tre mesi prima della sua scomparsa avvenuta il giorno stesso di Natale.
Nicola Paone morì di pneumopatia in un ospedale di Albuquerque (New Mexico) il 25 dicembre 2003 all’età di ottantotto anni.
Da quest’umile posto di lavoro faccio appello al Ministero degli Esteri finche ascolti questa bella canzone e la dichiari Inno degli emigrati italiani di tutto il mondo.

domingo, 28 de marzo de 2010

FRATELLI PORTA: UN ALTRA TESTIMONIANZA DEL LAVORO LOMBARDO IN ARGENTINA

La settimana scorsa avevo fatto un primo racconto della storia dei primi lombardi venuti a Córdoba al termine del XIX secolo.
In questa puntata faremo una descrizione -in dettaglio- di una delle famiglie che più successo ha avuto nell’ambito dei negozi.
Con 128 anni di lavoro, la famiglia Porta ha una tradizione importantissima a Córdoba che trascende a tutta l’Argentina.
I due fondatori della società furono Vincenzo Porta e Camillo Callerio, lombardi arrivati nel 1880 in Argentina. Due anni dopo, nacque la “Porta Hermanos” (Fratelli Porta), specializzata in liquori.
Vincenzo era un professionale, membro della borghesia europea di quel momento, e aveva terreni e industrie.
Invece Camillo, aveva in Italia un’erboristeria e una farmacia. Loro due portarono a Córdoba un capitale per aprire la prima fabbrica di liquori all’interno del Paese, stabilitasi nei pressi del tradizionale quartiere San Vicente. Anzitutto, cominciarono a fare un liquore per il male di stomaco, molto simile al famoso fernet.
Dopo la Grande Guerra, quando Vincenzo e Camillo erano già abbastanza vecchi da portare avanti tutto il lavoro, arrivarono dall’Europa due figli della sorella di Vincenzo.
Il primo fu Antonio e poi Vincenzo. Loro cominciano a prendere in consegna la società fino a quando sono finalmente in grado d’acquistarla.
Quando hanno finito di pagare tutto ai suoi zii, introducono la fabbricazione di vari tipi di bevande alcoliche (amaro, marsala, grappa e anice). Nel frattempo, si sono specializzati nella produzione del "guindo" che stava di moda negli anni '30.
Nel 1923, Vincenzo Porta torna in Italia per sposarsi. Nel 1926 ritornò in Argentina, dove nacque suo figlio José. La famiglia viveva vicino la nuova fabbrica di via Alvear, in centro della città.
Lavoravano fino la domenica mattina, dove la maggioranza degli operai erano italiani, in specie calabresi e siciliani.
Negli anni ’50, José –laureato in Ingegneria- diventa capo dell’impresa che comincia ad aggiornarsi. Lui fu un imprenditore di riferimento a Córdoba che lavorò anche nel settore pubblico per promuovere l’attività industriale nella provincia.
Dal 1981 all’attualità, l’azienda è guidata dai tre figli di José: Fernando, Diego e José. Con questa quarta generazione della famiglia, e principalmente durante gli anni ’90, l’impresa inizia un periodo di forte sviluppo tecnologico e di diversificazione.
Inoltre al negozio dei liquori e l’alcol, si aggiungono la lavorazione di aceto balsamico e una distilleria moderna costruita per l’alcol di alta qualità. Si comincia anche a produrre i propri imballaggi, garantendo la qualità del prodotto finale.
Così, nel corso degli anni, divenne il primo stabilimento in America Latina ad ottenere la Certificazione ISO 9002 nella Divisione di aceti.
Come “leader” nel mercato argentino dell’alcol, nel 1997 gli fu rilasciata l’approvazione dell'ISO 9002, standard della qualità di produzione, commercializzazione e trasporto di alcol, che le consentì di fornire prodotti di qualità alle multinazionali più importanti.
In questo periodo, “Porta Hermanos” ha anche una flotta propria di camion cisterna in modo di garantire il rifornimento del prodotto. Accompagnando questa crescita, la compagnia ha trasferito l'impianto alla sua localizzazione attuale nel parco industriale di Córdoba.
All’inizio di questo millennio, l’azienda si avventura in due nuovi campi: Cosmetici e Domisanitarios (prodotti per pulire e igienizzare la casa). Entrambe le linee sono prodotte nella sua zona industriale e, con i suoi laboratori di ricerca, si fanno degli shampoo, balsami, creme per mani e corpo, gel per capelli e saponi liquidi.
Insomma e in poche parole, oggi questa fabbrica è il più grande produttore di aceto del Paese. Sono più di 300 i prodotti che fanno e che sono premiati in tutto il mondo; 40 milioni di litri e 25 milioni d’imballaggi che si producono; sono 5 le fabbriche che hanno nel parco industriale di Córdoba ed esportano a oltre i 10 Paesi, con il fatto curioso di esportare anche la vodka alla Russia.
Un’altra testimonianza del lavoro lombardo in Argentina…Complimenti!

Jorge Luis Garrappa
Corrispondente Lombardo

viernes, 19 de marzo de 2010

ANCHE CORDOBA DEVE MOLTO ALLA COLLETTIVITA LOMBARDA

Gli anni trascorsi tra il 1876 e il 1914, sono stati quelli del più grande afflusso di emigrati in Argentina e anche del reddito più elevato degli italiani.
Infatti, 1.787.000 erano arrivati dalla penisola. Di questi, l’11,5% proveniva dalla Lombardia così, gli emigrati provenienti da quella regione erano, numericamente parlando, al terzo posto, dopo il Piemonte e la Calabria, che rappresentavano il 18% e il 12,6% di tutti gli italiani, rispettivamente.
Chiaramente, i flussi migratori più grandi, venuti dalla Lombardia, hanno avuto luogo tra i periodi 1886-1890 e 1906-1910, durante gli anni d'oro dell'economia argentina.
Purtroppo, non abbiamo informazioni precise per determinare in che modo questo gruppo di migranti lombardi è distribuito tra le province argentine in generale e, in Córdoba, in particolare, dice Isabel Manachino de Pérez Roldán.
Comunque, con i dati raccolti, cercheremo di analizzare perche i lombardi si erano stabiliti pure nel cordobese oltre che ad altre parti del Paese.
La Regione Lombardia si trova nel nord d'Italia, tra il Piemonte, le Alpi e il Veneto. Essa comprende le province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Milano, Pavia, Sondrio e Varese. I suoi fiumi principali sono il Po, Ticino, Adda, Oglio e Mincio, mentre i suoi laghi più grandi sono il Lago Maggiore, Lugano, Como e Garda.
Per la sua situazione nella valle del Po, la Lombardia è la regione più popolata e più ricca d'Italia, privilegio già avuto fin dal secolo scorso. Il suo capoluogo è Milano che nel 1881 superava di lunga i 300.000 abitanti.
Anni dopo, nel 1901, Milano assieme Torino e Genova, conformava il "triangolo" industriale della penisola, e la popolazione sarebbe ancora superiore a tale cifra (De Rosa 1988).
Gli immigranti lombardi arrivati a Córdoba, avevano trovato una piccola città in confronto con le principali città europee in generale e Milano in particolare.
Infatti, il capoluogo mediterraneo nel 1869 aveva 34.458 abitanti, questo numero sarebbe aumentato a 54.763 nel 1895 (48.599 argentini e 6.164 stranieri) e 92.776 nel 1906 (80.022 argentini e 12.754 stranieri).
Avevano pure trovato una geografia che rassomigliava abbastanza quella della Lombardia. Colline, fiumi, fiumiciattoli, vallate e laghi circondavano la città, anzi, dilagavano dappertutto sul territorio mediterraneo. Un’extragrande differenza con il paesaggio infinitamente orizzontale della pianura pampeana di Buenos Aires e Santa Fe.
Forse questo faceva si che, agli appena arrivati in questo territorio, gli mancasse un po' meno la loro amata terra natia, ormai lontana e pressoché imprendibile.
Infatti, la principale ondata migratoria cercava radicarsi in campagna, ciò perche la maggioranza proveniva dalle zone montagnose e dai paesi vicini alle Alpi e agli Appennini (De Rosa - 1988 eppure Barbiero - 1988).
Bisogna dire a questo punto che le differenze culturali di Córdoba nei confronti delle province di Santa Fe e Buenos Aires, ci vuole trovarle rivolgendoci alla colonizzazione delle entrambe due regioni.
Mentre Buenos Aires e Santa Fe erano state fondate dall’ondata colonizzatrice del Rio de la Plata (Pedro de Mendoza e Juan de Garay); Cordoba era già stata fondata da Geronimo Luis de Cabrera, proveniente dal nordovest, cioè dall’Alto Peru.
In Regione Pampeana niente oro o pietre preziose, solo la terra fertile, i grandi porti fluviali e opportunità di negozi.
Al nord della Regione di “Córdoba del Tucumán” invece, gli spagnoli trovavano ricchezze ancora da esplorare e, assieme i gesuiti, fondavano la prima Università del Vicereame. Da quel momento Córdoba sarà più conosciuta come la Città “Dotta”.
Studi come “Italo - argentini, una diaspora” di Anna Maria Minutilli e “Lombardos en Argentina” di José Oscar Frigerio, coincidono che sia possibile tracciare una suddivisione cronologica di quattro periodi dell’emigrazione lombarda in Argentina: 1519-1819 (epoca coloniale), 1820-1861 (patrioti esuli), 1862- 1914 (professionali: imprenditori, commercianti, scienziati, umanisti, artisti, giornalisti), 1920-1960 (dopoguerra).
L’annuario statistico dell’emigrazione italiana calcolava che fino al 1926 fossero emigrati 222.951 Lombardi in terra argentina: erano principalmente agricoltori, che si distinsero spesso per i buoni risultati ottenuti e che contribuirono a portare in quegli anni l’Argentina al terzo posto come esportatore mondiale di grano.
Benché la maggioranza dei lombardi fossero benestanti e molti loro arrivavano in Prima Classe, sono anche numerose le storie dei Lombardi che giunsero in Argentina senza un soldo e riuscirono a costruirsi una carriera nel commercio e nell’industria.
Scrisse lo storico Niccolò Cuneo che “poiché i promotori e i conduttori di questo nuovo tipo di società sono quasi tutti milanesi, l’industria argentina conserverà per buon tratto di tempo l’impronta genuina dell’impresa lombarda”.
I dati riportati da Eugenia Scarzanella confermano che la borghesia industriale rio-platense tra la fine del ’800 e l’inizio del ’900 evidenziava una rilevante presenza lombarda: circa un terzo degli imprenditori italiani apparteneva a questa regione e, tra le varie province lombarde, “quella più feconda di spirito imprenditoriale sembra essere quella di Como”.
Non meno importante è ricordare i grandi sacrifici della mano d’opera lombarda in Argentina, che contribuì, al pari degli altri Italiani, a costruirne la rete infrastrutturale: vie, strade, ferrovie, ponti, canali, ecc.
Per tutelarsi, i nostri lavoratori crearono un po’ ovunque società di mutuo soccorso; nella prima di queste, creata a Buenos Aires nel 1858, ben quattro dei sette soci fondatori erano lombardi.
Al maggio 2006, i cittadini lombardi residenti in Argentina erano 26.360, e quella dell’Argentina era la seconda comunità lombarda più numerosa all’estero, con l’11 % del totale.

COSA HANNO FATTO I LOMBARDI A CORDOBA?
"Un centro di cultura, progresso e studi. La prima scuola, la prima università, importanti e numerose istituzioni religiose, gli scambi dei depositi, le prime prove di aziende agricole erano state iniziate prima che in altre parti ...". Così descrisse un viaggiatore italiano dei primi anni del ventesimo secolo alla città di Córdoba (Franceschini - 1903). In questo contesto, gli emigrati lombardi cominciarono a lavorare principalmente nel settore commerciale e industriale.
Come ci racconta bene la licenziata Isabel Manachino de Pérez Roldán nella sua investigazione, gli italiani che sono stati dedicati al commercio in generale, negozi piccoli, serviti da loro stessi o da qualsiasi membro delle loro famiglie. Questi negozi, in particolare i magazzini hanno aperto le porte con un modesto capitale e, di conseguenza, c'era in loro una vasta gamma di prodotti, ma semplicemente di base per soddisfare le esigenze del proprio quartiere.
Invece i grandi negozi si sono formati dall’unione di due o più famiglie di origine italiana. Anche se generalmente a carico dei loro proprietari, le aziende erano pure gestite dai lavoratori dipendenti dove il numero variava secondo l'importanza della ditta. Inoltre, erano rilevanti i capitali investiti. Le principali industrie sono state sfruttate dalle case italiane d’importazione di prodotti alimentari ed altri, le commissioni e delegazioni commerciali, il grano e la farina all'ingrosso, farmacie, alberghi, negozi di gioielli, liquori o fabbriche di pasta, per dire alcuni.
Sono molti i lombardi che hanno fatto un nome importante a Córdoba. Ci sono, per esempio, quelli che hanno creato alberghi come Angelo Riva (nato a Brebbia, provincia di Varese) e Giovanni Comolli (nato a Como ed ex combattente di Garibaldi).
Pasquale Galli (di Gerenzano, Varese) è stato uno degli uomini più ricchi della “Dotta”, con la sua fabbrica di farina e cereali.
Un altro imprenditore di successo fu Giovanni Camporini che arriva a Córdoba in 1887 per aprire un’importante segheria.
La produzione di liquori fu un altro campo in cui hanno prosperato e si distinsero i lombardi. I fratelli Vincenzo, Cesare e Camillo Callerio (nati a Garlasco, provincia di Pavia) sono stati i precursori di questa industria. Portavano lo zucchero e l’alcool da Tucumán, dalla regione Cuyo (provincie di Mendoza, San Juan, La Rioja e San Luis) arrivava il vino per fare il vermouth e poi esportavano i prodotti ad altre provincie dell’Argentina.
In 1920, i fratelli Antonio e Vincenzo Porta (lombardi pure loro) hanno comprato la fabbrica e la proprietà esclusiva di tutti i marchi che ce n'erano per la manifattura di liquori. Oggi, l’impresa Porta e fratelli è forse una delle più importanti dell’Argentina, ha una diversificazione grandiosa (aceti, bevande, cosmetici e distilleria) ed esporta i suoi prodotti a ben otto Paesi.
Della storia e presente di quest’ultima famiglia ci occuperemo in dettaglio in un'altra puntata.

Jorge Luis Garrappa
Corrispondente Lombardo

AMERICA LATINA: IMPRENDITORI ITALIANI NEL MIRINO?

La notizia di “La Voce”, che arriva da Caracas (Venezuela), informa che è stato rapito l’imprenditore laziale Atino Pacifici che si trovava nello stato di Zulia. Pacifici, che è titolare di un'azienda che lavora con la holding petrolifera statale Pdvsa, è stato prelevato da tre uomini armati ad una stazione di servizio proprio quando si disponeva a fare il rifornimento di benzina.
Una fonte dell’ambasciata italiana nel Venezuela ha confermato il sequestro e ha riferito sull’avvenimento che l’imprenditore era fermo in una stazione di servizio quando tre uomini armati l’hanno prelevato.
Da Montevideo (Uruguai), le notizie sono ancora più brutte di quelle venezuelane.
Il corpo dell’imprenditore italiano Pasquale Ferrizo è stato ritrovato senza vita dalla polizia uruguayana. L’uomo ucciso era stato sequestrato cinque giorni prima da due poliziotti e un civile che sono stati rintracciati ed arrestati a seguito della confessione dell’omicidio.
Le cronache parlano dell’omicidio a sole 74 ore dal sequestro e di due richieste di riscatto, prima di 30.000 e poi di 300.000 dollari. Lo sciagurato imprenditore italiano era proprietario di una falegnameria e di una rivendita di macchine agricole.
Forse sia una brutta coincidenza pero, bisogna stare attenti. Pare che gli imprenditori italiani, che risiedono in Latino America, stiano ormai in bilico per questi ultimi rapimenti.

jueves, 11 de marzo de 2010

UNA SETTIMANA A PURO CINEMA ITALIANO

Nuovo Cinema Paradiso-7 Estrenos Italianos. Cosi è stato chiamato il festival cinematografico svolto la prima settimana di marzo (dal 1° al 7) a Córdoba nel Cineclub Municipal “Hugo del Carril”. La programmazione ha avuto anche la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia del Capoluogo della provincia mediterranea.
Con tre funzioni al giorno, il pubblico si è goduto i diversi film che non hanno né il marketing né il carattere commerciale hollywoodense. Forse in Italia, questi film sono stati più o meno visti. Invece dalla nostra parte, il festival è stato un’ottima opportunità per quelli che amano il cinema italiano o che piacciono di altre scelte cinematografiche.
La settimana iniziò con “Jimmy Della Collina”, di Enrico Pau. Il regista scava nel profilo di una gioventù marginale, divisa nell´urto tra la durezza di una vita di periferia e il sogno di un’evasione che faccia tavola rasa con il passato.
Dopo è stato proiettato “Uno su due”, di Eugenio Cappuccio. L’attore Fabio Volo fa Lorenzo, un ambizioso avvocato. Questo personaggio ha una fidanzata, una bella casa e un buon lavoro insieme al suo amico Paolo. Tutto sembra andare fantastico. Un giorno, tutta questa vita apparente crolla. Lorenzo cade per terra mentre faceva un giro. Si sveglia in ospedale, ricoverato vicino a un’altro: Giovanni, operaio romano. Così comincerà una nuova esperienza per lui.
Il terzo film è stato “La Febbre”, di Alessandro D’Alatri, con la partecipazione di Fabio Volo. In questo caso interpreta un paesano chiamato Mario Bettini. Lui è un giovane idealista che ha il sogno d’aprire una discoteca con i suoi amici. Il protagonista si troverà con la comica burocrazia, fatta da trappole, mediocrità e umiliazioni. Soltanto, il vero amore e la poesia della vita, saranno capaci di fare diventare il sogno della sua discoteca in quel Paese libero, dove ognuno è valorizzato per le sue capacità e riconosciuti i suoi diritti.
Giuliano Montaldo è il regista di “I demoni di San Pietroburgo”, film ambientato nella Russia zarista del 1860 e dove appare la figura del famoso Fiódor Dostoevskij. In un attentato, è ucciso un membro della famiglia imperiale. Pochi giorni dopo, lo scrittore trova un giovane in un ospedale psichiatrico che gli confessa di aver fatto parte della squadra terrorista che vuole ammazzare un altro parente zarista. Così Dostoevskij comincerà ha cercare il capogruppo degli assassini mentre scrive il celebre romanzo “Il giocatore”.
“L’abbuffata” ha la stellare attuazione di Gérard Depardieu. Il film di Mimmo Calopresti si svolge in Calabria, dove quattro giovani amici hanno il sogno di filmare un lungometraggio per mobilitare tutta la città. Loro vogliono costruire un presente e un futuro diverso per il paese. Per questo è convocato il famoso attore francese che accetta, generosamente, la proposta. Perciò i quattro giovani e tutto il paesino faranno festa all’arrivo della stella.
“La masseria delle allodole”, di Paolo e Vittorio Taviani, racconta la storia del primogenito di una famiglia di origine armena nella Turchia della Grande Guerra. Lui, che abita in Italia, vuole tornare al Paese per trovare la sua famiglia. Tutto comincia a diventare pericoloso. Questo dramma si svolge nel contesto della guerra e l’esodo armeno.
Chi scrive, ha potuto vedere uno dei film che ha fatto parte del festival e ha stretta relazione con l’Argentina. Il nome? “La vera leggenda di Tony Vilar”, che ci porta alla vita di Antonio Ragusa, nato nel 1938 a Carolei (provincia di Cosenza, Calabria) ed emigrato in Argentina nel 1952. Nel Sudamerica, Ragusa fu più conosciuto come Tony Vilar e diventato uno dei cantanti piú famosi degli anni ’60. Lui ha portato al successo, in America, colonne sonore come “Tintarella di Luna” di Mina o “Non esiste l’amor” di Adriano Celentano, ma il suo esito piú importante fu “Cuando calienta el sol” (scritta dai fratelli messicani Rigual). Il momento di splendore dell’artista dura poco, e pochi sanno cos’è successa a Tony. Questo film documentale (o documentale ibrido, perché c’è molto di finzione) racconta la storia dell’attore Peppe Voltarelli che fa il cantautore italiano –e cugino secondo grado di Vilar- che decide cercare il suo idolo per dedicarle una canzone che ha scritto apposta per lui. Da Buenos Aires a Connecticut e il New Jersey, Voltarelli va tra i passi di Vilar. Parla con delle persone che l’hanno visto e conosciuto, fino a trovarlo a New York. Adesso Ragusa è proprietario di un concessionario di automobili nel quartiere del Bronx. Lì, il “vecchio Tony”, spiega il momento in cui decide lasciare il mondo artistico. “Alla fine di un concerto a Buenos Aires –dice Ragusa- è arrivato un gruppo di fan. Tutte mi toccavano, abbigliamento e corpo, ma una delle ragazzine mi ha messo una mano sulla testa ed è caduta la mia parrucca”. La fine della carriera musicale del mito fu, incredibilmente, la calvizie. Insomma, un film divertente e dinamico sempre caratteristico del regista calabrese Giuseppe Gagliardi.
Da non perdere.

Jorge Luis Garrappa
Corrispondente Lombardo

lunes, 8 de marzo de 2010

UNO SGUARDO SUL CORSO PER GIOVANI CORRISPONDENTI LOMBARDI

Innanzitutto ringrazio all’AMM (Associazione Mantovani nel Mondo) e all’EnAIP (Ente Asociación cristiana de trabajadores para la Instrucción Profesional) per questa grande opportunità di partecipare nel Corso per Corrispondenti Lombardi tenendo conto l’importanza della formazione che ci ha dato.
Ho avuto anche la possibilità di conoscere un gruppo eccellente di giovani, di origini lombarde, di diverse Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay). Assieme loro hanno potuto condividere l’esperienza e la realtà di ognuno e ognuno ha fatto il suo contributo e ha fortemente spinto per portare questo progetto avanti. Ce n’erano quelli che partecipavano con diversi gradi di coinvolgimento nell’associazionismo italiano. E c’eravamo chi, come me, facevamo i primi passi in questo campo.
Penso che il corso sia stato molto positivo. Ci hanno spiegato come e cos’è la Regione Lombardia, specie sugli aspetti sociali, economici, politici e la logica dei lombardi. Abbiamo pure capito cosa significa l’associazionismo, il volontariato e l’organizzazione Mantovani nel Mondo. Tutte cose che sono alla base di questo progetto. L’obiettivo è diffondere il lavoro, la realtà di quello che fanno, i lombardi e loro discendenti (oppure gli italiani complessivamente), nei nostri Paesi. E chissà il più importante di tutto: costruire ponti di comunicazione con l’Italia, senza dimenticare l’importanza della Regione Lombardia.
Però questa è stata soltanto una parte. Ritengo anche importante gli altri argomenti che ci hanno arricchito. Per esempio, l’intervento di Paolo Sensale, dell’Ufficio Stampa della Regione Lombardia, con chi abbiamo imparato le politiche del Consiglio, gli aspetti legali e costituzionali della Giunta Regionale, gli strumenti per la partecipazione dei cittadini e lo svolgimento dell’area delle telecomunicazioni per la diffusione e la comunicazione pubblica negli ambiti dei deputati e altre organizzazioni.
L’intervento di Marco Basti c'e' stato un altro punto importante in queste due settimane di lavoro. Il direttore del giornale “Tribuna Italiana” di Buenos Aires ha fatto un racconto della sua esperienza in seno alla collettività tramite il giornalismo, ereditato da suo padre Mario. Abbiamo approfondito sui diversi concetti di cui avevamo parlato nei primi giorni del Corso, sia “volontariato”, “partecipazione” che “italianità”, nei confronti del ruolo di figli o nipoti d’italiani che abitiamo lontano dalla penisola. Il caso più noto è quello dell’Argentina, dove la collettività ai primi tempi era stata divisa e dispersa nei regionalismi. Dopo gli emigrati hanno lavorato insieme sulla base dell'‘associazionismo’ per il mutuo soccorso. A mio avviso penso che bisogna capire che “l’italianità”, sebbene sia una nozione soggettiva, dovrebbe essere il mezzo di riunire e fortificare la collettività. Oggi, le associazioni hanno bisogno di più apertura ai giovani di origini italiani. In primo luogo dovuto all’invecchiamento dei suoi membri, e poi per perpetuare il legaccio. Basti, come buon esperto in giornalismo, ha sottolineato l’importanza della conoscenza del destinatario a cui è trasmessa l’italianità, il territorio, la lingua e la cultura, non solo dell’Italia ma anche quella dei Paesi in cui ognuno di noi abita e opera.
Un altro lusso c'e' stata la partecipazione del regista Rocco Oppedisano. Con lui abbiamo avuto un primo avvicinamento al linguaggio audiovisivo come strumento di discorso e comunicazione che, sicuramente, sarà da considerare nel tramandare i valori e le opere di lavoro del nostro gruppo.
Insomma, tutto ciò lo abbiamo potuto capire in un ambiente di lavoro di squadra, dove ognuno si è fatto sentire e ha contribuito con il suo grano di sabbia. Questa “pianta”, che ha cominciato a crescere, bisogna annaffiarla per godersi i suoi frutti. Questa sarà la nostra attività, quella del gruppo di giovani lombardi in America Latina.

Jorge L. Garrappa
(Argentina)

viernes, 26 de febrero de 2010

CORRISPONDENTI LOMBARDI...ALL'OPERA!

Si è tenuto a Buenos Aires dall'8 al 19 febbraio 2010 il “Corso di formazione per Corrispondenti lombardi per la promozione della Regione Lombardia in Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile” finanziato dalla Regione Lombardia all'Associazione Mantovani nel Mondo-Onlus.
L'iniziativa ha rappresentato un'importante occasione per ridefinire nuovi rapporti con le nostre comunità lombarde all'estero, facendole partecipi in modo attivo alle politiche di sviluppo del sistema regionale lombardo attraverso una più approfondita conoscenza dell'Istituzione regionale e delle opportunità che la Regione Lombardia offre nei diversi settori. Un percorso che potrà favorire anche la partecipazione dell'America Latina all'Expò 2015.
Lo strumento che si è voluto utilizzare è quello del “Corrispondente” che molte altre legislazioni regionali hanno istituzionalizzato con la figura del Consultore, a cui possono far riferimento le comunità regionali di appartenenza. Nel nostro caso la figura del Corrispondente è stata frutto di una selezione, in collaborazione con le Associazioni Lombarde all’estero, per formare giovani comunicatori in grado di promuovere il sistema Regione Lombardia nei propri territori e, allo stesso tempo, di offrire, attraverso il Portale dei Lombardi nel Mondo, informazioni utili attinenti la propria realtà civile e sociale con una informazione di ritorno. L'obiettivo finale è creare una “rete lombarda in America Latina”, composta da rappresentanti lombardi dell’Associazionismo e della Società civile di Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. L’operatività di questa rete sarà possibile grazie all’erogazione di borse di studio ai corrispondenti che, sotto la supervisione dell’Enaip e dell’AMM Onlus, dovranno garantire una attività informativa e divulgativa nei loro territori.
La partecipazione al Corso dei Presidenti o membri delle diverse associazioni lombarde in America Latina - Marta Ambrosini: Segretaria del Circolo Lombardo di Tacuarembò (Uruguay), Marina Cattaneo: Presidente dell'Associazione Lombardi in Messico, Fabio Borroni: membro dell'Associazione Lombarda di Buenos Aires - oltre che di una figura di spicco nella comunità italiana in Argentina come Mario Basti, direttore del giornale “Tribuna Italiana”, dimostrano la volontà dell'Associazionismo lombardo di ridefinirsi a partire da una nuova consapevolezza: qualificarsi e costituirsi come valido interloculore con la Regione Lombardia, come risorsa e opportunità in funzione di una nuova visione geo-politica tra Italia e America del Sud.
In questo quadro, sono risultati di rilevante importanza l’intervento di Lorena Laurito che ha presentato gli obiettivi e le attività della Promos in Argentina e del dott. Paolo Sensale, Vice-direttore Vicario, Struttura Stampa, Consiglio Regionale, la cui presenza è stata un'eccezionale occasione per i ragazzi per dialogare con la Regione attraverso un suo funzionario. Un intervento decisivo per la logica del corso e per la costruzione di quel “ponte” che è poi l'obiettivo della nostra Azione.
Molte le persone che hanno collaborato che dovremmo ringraziare: Patrizia Marcheselli (AMM) per il seminario di italiano e cultura lombarda, Mario de Marco (Enaip) per la parte di informatica, il dott. Carlos Lenzi (Presidente della “Fundaciòn Patagonica”) per il suo intervento sull’emigrazione italiana nella Provincia di Rio Negro. E chiudiamo menzionando le prestigiose lezioni del Vice-Presidente di Enaip, dott. Rocco Oppedisano, regista cinematografico e docente universitario, con il quale i ragazzi hanno fatto un percorso sul linguaggio audiovisivo: come realizzare un prodotto audiovisivo attraverso una grammatica cinematografica necessaria per capire e analizzare l’immagine e ciò che si vuole trasmettere, spiegando con grande efficacia e semplicità la magia e il messaggio nel cinema e nella fotografia.
Ricordiamo che il corso è stato realizzato nella sede di Enaip Argentina, luogo del nuovo sodalizio tra questa importante istituzione, presieduta dall’Ing. Raffaele Arizio, e l’Associazione Mantovani nel Mondo, rappresentata da Marta Carrer che con lo staff di Enaip ha coordinato l’intera iniziativa.
Dedichiamo queste ultime righe ai veri protagonisti di questo progetto.
I giovani che hanno partecipato hanno portato con sè non solo l’esperienza culturale del paese e/o zona di origine ma soprattutto l’eredità delle loro radici lombarde che si sono fatte sentire e hanno dato voce a valori, storia e tradizioni. Un'occasione unica per questi ragazzi provenienti da quattro Paesi dell'America Latina per confrontarsi, per analizzare i diversi contesti d'origine, per acquisire conoscenze e strumenti utili da utilizzare nei propri territori.
Ottimi i risultati ottenuti, considerando l'interesse dei corsisti verso gli argomenti proposti e la loro attiva partecipazione alle varie attività di gruppo.
Riscoprire e valorizzare le radici lombarde attraverso una nuova visione dell'Associazionismo inteso come luogo di progettazione e di costruzione. Come Risorsa e Opportunità di sviluppo.
Questo il messaggio della nostra Azione. Questo il loro nuovo punto di partenza.
Marta Carrer
Associazione Mantovani nel Mondo

miércoles, 17 de febrero de 2010

PRIMA SETTIMANA DEL CORSO ORGANIZZATO DALL'AMM

Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile, questi i paesi che partecipano, organizzato dall’Associazione Mantovani nel Mondo, Onlus e da Enaip Argentina ha visto coinvolti i partecipanti in numerose attività. Interessanti risultati e buone proiezioni di collaborazioni a futuro.
I giovani che partecipano portano con sè non solo l’esperienza culturale del paese e/o zona di origine ma soprattutto l’eredità delle loro radici lombarde che si sono fatte sentire e hanno dato voce ai valori, storia e tradizioni.
Il Presidente di Amm, Daniele Marconcini, ha centrato il suo primo intervento sullo Statuto della Regione Lombardia e l’ analisi dell’ art. 2 oltre a spiegare le diverse terminologie. Questi gli altri temi trattati dal Presidente di AMM: l’Expo 1906 e 2015 di Milano; le Associazioni Lombarde in America Latina; l’importanza dei progetti sociali che porta avanti Amm grazie al contributo e presenza della regione verso i nostri connazionali; il Portale dei Lombardi nel Mondo strumento d’informazione con cui collaboreranno i ragazzi (Marta Carrer, Caporedattrice dell’ Area America Latina del Portale svilupperà durante la seconda settimana diversi argomenti legati al Portale); dibattiti su alcuni paesi Latinoamericani analizzati dal gruppo (Cile, Messico, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).
Giovani che hanno ascoltato con molta attenzione e che hanno anche condiviso le loro storie e le loro origini.
L’intervento (martedì e sabato) di Marina Cattaneo, Presidente dei Lombardi in Messico ha abbracciato non solo la sfera culturale italiana e lombarda, ma anche un’analisi etimologica di alcune delle espressioni italiane più usate, gli errori più frequenti invitando i partecipanti a conoscere più da vicino la Storia dell’Italia per capire non solo la cultura ma gli strumenti linguistici prodotti dalle diverse evoluzioni storiche. Ha inolte condiviso la sua esperienza di traduttrice ed interprete.
Marta Ambrosini, Segretaria del Circolo Lombardo di Tacuarembò, Uruguay ha parlato delle Associazioni e della Storia dell’Uruguay.
Una visita al Consolato Italiano di Buenos Aires e al Cemla (Centro de Estudios Migratorios Latinoamericano), inoltre i partecipanti sono stati invitati, grazie a Raffaele Arizzio, ad uno studio televisivo, per vedere da vicino le ultime tecnologie e capire la produzione ed organizzazione di un programma televisivo, vedendo anche di persona alcune celebrità di programmi nazionali
Fabio Borroni, ha introdotto la storia dell’associazionismo lombardo ed italiano in Argentina nelle diverse fasi storiche;i primi emigranti italiani e le origini delle istituzioni italiane più importanti presenti nel territorio.
Lorena Laurito, della Promos, ha spiegato e presentato durante la mattinata di venerdì, le attività, gli obiettivi e le funzioni della Camera di Commercio.
Rocco Oppedisano, regista cinematografico e docente, ha spiegato i passi a seguire per realizzare un prodotto audiovisivo, una grammatica cinematografica necessaria per capire e analizzare l’immagine e ciò che si vuole trasmettere, spiegando con grande efficacia e semplicità la magia e il messaggio dell’immagine nel cinema e della fotografia
Lunedì 15 febbraio aprirà, la seconda settimana di lavori, il Dott. Paolo Sensale, Vice Direttore della Struttura Stampa del Servizio Comunicazione, Relazioni Esterne e Stampa della Regione Lombardia, giunto venerdì a Buenos Aires per intervenire al Corso.
I lavori concluderanno venerdì 19 febbraio.

Foto e disegno grafico: Analì Ocampos Dìaz (Partecipante al Corso di Formazione)
Patrizia Marcheselli
Portale dei Lombardi nel Mondo

OGNI GIORNO ABBIAMO IMPARATO QUALCOSA DI NUOVO

Leandro Vanoli, è figlio di Roberto Vanoli, Presidente dell'Associazione Lombarda di Montevideo, scomparso il 27 dicembre 2008. Partecipa al Corso di Formazione organizzato da Amm ed Enaip a Buenos Aires, Leandro scrive le sue prime impressioni e condivide riflessioni e desideri.

Il primo: ci siamo conosciuti tutti e con questo semplice atto, abbiamo cominciato un processo di approfondimento parlando molto degli italiani all‘estero e della nostra italianitá.
Cosí, abbiamo conosciuto, dal cuore di ogniuno di noi, le belle storie dell’emigrazione.
Nel aspetto “accademico” il primo giorno è stato un avvicinamento al volontariato, collegato alle diverse forme di associazionismo, e la necessitá di pensare con e per una strategia di lavoro e di collaborazione.
Il secondo: eravamo già così immersi nelle attività da dimenticare un po` tutto, parlo delle attività nei nostri paesi di origine ecc., e col passare dei giorni sempre di più concentrati nella logica della Regione e del corso stesso.
Abbiamo avuto anche alcune lezioni d’italiano, per parlarlo meglio e per dare alla lingua italiana il suo vero posto, nei nostri cuori. Con la testa e il cuore in Italia. Abbiamo conosciuto i requisiti necessari e le diverse fasi per presentare un progetto alla Regione, e alcune particolaritá dell‘associazionismo italiano in Argentina.
Il terzo: ci hanno dato la possibilitá di conoscere il Consolato Italiano di Buenos Aires, e avvicinarci al rapporto istituzionale dell’Italia con i suoi cittadini all’estero.
Storie di italiani. Il rapporto tra il dialetto lombardo e la lingua italiana. In questo modo, ci siamo avvicinati un po`di piú alla nostra italianitá, essendo la lingua e soprattutto il dialetto parte centrale dell’ eredità dei nostri antenati, storia del loro vissuto, passato e presente dell’ Italia. Abbiamo conosciuto l’associazionismo italiano in Uruguay e le influenze dell’ italianitá nella cultura del Rio de la Plata.
Il quarto: ci hanno ricevuto con un gran bel regalo: come i latinoamericani studiamo le emigrazioni, con la visita al Cemla, ci siamo emozionati con quello che i nostri antenati hanno costruito nella storia dell’emigrazione.
Piu tardi, abbiamo potuto analizzare i nostri paesi, saperne di più, con un pensiero più critico e legato a concetti anche politici, un dibattito fatto dal gruppo e guidato da Daniele Marconcini: come ci vedono gli altri, come ci vediamo noi. Una forte giornata di reflessione sulla situazione dei paesi latinoamericani e anche sulla realtá migratoria attuale in Lombardia.
Il quinto: abbiamo conosciuto lo strumento della Regione Lombardia per promuoversi all’estero, la Promos Milano e le sue attivitá nei nostri paesi. Nel pomeriggio, abbiamo scoperto le funzioni della comunicazione audiovisiva, visitando uno studio televisivo, per conoscere la logica di questo importantisimo mezzo chiamato televisone.
Siamo all’ ultimo giorno della settimana, sabato, dove la produzione audiovisiva ci apriva un mondo, grazie ad un importante regista italiano che lavora da tanti anni in Lationamerica.
Stiamo riempiendo i nostri zaini di tantissimi strumenti per lavorare e costruire la promozione della nostra Regione, a volte ci sembravano persino troppi. Peró sicuramente, possiamo farlo e questa esperienza ci permetterá di lavorare con le migliori idee e nuovi strumenti, con l’aiuto di tutti noi, perchè la Regione e le sue attività siano di volta in volta sempre più diffuse e conosciute all’estero.
Anche noi, italiani all’estero possiamo diventare un ponte per la nostra Regione e la sua promozione nel mondo.

Leandro Vanoli, Uruguay
(Corso di Formazione per Corrispondenti Lombardi per la Promozione della Regione Lombardia)

viernes, 12 de febrero de 2010

INIZIATO IL CORSO DI FORMAZIONE PER CORRISPONDENTI LOMBARDI PER LA PROMOZIONE DELLA REGIONE

Daniele Marconcini, Presidente di AMM, ha aperto i lavori, presentando il corso: obiettivi specifici e finalità coinvolgendo i partecipanti, dieci, al dialogo.
Un programma fitto di temi ed argomenti legati alla Regione Lombardia e alle molteplici possibilità di diffusione:
i problemi legati all’associazionismo italiano locale, le ricerche familiari, il recupero delle origini e l’importanza dell’appartenenza. La cittadinanza oggi. Come creare un progetto. Le competenze individuali e le responsabilità di partecipazione. Approfondire e conoscere lo Statuto della regione Lombardia, cosa che ritengo importantissima, perchè capire, avvicina . Lo spirito vecchio e nuovo del volontariato. La strategia territoriale, di Raffaele Arizzio, con una lettura funzionale e specifica delle diverse possibilità di approccio ad un obiettivo specifico di lavoro e l’importanza di conoscere prima, per costruire dopo. L’esperienza di Marta Carrer, Amm, nei progetti sociali in America Latina e gli obiettivi a futuro. Le “opportunità” (parola che ancora echeggia in sede Enaip) che offre questo incontro per i diversi sbocchi che possono scaturire da questo incontro. Speriamo molti!
Incredibile l’effetto della lingua italiana parlata da tutti/e con i diversi accenti. Molte anche le inquietudini che sono nate in questo primo e lungo incontro, dalle 09:00 alle 19:00.
Gli spunti di collaborazione, immediati, ne cito solo alcuni:
Partecipazione attiva al Portale dei Lombardi nel Mondo, strumento di diffusione anch’esso finanziato dalla regione, per far conoscere le diverse realtà associative e non, culturali e sociali dei diversi paesi partecipanti.
Creazione e sinergie in movimento: articolare un Gruppo Lombardo Giovani Latinoamericano.
Creare un gruppo di giovani lombardi al Nord dell’Uruguay.
Diffondere e promuovere tra i giovani lombardi e nelle diverse comunità, una presenza regionale solida, culturale e storica che non escluda i giovani, ma bensì che sia disegnata per loro, ecc.
Presenti la Presidente della Ass. Lombarda, Dott.ssa. Marina Cattaneo e Marta Ambrosini da Tacuarembò, Uruguay. Nei prossimi giorni molte altre personalità importanti interverranno al corso.
Questi i nomi dei giovani partecipanti:
Argentina:
Rafaela : Jorge Luis Garrappa
Mar del Plata: Julieta Mirella Paladino Ottonelli
Rosário: Georgina Morandini
Viedma: Martín Ezequiel Rebay Arriaga
Buenos Aires: María Paula Barbetti
Brasile:
San Paolo: Fabiola Ballarati Chechetto
San Paolo: Gabriel Capato
Uruguay:
Salto: María Belén Martinez Ambrosini
Montevideo: Leandro Rodolfo Vanoli Cipriani
Paraguay:
Asunción: Angélica Analí
Ci aspettano ancora molti giorni, imparare ad imparare, capire per avvicinarci, comunicare per crescere, sapere per decidere.
Tutti a bordo.

Patrizia Marcheselli
Portale dei Lombardi nel Mondo

lunes, 8 de febrero de 2010

1915: GLI ITALO-ARGENTINI NEL REGIO ESERCITO

Da una rivista “Fray Mocho” del 1915 scopro che, allo scoppio della Grande Guerra italiana -23 maggio 1915- scheggiava ancora la discussione sulla doppia nazionalità dei figli degli italiani emigrati in Argentina.
Tutto ciò per quanto riguardava loro l’obbligo di arruolarsi nelle forze armate italiane che combattevano contro l’Impero Austro-Ungarico per quelle terre del Trentino e la Venezia-Giulia.
Gli Stati Uniti invece, tramite il loro ambasciatore a Roma, Nelson Page, discutevano da due anni con l’Italia convenienze ed inconvenienze della doppia cittadinanza.
All’inizio della Grande Guerra, entrambi i due paesi, firmavano un trattato percui l’Italia riconosceva che i figli d’italiani naturalizzati americani non erano obbligati a fare il servizio militare, non compresi, ovviamente, i figli degli italiani non naturalizzati.
Ciò nonostante, ogni giorno arrivavano ai porti di Genova e Napoli piroscafi gremiti di giovani “riservisti” italio-americani che volevano difendere la Patria dei loro padri e nonni.
A quel punto si affermava che, l’Italia, non aveva bisogno di soldati che fossero alla guerra per cause strane al patriottismo e, aggiungevano: abbiamo un esercito enorme, fiero, ardito, invincibile…non ha bisogno di “vittime”… “In Italia –diceva un Tenente romano- versano tre cose: cibo, munizioni e soldati”.
Per chiarire questa situazione in Argentina, il corrispondente della rivista FM, si mise in contatto epistolare con note personalità politiche e militari italiani, come il Presidente del consiglio dei Ministri e Capo di Gabinetto, il pugliese Salandra; il Tenente Generale Comandante di Divisione a Torino, Chiarla; nonchè l’esule di Bardonecchia, Giovanni Giolitti.
Il primo –Salandra- rispose testualmente da Roma, il 18 agosto 1915: “Pregiatissimo signore, S.E il Presidente del Consiglio, per un criterio di massima costantemente adottato, si astiene dal fare, in questo periodo di tempo, dichiarazioni ai giornali. Ciò nonostante La prega di scusarlo se non può assecondare la sua cortese richiesta. Nell’adempiere a tale incarico, mi confermo con distinta considerazione. IL CAPO DEL GABINETTO DELLA PRESIDENZA. SALANDRA”.
Come si vede il Ministro elude dare una risposta concreta riparato nel segreto di stato in tempo di guerra.
Il secondo –Chiarla- invece, esprime il suo pensiero molto più precisamente: “Chi ha sangue italiano nelle vene, Italiano è in qualunque paese sia nato – il padre che lascia al figlio il geloso retaggio dell’onor suo ha diritto di lasciargli il titolo del quale, lungi dalla Patria, più si onora, di essere italiano. IL TENENTE GENERALE COMANDANTE DELLA DIVISIONE. CHIARLA. Torino, 15 Agosto 1915.”
Il terzo –Giolitti- che dopo un lungo periodo governativo, brillava nell’ombra come le stelle, rispose: “Bardonecchia, 16/8/15. Pregiatissimo Sig., la questione a cui si riferiva la sua lettera, non può essere risolta che dal governo, le opinioni dei privati anzichè facilitarne potrebbero rendere più difficile una conveniente risoluzione. Mi creda, suo devotissimo. GIOVANNI GIOLITTI”.
Anche in questo caso, il neutralista, si toglie di mezzo non prima di trasferire la responsabilita della decisione al Primo Ministro in carica, cioè Antonio Salandra.
Insomma, la situazione rimane uguale, cioè, i figli d’italiani anche se nati all’estero dovevano fare il loro dovere verso della Patria.
Ciò provocò che molti siano riusciti ad evitare le inchieste militari, muniti da passaporti argentini con cui attraversavano le frontiere del paese. Altri erano perseguitati dalla Polizia come disertori.
Un giurista milanese consigliava allo Stato italiano di usare la legge di estradizione e costringere il governo argentino a estraditare i figli d’italiani “rifugiati” nel paese sudamericano.
Il fatto è che una mossa di questo tipo avrebbe potuto consentire all’Argentina di richiedere l’estradizione di tutti i figli d’italiani nati sul territorio peninsolare.
Perciò lo “statu quo” verrà mantenuto fino ai nostri giorni con la differenza che oggi il servizio militare non e’ più obbligatorio, sostituito dalla professionalizzazione delle forze armate.
Gli italo-argentini che si arruolarono come volontari nelle forze armate italiane contro l’Impero Asburgico, furono lo scultore Manuel Vercelli ed il segretario del Console Argentino a Torino, Ricardo Erber, tra gli altri.
Vercelli era a Torino, per motivi di lavoro, allo scoppio del conflitto mondiale. Si arruola e va a finire in un quartiere sul fronte vicino a Udine. Ogni tanto, quando veniva congedato tornava al suo lavoro di scultore a Torino.
Erber, come si è detto, faceva da Segretario del Console a Torino. Rinuncia a questa carica e si arruola nel Regio Esercito per andare sul fronte italiano a difendere la Patria minacciata.

lunes, 1 de febrero de 2010

MIGUEL ANGEL Y SU GENIAL AMPLIFICADOR DE SONIDO

El descubrimiento, es de un equipo de la Università di Firenze: las medidas de la columna Trajana de Roma son iguales al interior del campanario “cinquecentesco” del Duomo de Pietrasanta cuyo proyecto, por la complejidad, podría ser atribuido al genio de Michelangelo Buonarroti.
Alto más de treinta metros, el paralelepípedo de solida mampostería de ladrillo, tiene una caña interna de forma insólitamente cilíndrica y fue creado para producir, a través de las campanas, una increíble columna sonora, el sonido autentico de una antigua y épica columna de mármol.
La nueva hipótesis pertenece a Gabriele Morolli, profesor de Historia de la Arquitectura del ateneo florentino y especialista en Miguel Ángel.
Para realizar obras ciclópeas y costosas (como la nueva basílica de S. Pietro en Roma o, en Firenze, la fachada marmórea de la Iglesia de S. Lorenzo, cuyo proyecto fue confiado al Buonarroti, pero nunca fue realizado), el Papa (segundogénito de Lorenzo de Medici y Clarice Orsini) había adquirido la Versilia al Estado Florentino para liberarse del monopolio extranjero de las milenarias cavas de Carrara.
El edificio de Pietrasanta fue realizado en torno al 1520 por Donato Benti, colaborador de Miguel Ángel que, entre 1516 y 1520, se había establecido allí para investigar un nuevo yacimiento de marmol por encargo del Papa León X.
El Prof. Morolli explica que, el campanario, tiene base cuadrada (lado de ocho metros) y sube en altura con las fachadas ligeramente inclinadas hacia atrás y rayadas por salientes y entrantes de ladrillo, destinados a acoger el revestimiento en placas de mármol, idea posteriormente no realizada, y con la estructura interna del campanario excavada por una grandiosa escalera tipo caracol autoportante, siempre en ladrillos, que sube a la celda campanaria con tres estrechamientos y un centenar de escalones.
La sorpresa esta, precisamente, en las medidas de la caña interna, también esta angostada. En efecto, los relevamientos de Enrico Venturini, colaborador de Morolli, no mienten: misma base, altura y dimensiones de la columna Trajana a partir del modulo-diámetro (18 palmos romanos, cerca 4 metros) elegido por Apollodoro de Damasco para transferir al mármol las empresas del emperador Trajano, con el primer monumento cocleo de la historia (en el exterior relieves en espiral continuo, en el interior, hasta la cumbre, una escalera de caracol).
Tema extremadamente apasionante aquel de la escalera cóclea que, en aquel inicio del “Cinquecento”, involucraba a Bramante (la escalera en el Patio del Belvedere en Vaticano), Leonardo (la escalera de caracol en el centro del Castillo de Chambord) y Antonio da Sangallo el Joven (la doble rampa del Pozzo di S. Patrizio en Orvieto).
Aun la computadora confirmaría la hipótesis que el núcleo poético de la invención del tornillo de Pietrasanta sea la idea reproducir fielmente, pero en inquietante negativo, las formas de la columna Trajana.
Invención arquitectónica de extraordinaria complejidad geométrica y genial sapiencia tecnológico-constructiva.
Morolli subraya: "Difícil atribuir un "capolavoro" de este tipo al modesto Benti. Es mas fácil imaginar el genio divino y caprichoso de Michelangelo que, por juego o desafío, ha usado aquel colaborador suyo para realizar una manufactura capaz de recrear la armonía de la celebre columna no a través de formas visibles, perceptibles por el ojo, sino mediante la propagación y la amplificación del sonido de las campanas: una grandiosa, cavada y etérea columna sonora".
Pues se trataría de un experimento, entre las hipótesis del Prof. Morolli, que Michelangelo pensaba aplicar en proyectos más emblemáticos como San Pietro en Vaticano o San Lorenzo en Florencia.

viernes, 22 de enero de 2010

LA LINGUA ITALIANA...SI PARLA SOLO CON LA BOCCA?

Leggendo una rivista “Caras y Caretas” -degli inizi del XX secolo- mi sono fermato in un articolo cui autore afferma che se avesse una figlia non vorrebbe che imparasse la lingua italiana, almeno prima di sposarsi.
Ho capito da questo commento che, altrimenti, la ragazza cadrebbe inesorabilmente nelle reti linguistiche-gestuali di qualche giovane emigrato italiano che, in quegli anni, sbarcavano in centinaia a Buenos Aires.
Basta solo sentire dire pomeriggio, mezzogiorno, tartaruga u ostrica per innamorarsi di quella lingua musicale che, accarezza l’orecchio e ammorbidisce il cuore, rendendolo più vulnerabile.
La lingua italiana comunque, non solo può suonare cosi dolce e sensuale, può anche lacerare quando è utilizzata in una lite o un’appassionata discussione sia per strada sia nel Parlamento della Repubblica.
C’è pure il fatto che, in Argentina, la lingua italiana si capisce pressoché senza difficoltà, anche se non sia parlata quotidianamente da tutti.
Ovviamente, con tanti emigrati italiani è talmente usuale sentire le loro parole e modi di dire che essi fanno già parte del lessico dell’argentino medio.
Non solo i più umili mortali pensano cosi, pare che anche Carlo V si sia accorto delle virtù della lingua Dantesca e abbia detto che lui parlava con i suoi soldati in francese, con il suo cavallo in tedesco e con le donne in italiano.
Il compimento del Re verso della lingua italiana, nei confronti delle donne, è proprio quello che preoccupa l’autore dell’articolo della “Caras y Caretas”.
Il fascino del linguaggio italiano però, è che la gestualità fa anche parte di esso e si parla non solo con la bocca.
Anzi, con le varie parti del corpo, cioè con le mani, con la ditta, con il movimento delle braccia, con la testa, con un sorriso, con una piega o una caduta di occhi, che faranno capire subito il senso del discorso o del richiamo.
Nel 1958 -il maestro del “design”- Bruno Munari, pubblicava il suo divertentissimo “Supplemento al Dizionario Italiano“.
In questo suo testo, l'autore esamina i vari modi di esprimersi senza parlare, non solo con le mani, ma con l'espressione del viso e, come si è detto, con atteggiamenti dell'intera persona.
Semplicissimo…quindi straordinaria capacità di osservazione…come lo sono tutti i concetti di Munari.
I gesti, resi più famosi dal cinema italiano, come l’”ombrello”, le “corna”, “che cosa dici?” (foto), "lui è matto", "tu sei testardo", "quello e' un ladro" o "meglio te ne vai!" sono già usati in tutto il mondo e sono diventati veri cenni universali.
Uno studio condotto da Susan Goldin-Meadow della University of Chicago, ripreso in un commento nella rivista The Lancet (2006;367:1383-4), ha dimostrato che se gli insegnanti, accompagnano alle spiegazioni dei gesti che siano di contorno e di commento alla spiegazione, gli studenti apprendono meglio la lezione.
Non un incitamento alla violenza ma una rivalutazione della capacità di gesticolare mentre si parla e si comunica, elemento spesso distintivo degli Italiani al di fuori dei confini della politica e per cui molti ci prendono in giro.
Il risultato ha evidenziato che il linguaggio informale, di cui la gestualità fa parte, aiuta gli studenti a comprendere meglio le materie più ostiche.
In particolare tanto più i due linguaggi, quello verbale e quello del corpo, danno informazioni diverse tanto più l’informazione che se ne riceve è completa.
Gli allievi di insegnanti che gesticolano molto capiscono meglio e trovano loro stessi dei gesti per esprimersi a loro volta.
Si rivaluta, dunque, l’importanza del linguaggio fatto di gesti e non solo per farsi comprendere meglio ma anche per sviluppare in maniera diversa il cervello e la sua capacità di integrare le informazioni.
Insomma, ancora una volta, gli italiani partono in testa e ci dimostrano palesemente che -nel campo della comunicazione umana- l'uso delle mani stimola la intelligenza.

miércoles, 6 de enero de 2010

UN PEZZO DI STORIA DIETRO UNA PITTURA

(Seconda puntata)
Da quel giornale “La Prensa”, del 18 giugno 1904 -nascosto e scoperto dietro la pittura acquisita dall’amico Raul Zimmermann-, ho appreso che in quell’anno, la collettività italiana dell’Argentina, era particolarmente indaffarata ad organizzare eventi di grande portata.
Appunto, 1904 c’era stato, tra l’altro, l’anno dell’inaugurazione del monumento all’”Eroe dei due mondi”: Giuseppe Garibaldi.
Adesso so di preciso come fu organizzato quell’atto che ebbe luogo in Piazza Italia, nel quartiere di Palermo.
L’opera dello scultore Eugenio Maccagnini venne inaugurata il 19 giugno 1904 con la presenza, tra l’altro, dell’allora Presidente Julio Argentino Roca e Bartolomé Mitre. Ecco i fatti.


All’1:00 p.m partiva la colonna principale dall’Avenida Pueyrredon, lungo l’Avenida Santa Fe.
Alle 2:30 arrivava in piazza la delegazione ufficiale e venivano intonati l’Inno Nazionale, la Marcia Reale Italiana e l’Inno di Mameli.
Poi si sentiva il discorso del Presidente del Comitato, Sig. Ambrosetti, dopodichè veniva scoperto il monumento equestre di Giuseppe Garibaldi.
La truppa, schierata sull’Avenida Sarmiento, salutava con 21 cannonate d’artiglieria e cominciava cosi la sfilata accompagnata dall’Inno a Garibaldi, interpretato da tutte le bande cittadine presenti.
In seguito, il Sindaco di Buenos Aires, Sig. Alberto Casares, dava lettura e firmava l’atto di consegna del monumento.
Alle 3:30, la colonna civile sfilava intorno al monumento eppoi venivano depositate corone di fiori ai suoi piedi.
Aderivano e marciavano inserite alla colonna, le società svizzere Filantropica, Federal Liberale Ticinese, Union Suisse, Svizzera di Ginnastica; l’Orfeon Rivadavia, partito dalla sede di via Victoria 2313; la Fratellanza Militare con banda e bandiera; la Società Unione e Fratellanza di Rufino; il Gran Oriente Argentino di via Cangallo 1242 schierava i suoi massoni e le loggie arrivate dall’interno del Paese; la Loggia Prima Argentina, la Loggia Capitolare di La Plata, la Federacion de Sociedades Francesas, la Società Italo-Argentina “I trovatori” ed il Comitato Albanese, si inserivano alla lunga colonna popolare.
Partecipava anche l’equipaggio della Crociera “Umbria”, con a capo il suo comandante, Capitano di Fregata, Coral.
Anche da Montevideo, trasportati sul vapore “Colombia”, arrivavano rappresentanti delle società della Capitale dello Stato uruguaiano nonchè legionari di Garibaldi col vesillo della Battaglia di San Antonio.
La Società Vittorio Emanuele II, organizzo una festa popolare presso la Expo di Palermo e l’artista Gottuzzo disegnò una bella medaglia commemorativa a richiesta del Comitato organizzatore e sotto modelo del Prof. Maccagnini.
Il sig. Giuseppe Parisi volle contribuire con la pubblicazione della produzione poetica dedicata a Garibaldi la cui prima lettura si era fatta presso il Circolo Italiano qualche giorno prima.
La Stella d’Italia organizzò un ballo presso i saloni di via Callao ed uno spettacolo con artisti come Pirovano e Bolognini, che rappresentarono la commedia “Il biricchino di Parigi”, e la Sig.ra Pirovano recitò un’ode a Garibaldi.
Il dott. A. B. Martinez, a nome della Fratellanza Italo-argentina fece una conferenza presso la “Operai Italiani” con proiezioni luminose sulle opere dell’italianità nella Repubblica Argentina e vedute di Roma antica e moderna.
Insomma, una impresionante dimostrazione di ringraziamento da parte di tutta la società argentina verso la collettività italiana ed i suoi ottimati che lottarono a fianco le truppe nazionali nel Rio de la Plata.

martes, 5 de enero de 2010

UN PEZZO DI STORIA DIETRO UNA PITTURA

(Prima puntata)
Un mio caro amico, imprenditore di successo e grande collezionista di oggetti d’arte -Raul Zimmermann- ha aquisito poco fa un quadro antico che gli piaceva molto. Al momento di fare il restauro della cornice, dietro il telo dipinto, si scoprì un mucchio di fogli –ormai ingialliti dal tempo trascorso- che facevano parte del giornale “La Prensa” del 18 giugno 1904. La scoperta fece si che lui, sapendo della mia passione per la storia degli italiani in Argentina, mi portò a conoscenza quel documento, d’altronde difficile di trovare. All’epoca, le prime pagine della stampa seguivano l’andamento della Guerra Russo-Giapponese però, ovviamente, la mia ricerca andò oltre, cioè verso quelle notizie che riguardavano l’Italia oppure le attività che coinvolgevano in qualche modo gli italiani.
Dopo gli indagini necessarie con l’aiuto dell’occhialino, mi sono messo a scrivere sul contenuto di questi fogli di carta o, meglio direi, su questo pezzo di storia del giornalismo argentino.


Varo della corazzata “Regina Elena”
Quest’è il titolo di uno degli articoli, in cui si descriveva come il giorno dopo, cioè il 19 giugno 1904, entrerebbe in servizio la fiammante nave da battaglia italiana. Quel giorno, il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena, sarebbero partiti insieme per La Spezia però, la Regina -consigliata dai medici reali- continuerebbe il viaggio fino al Castello di Racconigi per qualche giorno di riposo. Il Ministro della Marina, Vice Ammiraglio Mirabello invece, partiva in precedenza verso La Spezia, dove si trovava ancorata la Flotta del Mediterraneo, comandata dal Vice Ammiraglio Morin. Veniva pure annunciato che molto probabilmente ci sarebbero anche delle unità appartenenti alla Flotta Britannica, di sosta a Civitavecchia.
Infatti, dal 17 giugno 1904, c’erano a Roma circa 300 marinai britannici con a capo l’Ammiraglio Donville, comandante della Flotta inglese che visitava i porti italiani.
Quel giorno, Donville e parte del suo equipaggio, venivano ricevuti dal Re Vittorio Emanuele III per poi andare all’udienza, concessa dal Papa Pio X, che li conferirebbe la benedizione apostolica.
(Questo articolo fa riferimento alla nave da guerra -costruita all’Arsenale di La Spezia nel 1901- varata nel 1904 e perduta nel 1923. Con una stazza di 12.691 tonnellate, una lunghezza di 132,6 mt. ed una larghezza di 22,4, veniva propulsata da 2 motrici alternative di 19.000 HP ad una velocità di 21 nodi. Disponeva di un armamento di 2 pezzi da 305/40 mm., 12 pezzi da 203/45 mm., 16 pezzi da 76 mm., 10 pezzi da 47 mm., 2 mitragliatrici, 2 tubi lanciasiluri da 450 mm. ed un equipaggio di 700 marinai).

Incidenti e tumulti alla Corte nel processo “Pallizzolo”
L’avvocato Onorevole Altobelli, nel suo discorso, utilizzò frasi che scatenarono la furia del suo collega On. Spirito. Dopodichè, quest’ultimo minacciò di buttare per testa una bottiglia all’Onorevole Altobelli. Ecco perchè il Presidente della Corte ordinò la sospensione dell’udienza.
(Bisogna ricordare che questo processo era iniziato a conseguenza dell’assassinio dell’Onorevole Emanuele Notarbartolo (foto) sul treno da Termini a Palermo.
L’Onorevole “Padrino” palermitano, Raffaele Palizzolo, fu condannato ma, finalmente -per errori tecnici-, venne pure assolto. Fu questa la prima volta che l’opinione pubblica italiana sentì parlare di “mafia” come organizzazione malavitosa associata al territorio siciliano).


Nuovi vapori della Società “Italia”
L’"Italia Società di Navigazione a Vapore", cui vascelli facevano la traversata tra Genova e Buenos Aires, aveva mandato costruire 4 grandi piroscafi a doppia elica, da marcia rapida e più attrezzati delle navi precedenti.
Il primo sarebbe pronto nel mese di marzo dell’anno 1905 e la società aveva deciso stabilire dal luglio 1904 un servizio regolare quindicinale tra i porti del Mediterraneo e dell’Adriatico combinato con la línea del Rio de la Plata.
(Nel 1899 un gruppo di industriali genovesi, su iniziativa di Nicolò Odero, fondò la prima Società Italia di Navigazione a Vapore che armò sette battelli da trasporto passeggeri, tra i quali il “Ravenna” e suoi gemelli “Ancona”, “Siena” e “Taormina”(foto) molti quali costruiti dalla Workman, Clark & Co. Ltd. di Belfast per conto della compagnia Italia Società di Navigazione a Vapore).

Serata artistica al Salone di “La Prensa”
La serata, organizzata dalla Direzione del giornale, per il 21 giugno, avrebbe luogo al salone del palazzo dell’Avenida de Mayo e ci sarebbero dei noti artisti come Rosina Storchio, Edoardo Garbin ed il baritono Mario Sanmarco. Pure l’insigne tragico italiano Ermete Zacconi, noto come uno dei più ispirati interpreti del dramma contemporáneo -se non il primo- farebbe una conferenza sull’arte moderna e recitarebbe, come aveva sempre fatto, “I barattieri”, canto XXI dell’Inferno di Dante Alighieri. Farebbe anche il suo contributo artístico il pianista Gennaro D’Andrea, professore che come gli altri aveva offerto gentilemente la sua cooperazione.
(Questo articolo fa capire l’importanza culturale della Buenos Aires degli inizi del XX secolo, dalla venuta giù della soprano di Venezia, Rosa Storchio, il tenore Edoardo Garbin, nato a Padova nel 1865, il barítono Mario Sanmarco, nato a Palermo nel 1868 o l’attore Ermete Zacconi (foto) nato a Montecchio Emilia nel 1857).

jueves, 24 de diciembre de 2009

FESTE NATALIZIE

Quando ero un bambino aspettavo queste feste con ansia...o meglio, aspettavo i regali che ci avrebbe portato Gesù Bambino...
Quando ero un ragazzo non vedevo l’ora di brindare con i miei per andare di corsa dalla mia fidanzata.
Quando sono cresciuto cominciai ad assaporare l'amaro della mancanza di chi, purtroppo, già non era più tra di noi.
Man mano che sono passati gli anni, solo aspetto il regalo più bello che possa ricevere in questa vita: l’arrivo della famiglia allargata, mia mamma ormai anziana, mia moglie, il ritorno al nido dei nostri fligli, le loro ragazze...
Perciò stavolta rinuncio ai titoli complicati, anche perchè il messaggio in queste feste debe essere semplice: tanti auguri a tutti!
Che possiate vivere la bellezza delle cose in ogni momento, trovando anche in mezzo ai problemi a forza di andare avanti e di sorridere.
Carissimi utenti, vi auguro Buon Natale e Buon Anno 2010.

LOS SECRETOS DE LA CATEDRAL

La noche del 22 de Diciembre de 2009 -en la Sede del Colegio de Arquitectos del Distrito 5, Rafaela- por fin fue presentado en sociedad el libro “Los Secretos de la Catedral” de mi autoria.
La oportunidad de estudiar la Catedral en la que fui bautizado, tome la primera comunión y fui confirmado, llegó una noche de 1.987.
Entonces yo presidía la Asociación de Profesionales de la Ingeniería (API) y el Cura Párroco de nuestra Catedral, Mons. Idelso Juan Re, se presentó en nuestra sede sumamente preocupado y con el firme propósito de convocarnos a observar lo que estaba ocurriendo en el edificio de la Iglesia Mayor de la Diocesis. Allá fuimos junto al Ingeniero Homero Ingaramo.
Desde aquellos días y por mas de 20 años, la recorrí palmo a palmo, descubriendo nuevas y sorprendentes respuestas sobre su historia, su diseño y construcción.
Me interne en sus entrañas y pude percibir la textura de sus materiales, cerré los ojos y pude imaginar a aquellos artesanos en pleno tarea. Casi pude escuchar, en el silencio de su inmenso interior, las voces y rumores de la magnifica obra que aquellos hombres edificaron mas de 100 años atrás.
Volvía a la realidad con algun habitual encuentro con Francisco Curletto, nuestro querido "Pancho", el sacristán, parte de la historia misma de esta Iglesia.
Él, con su habitual precisión, dejaba fluir recuerdos, anécdotas y datos que nadie conocia como él.
Al inicio de los estudios ignorábamos la existencia y destino de los planos originales del templo. Después de un tiempo “prudencial”, Pancho puso en mis manos un gran rollo de planos que había guardado y preservado celosamente hasta el momento “oportuno”.
Yo fui el feliz destinatario de esa confianza y de ese tesoro que sirvió para ilustrar muchas de estas páginas.
Tantos elementos y esa sensación de confusión, ansiedad y desorden de ideas en tropel.
El Obispo Diocesano, Monseñor Héctor Romero y el, por entonces Canciller, Pbro. Alcides Suppo, abrieron los archivos del Obispado de Rafaela e inmediatamente llegó hasta mí ese inconfundible aroma a humedad y paso del tiempo.
Palpe cuidadosamente cada documento, mis ojos recorrieron con avidez cada renglón de cada página firmada de puño y letra por los hacedores del Nuevo Templo Católico de Rafaela. Allí están las notas con la rubrica del mismísimo Padre Dimas Mateos.
Creo que fue el instante sublime que encendió mi decisión de revelar a todos el gran descubrimiento.
Consideré que Rafaela merecía un libro ilustrado sobre su Catedral. O no son acaso, las Iglesias, los edificios públicos más relevantes de las ciudades y pueblos?
Buenos Aires, Cordoba, La Plata y nuestra italianísima ciudad “gemela”, Fossano, lo tienen.
Decia Honorato de Balzac: "Un buen libro es una victoria conseguida en todos los campos de batalla del conocimiento humano", yo me sentiría muy feliz y satisfecho si el lector extrajese un solo dato interesante de estas páginas ilustradas.
Antes de finalizar el acto de presentacion, entregue a Monseñor Franzini, los planos y documentos que me sirvieron para la investigacion realizada. Ellos deben quedar en custodia en los archivos del Obispado de la Diocesis para que en el futuro otros investigadores puedan profundizar en ellos.
Dichos documentos fueron acompañados por un inventario firmado por el Obispo Diocesano, Mons. Carlos Franzini, el autor del libro Arq. Jorge Garrappa y el Presidente del Colegio de Arquitectos del Distrito 5, Arq. Daniel Henzenn.

sábado, 21 de noviembre de 2009

SELEZIONE DI 10 CORRISPONDENTI TRA I GIOVANI LOMBARDI

L'Associazione Mantovani nel Mondo organizza il “Corso di formazione per Corrispondenti lombardi per la promozione della Regione Lombardia in Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile” finanziato dalla Regione Lombardia.
Il Corso, della durata di 15 giorni, si realizzerà a Buenos Aires nel mese di febbraio 2010 ed è diretto a 10 giovani lombardi residenti in Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile.
Il principale obiettivo del corso è “promuovere la Regione Lombardia all’estero attraverso la presentazione dello Statuto Regionale, la descrizione del funzionamento del sistema produttivo regionale e la presentazione delle opportunità offerte dalla Regione nei settori: impresa, università, servizi ecc.”
In questo modo si vuole offrire ai giovani di origine lombarda informazioni utili, inerenti alla Lombardia, da promuovere nei propri territori e l’opportunità di collaborare, con una borsa di studio prevista dal progetto, con la redazione giornalistica del Portale dei Lombardi nel Mondo.
Risultati attesi:
-Formare giovani corrispondenti in grado di promuovere il sistema Regione Lombardia nei propri territori e, allo stesso tempo, di offrire, attraverso il Portale dei Lombardi nel Mondo, informazioni utili inerenti i propri Paesi d’origine alla Regione e alla comunità italiana in generale;
-Raccogliere la “memoria” del passato sviluppando la conoscenza del presente dell’emigrazione lombarda;
-Aprire il cammino dei giovani verso una possibile professionalità nella ricerca dell’informazione testimoniale e soprattutto nella trasformazione di essa in prodotti audiovisivi e grafici;
-Produrre una informazione mirata alle necessità della comunità lombarda per permettere la preparazione di interventi futuri (Ponti interscolastici, Formazione di giovani imprenditori, supporto a imprenditori piccoli e medi nei rapporti con la Regione);
-Promuovere il consolidamento delle relazioni con la Regione Lombardia, la diffusione delle informazioni della Regione e la valorizzazione delle opere realizzate dai lombardi e dai loro discendenti in Argentina, Uruguay ,Paraguay e Brasile.
Il coordinamento del progetto verrà realizzato dall'Associazione Mantovani nel Mondo in collaborazione con Enaip Argentina.
Lo Start up del progetto:
1)Selezione corsisti: novembre -dicembre-gennaio 2009
• comunicazione ufficiale del progetto ai referenti AMM;
Argentina:
-Rafaela: Giorgio Garrappa (jgarrappa@hotmail.com)
-Mar del Plata: Fernando Rizzi (fernando_rizzi@hotmail.com)
-Buenos Aires e La Plata: Fabio Borroni (fabioluis2000@yahoo.it)
-Pergamino: Lidia Piatti (lidiapiatti1@hotmail.com)
-Rosario: Franco Tirelli (tirelli@estudio.tower.com.ar)
Uruguay:
-Montevideo : Daniela Chierichetti (dc@amerit.com.uy )
-Tacuarembo': Marta Ambrosini (italarm@adinet.com.uy)
Brasile:
-San Paolo: Ricardo Monezzi (rmonezzi@uol.com.br )
-Porto Alegre: Mirella Riboni (riboni@terra.com.br) e
-Amalia Laitano (amalia.laitano@via-rs.net)
Paraguay:
-Concepcion: Alberto Poletti (alberto_poletti@hotmail.com)
Modalità selezione:
• pubblicizzazione del corso attraverso i mezzi di comunicazione dei rispettivi Paesi (avviso alle istituzioni italiane, alle associazioni lombarde, ai patronati, alla stampa italiana ecc.);
• invio comunicazione ufficiale in cui si presenta il corso, si specificano gli obiettivi e si dettagliano i requisiti dei partecipanti; nella comunicazione il referente locale metterà i suoi dati affinché l'interessato possa contattarlo;
• inizio processo di selezione alunni in collaborazione con i referenti locali di ogni Paese;
2)Periodo corso: da lunedì 8 febbraio a sabato 20 febbraio 2010
Arrivo a Buenos Aires sabato 7, partenza domenica 21
3)Destinatari: n° 10 alunni possibilmente così suddivisi:
5 argentini
2 uruguaiani
1 paraguaiano
2 brasiliani
Requisiti:
• Età: dai 18 ai 35 anni
• comprendere l'italiano
• cittadinanza italiana: i partecipanti al corso devono essere cittadini italiani di origine lombarda
4)Enti organizzatori
Il coordinamento del progetto sarà svolto da:
• Associazione Mantovani nel Mondo: nella figura di Marta Carrer:
Tel: (0054) 11 4806-0241
Cell: (0054 9 )11 58060241
e-mails: mcarrer@hotmail.com
americalatina@lombardinelmondo.org
• Enaip Argentina: il corso si realizzerà nella sede di Enaip:
Sede Central
C.Pellegrini, 445, 8° “B”
(C1009ABI) Buenos Aires – Argentina
Tel./Fax: (0054) 11 4393-5566
e-mail: enaiparg@gmail.com
Per maggiori informazioni, prendere contatto con:
Jorge Alberto Garrappa
Portale Giornalistico Lombardi nel Mondo
Associazione Mantovani nel Mondo
jgarrappa@hotmail.com
jgarrappa@arnet.com.ar