"Escribid con amor, con corazón, lo que os alcance, lo que os antoje. Que eso será bueno en el fondo, aunque la forma sea incorrecta; será apasionado, aunque a veces sea inexacto; agradará al lector, aunque rabie Garcilaso; no se parecerá a lo de nadie; pero; bueno o malo, será vuestro, nadie os lo disputará; entonces habrá prosa, habrá poesía, habrá defectos, habrá belleza." DOMINGO F. SARMIENTO



domingo, 30 de marzo de 2014

UN EROE E' COLUI CHE FA QUELLO CHE PUO...GLI ALTRI NON LO FANNO

Di Giorgio Garrappa

All’alba del 21 maggio 1982, il Comando del Componente Naval Malvinas ordinava di decollare, in missione di ricognizione, all’Aermacchi MB-339, matricola 4A-115, pilotato dal Tenente di Vascello Owen Guillermo Crippa.
 
L’aviatore argentino -di origine lombarda- s’avvicinò in volo rasente e giunto alla baia San Carlos si trovò in mezzo alla flotta inglese. Arditamente attaccò, con tutte le armi di cui disponeva per poi tornare a casa e confermare la grandezza dello sbarco britannico in Malvinas.
Jorge Garrappa Albani, amico dell’eroe delle Malvinas e redattore del Portale in Argentina, lo intervistò e questa è la sua testimonianza su quella sua prodezza:
 
- All’epoca della Guerra di Malvinas a che unità apparteneva e qual’era il suo grado?
All’inizio delle ostilità ero stato destinato al 3zo. Stormo da Caccia e Attacco, composto da aerei A4-Q Skyhawk. Dato che non avevo ancora finito l’allenamento su quel tipo d’aereo tornai al 1mo. Stormo d’Attacco che contava con Aermacchi MB-326 e MB-339. Allora il mio grado era Tenente di Vascello, Pilota della Marina Militare Argentina.
- Quali erano gli ordini precisi ricevuti dal Comando della Marina Militare?
Quel 21 maggio, le truppe dell’Esercito Argentino -a presidio dello Stabilimento San Carlos- arretrarono per gli attacchi britannici dopo per perduto il contatto con Puerto Argentino. In quelle circostanze si ordinò il decollo immediato e il rilevamento della situazione. Sfortunatamente non mi venne autorizzato di cambiare l’armamento. Io avrei preferito caricare bombe per attaccare grandi navi da battaglia, invece dovevo osservare ed informare. Infine l’ordine preciso fu: "osservare l’ordinamento nemico ed attaccare elicotteri e lastroni da sbarco".
-Le cronache dell’epoca dicevano che Lei volò solo quel 21 maggio 1982?
E’ ben saputo che gli aerei da combattimento adoperano in gruppo. La minima sezione è formata da due aerei, però, la sera prima, nel ritornare da una missione, eravamo stati intercettati dai Harrier inglesi ed uno dei due nostri aerei venne colpito in un carrello(NDR: quello dell’allora Tenente di Vascello ed oggi Capitano di Fregata -RE- Horacio Eduardo Talarico) per cui dovette fare un atterraggio di emergenza.
Quella notte assieme ad un meccanico, in mezzo al campo, al buio della notte e senza mezzi adeguati, avevamo cambiato il pneumatico distrutto. All’indomani l’aereo doveva essere rimorchiato fino alla zona di rifornimento e controllo. Dato che queste operazioni avrebbero rimandato di troppo la partenza, si ordinò il decollo di un solo aereo. Così partì sull’Aermacchi MB-339 in direzione ovest volando a pochi metri sull’acqua.
-Sulle isole che cosa accadeva?
Sul mare antistante non c’’erano unità navali nè aeree nemiche, per cui rimasi veramente sorpreso tenuto conto che a pochi chilometri si stava sviluppando uno sbarco di grande portata.
Decisi di entrare nello stretto di San Carlos da nord, con il sole da dietro, attaccato alla costa, volando a 500 piedi e ad una velocità di poco più di 300 nodi.
Vicino al Promontorio di Quemes –proprio all’entrata dello stabilimento- mi trovai davanti un elicottero Sea Lynx della Task Force, sospesso a circa 1000 piedi sull’acqua probabilmente in missione DAT (deteccion aerea temprana). Mi disponevo ad attaccarlo quando vidi più in là quella grande nave da battaglia di fronte alla Estancia San Carlos.
Subito cambiai bersaglio ed entrai in picchiata sulla nave. Sapevo bene che con l’armamento di cui disponevo non avrei potuto affondarla ma solo annullare tutti i suoi sistemi elettronici lasciandola fuori combattimento. Allora puntai alle antenne e al ponte di comando e sparai per poi scappare dal fittissimo tiro dell’antiaerea nemica.
-Qualcuno ha detto che fu il primo sparo contro navi della Task Force, quest’è vero?
No, non è vero, non fu il mío il primo sparo contro la Task Force, invece ci fu il primo attacco aereo in San Carlos.
-Prima si era detto che la nave dannata fosse la fregata HMS Brilliant invece si trattava di un’altra?
Certo, fu la “HMS Argonaut”. (NDR: La Gran Bretagna riconobbe che il 21 maggio, verso le 10:30 un aereo Aermacchi provocò dei danni ad una nave. Benchè la rivista The International Defence Review disse che la nave colpita era la H.M.S. "Brilliant", in realtà si trattava della F-56 HMS “Argonaut”).
Finita la guerra il suo comandante, il cui nome non me lo ricordo bene (NDR: potrebbe trattarsi del Comandante C.H Layman), m’inviò una lettera in cui mi diceva che infatti la nave era stata colpita nei suoi sistemi di armamento e radar e scherzava dicendomi che da quel momento in poi i radar cominciarono a funzionare bene!!!
-Quella sua decisione di attaccare, benchè molto ardita, non metteva a rischio la missione principale?
Certo che se fossi stato abbattuto non avrei potuto informare come mi era stato ordinato però, questo era un rischio proprio del conflitto. A quel punto chi poteva garantire che d’aver compiuto l’ordine di attacare “solo barche da sbarco ed elicotteri” non sarebbe stato pure abbattuto da qualche missile, aereo, nave od elicottero nemico?
-Che cosa gli è venuta in mente dinanzi la possibilità di perdere la vita?
Non ho mai pensato a questo. Invece pensavo a cosa fare nel caso in cui fossi stato colpito, perciò quando scappavo dal fuoco della flotta britannica, una mia mano c’era sempre sulla maniglia da gettare il sedile. In caso fossi stato colpito, mi sarei subito, ma non ho mai pensato alla morte.
-L’Aermacchi MB-339 era utilizzato come aereo d’allenamento o da combattimento?
L’Aermacchi è un motoreattore adatto all’allenamento avanzato. Può anche portare armamento come cannoni, missili e bombe con le limitazioni proprie del tipo d’aereo. E’ un aereo molto nobile che ci permetteva persino di compiere qualche missione di combattimento.
-Ora dove si trova quel famoso aeroplano?
Purtroppo il 4A-115 fu venduto come rifiuto qualche anno fa e comprato da uno statunitense e da un argentino che si occupano di questi affari. Oggi si trova a Houston (USA). Un gruppo di argentini -del Museo Nacional de Malvinas di Oliva (Córdoba)- sta facendo il tentativo di ricomperarlo per rimpatriarlo.
-Com’è stata la sua vita dopo la guerra, immagino trattato da eroe o sbaglio?
Rinunciai nel 1984, dinanzi alle fregature a cui siamo stati sottomessi i reduci di Malvinas. Siccome non avevo che pochi anni di servizio non mi era stata concessa nemmeno una pensione per cui sono stato costretto a cercare lavoro, sposato e con figli.
-Sembra davvero una pazzia ma almeno è stato decorato per quella ardita azione del 21 Maggio dell‘82?
Sì, con la “Cruz de la Nación Argentina al Heroico Valor al Combate” (Croce della Nazione Argentina all’Eroico Valore in Combattimento).
-Si ritrova ogni tanto con i reduci di guerra, siano argentini o inglesi?.
Si, periodicamente mi ritrovo con i Reduci della Guerra di Malvinas (VGM) argentini ma non con gli inglesi. Appartengo alla Federaciónes Rafaelina ed alla Santafesina di VGM. Tutti collaboriamo mensilemente offrendo un contributo a favore di scuole, istituzioni e si da pure un appoggio alla comunità in caso di calamità. Infatti la Federación ha collaborato durante gli allagamenti che colpirono la città di Santa Fe. Qualche giorno fa, si è consegnato un importante aiuto agli abitanti di Salta, colpiti da nuovi allagamenti.
-Tenente Crippa, Lei sa che il suo cognome è di origine lombarda?
Certo. Per quanto ho potuto sapere i Crippa sono di origine Celtica, e per lo più abitavano nei pressi di Milano. Il registro più antico risale –secondo gli archivi di Milano- a Francesco II Crippa, arcivescovo di Milano tra 1409 e 1414. Per lo più erano soldati e preti. Poi cominciarono a lavorare da commercianti e contadini.
Molti combatterono e morirono durante le guerre italiane facendo parte dei gruppi alpini così risulta dai registri. Esiste ancora oggi il Castello Crippa e la Cappelletta dei Crippa, vicino Pianetta.
Dopo la grande crisi europea del XIX secolo, mio trisnonno Carlo, partì con il mio bisnonno Luigi, sua moglie e figlia (Marietta) verso l’Argentina. (NDR: Carlo (63), Luigi (33) con sua moglie Emilia (20) e loro figli Davide (15) e Maria (2) arrivarono a Buenos Aires il 30 agosto 1887 sulla nave Perseo). Un’altra parte della famiglia si recò in Brasile (no mi ricordo il paese dove si erano fermati) e mi pare che siano stati i primi italiani in quel Paese; altri invece si recarono negli Stati Uniti.
Da Buenos Aires si trasferirono a Esperanza essendo ospitati dal maccellaio Maradona, papà del famoso chirurgo, finchè le fossero consegnate le terre in località Felicia. Intanto faceva il maccellaio.
Trisnonno e bisnonno si trasloccarono ad Arrufo e poi nonno Giuseppe e mio prozio Enrique li si aggiunsero. Comprarono delle terre in Colonia San Rafael e montarono la prima usina, la stazione di rifornimento di benzina e l’officina meccanica.
Io nacqui nella Estancia "La Ramada" di Sarmiento, li abitava uno zio e i miei genitori lo visitarono quando è venuta la cicogna…
-Allora si potrebbe dire che lei è nato lì per caso?
Potrebbe dirsi ma il "mio paese" è senz’altro Arrufó. A dire il vero ho vissuto sempre in campagna ed ho frequentato la Scuola Media a Santa Fe per forza perchè nel mio paese non ce n’era nessuna. Più tardi frequentai la Escuela Naval Militar e poi la Escuela de Aviación Naval.
Nel ‘85 dopo aver cercato lavoro dappertutto lo trovai in Sunchales all’aeroclub. Come ho detto prima mi è stato molto difficile trovare lavoro sia per essere militare che reduce di Malvinas, tutte le porte mi si chiudevano proprio sul naso.
Avevo più offerte all’estero che qui, tranne l’Aerolineas Argentinas e l’Austral in cui grazie a Hilario "Ciro" Valinotti, attuale presidente dell’Aeroclub Sunchales, ho sempre avuto le porte aperte. Però, la mia essenza contadina non mi permetteva di radicarmi a Buenos Aires. Comunque ringrazio Iddio per avermi radicato a Sunchales.
Sunchales e Rafaela mi attirano moltissimo. A queste comunità devo tutto. Mi hanno accolto pienamente ed hanno dato tutto ai miei cari. Dio mi è stato sempre accanto.
-Ora parliamo dell’aeronautica militare di oggi. Si dice che i piloti militari poi vanno a ingrossare il settore privato perchè si guadagna di più. Cosa ne pensa?
Io appartengo alla Marina Militare, non all’Aeronautica Militare ma è così, c’è un importante esodo di piloti preparati ad alto prezzo per il Paese. Penso che più di una questione economica –anche se è vero che gli stipendi privati sono più alti- sia una questione politica, cioè di smantellare le Forze Armate Argentine. I piloti militari si trovano in condizioni di grande precarietà senza i mezzi che ci vogliono per la loro formazione e gli aerei non ricevono un’adeguata manutenzione. Per questo sono capitati tanti incidenti fatali negli ultimi anni ed anche incidenti minori che non vengono informati dalla stampa.
Oggi un pilota militare argentino vola in un anno, le ore che dovrebbe volare in un mese per mantenere l’alta capacitazione.
A proposito, l’Aermacchi 4A-115, che dovrebbe essere stato considerato patrimonio storico dell’Argentina - per le missioni compiute durante la guerra- è stato invece venduto come rifiuto a cambio di pezzi di elicotteri destinati alla campagna antartica.
Dunque, a parte che sia vero che gli stipendi privati triplichino quelli dei piloti militari, credo che l’esodo sia per mancanza di motivazione.
Il 1° aprile 2008, si chiudera il 1mo. Stormo Aeronaval d’Attacco, in questo caso per mancanza di aerei. E’ molto triste e preoccupante.
-Un’ultima domanda Tenente, lei ha conosciuto il pittore Allan O’Mill?
Si, lo conosco molto bene...sono un’orgoglioso amico di Allan O’Mill...insieme a lui abbiamo dipinto quel quadro che oggi si trova da un colezzionista privato italiano (NDR: legato alla ditta Aermacchi). Allan, da qualche tempo risiede in provincia di Macerata, nella regione Marche in Italia, proprio di dove erano i miei nonni materni di cognome Pepa.
Allan è un notissimo pittore ed è diventato pittore ufficiale della Marina Militare Italiana.
I cinesi dicono: Se vuoi sapere che cosa ho fatto durante la guerra chiedi al mio nemico.
Gli inglesi così ricordano l’ardita azione del pilota argentino:
Crippa riporta la sua scoperta alla Torre di Controllo di Stanley e annuncia la sua intenzione di attaccare la flotta. A bassa quota e ad alta velocità compare sul radar di Fanning Head sparando i suoi missili Zuni sulla HMS Argonaut. Crippa scarica anche i suoi cannoni da 20 mm e prima di scappare prende nota della quantità e del tipo di navi ancorate nelle acque di San Carlos. Lui ricevette la più alta decorazione argentina al valore in combattimento. Quel giorno i britannici provarono per la prima volta il coraggio e la determinazione che caratterizza i piloti militari argentini.
Norma Martín -sposa di Owen- e i loro quattro figli: Paola Susana, Federico Guillermo, María Ángel e Facundo José, completano l’orgogliosa famiglia di quest’ eroe argentino-lombardo che assieme ad un aereo italiano -uscito dalla Società Anonima Nieuport-Macchi fondata da Giulio Macchi nel 1913 a Varese- uniti in solitudine, ebbero il loro battesimo del fuoco contro la Task Force britannica nella Guerra di Malvinas.
Benchè il Tenente Owen Crippa fu decorato per la sua prodezza, si commuove ancora nel ricordare quei giorni lontani, ma il suo profondo dolore nasce dalla consapevolezza di sapere che c’è un nefasto piano concepito e diretto allo smantellamento delle forze armate argentine ed a calpestare i suoi uomini senza distinzione di nessun tipo.
Il peggio è che la società argentina non reagisce ancora di fronte a queste sistematiche manovre che puntano a distruggere le istituzioni di una nazione che dovrebbe essere esempio di democrazia in tutto il sudamerica.

lunes, 10 de marzo de 2014

PANTHEON: DEVELADO EL SECRETO DE LA CUPULA

Por Jorge Garrappa
 
"Imagínense que impresión podía sucitar entre el público la visión del emperador Augusto que, en el momento exacto de cruzar el umbral del panteón, era iluminado por los rayos del sol como un reflector de escena".

Es Eugenio La Rocca, superintendente del patrimonio cultural histórico de la ciudad de Roma (desde cuando era intendente Francesco Rutelli hasta la época de Walter Veltroni), profesor ordinario de la Universidad La Sapienza y curador de la muestra blockbuster "Augustus" en el Quirinale, quien revela el back stage de un espectáculo astronómico único.


Un espectáculo bien pensado, diseñado por el primer emperador de Roma, que se manifestaba un solo día del año.

Pero no en cualquier fecha (porque nada en la arquitectura y la planificación urbana de la antigua Roma se dejaba al azar). Solo el 21 de abril al mediodía. Emblemática coordinacion que se refiere al nacimiento de Roma, la fundación de la ciudad eterna, a instancias de Rómulo.

Hasta ahora, la cúpula impresionante del Panteón (monumento erigido en tiempos de Augusto, posteriormente reconstruido por Adriano en la primera mitad del segundo siglo AC) ha estimulado profundos estudios e innumerables leyendas y curiosidades relacionadas con su "oculus", única ventana circular (con un diámetro de nueve metros) que se abre en el centro de la cúpula titánica.

Este “opaion” (en palabras de los antiguos ) tiene un significado arqueo- astronómico muy específico que ha sido reconstruido y documentado por La Rocca, que une por primera vez una serie de fuentes con recientes descubrimientos arqueológicos.

El estudio fue presentado durante una conferencia en la Biblioteca Vallicelliana bajo el título de "Augusto en el Campus norte de Marte"

LA PUERTA DE BRONCE

"Los rayos del sol, fluyendo desde el oculo, siguen golpeando las paredes del templo como un reflector de escena, anunciando el paso de las estaciones y destacando en ciertos días los puestos y exedras - dice La Rocca - la banda brillante se dirige y golpea a la perfección la puerta principal del panteón el día 21 de abril, el nacimiento de Roma, a mediodía. El faro de luz centraba, y centra aun hoy, la entrada del templo.

Que fuese un fenómeno solar vinculado a Augusto lo confirman los hallazgos recientes, frente al Panteón, las escaleras originales del templo de la época de Augusto: "Estos resultados muestran que el Panteón reconstruido por Adriano, que es lo que vemos hoy en día, ha conservado la "orientación hacia el Norte - refleja la Rocca – del edificio de Augusto también se conservan las puertas monumentales de bronce.

Por lo tanto, hay muchas razones para suponer que el fenómeno de la luz del sol también se relaciona con el Panteón de Augusto, construido como se sabe por Agripa, amigo y yerno de Augusto, que imaginamos de conformación similar, aunque de estructura menos compleja, pero con la misma tipologia de fachada ".
Y porque esta mise -en- scène ? "Es el programa político de Augusto - destaca La Rocca – restituir su figura como nuevo fundador de la ciudad, en el signo de la paz. Un auténtico "teatro solar ".

sábado, 8 de marzo de 2014

MUJER


Por Jorge Garrappa
 

A todas las mujeres en su día…que son todos los días de la vida...


Mujer que me regalaste la vida
Y, a veces, olvido agradecerte

 
Mujer que me diste el corazón
Y, por ti, pude conocer la pasión


Mujer que me estregaste el alma
Y por ti pude descubrír el amor 


Mujer que curaste mis heridas
Y no pediste nada a cambio


Mujer que me regalaste el tesoro
De mis retoños


Mujer que me alientas dia a día
Para no desfallecer


Mujer que me hiciste sufrir tanto
A tu manera


Mujer que me hiciste tan feliz
A tu manera


Mujer que por siempre adorare  
A mi manera


Mujer que sin tu piel perfumada
No viviria un solo minuto


Mujer que sin tu aguda intuición
No viviria una sola hora


Mujer que sin tu alma tan noble
No viviria ni un solo día


Mujer que sin tu belleza inmane
No viviria un solo instante


Mujer …
Eternamente mujer...!!!

viernes, 21 de febrero de 2014

DICTADURA POP O DESPOTISMO DEMOCRATICO?

Por Jorge Garrappa


Los dolorosos acontecimientos de Venezuela y las declaraciones cruzadas entre el gobierno –legitimo en tanto elegido por mayoria- y la oposición, deben hacernos reflexionar.

Independientemente de los resultados electorales (frecuentemente sospechados de fraude), cualquier republica debe funcionar con sus tres poderes, independientes uno del otro, y dentro de su carta magna o constitución nacional.

Pasa que, a poco de andar, el poder ejecutivo comienza a avasallar y a tratar de someter a los otros poderes para poder imponer su voluntad, aduciendo su legitimidad democrática.

Allí muere la Republica y la Democracia es solo una máscara que sirve para ocultar el rostro de una dictadura o de un despotismo.     

Sobre el particular, encontré un interesante articulo -en el sitio www.laspi.net- para incluirlo en este debate.  

Comienza diciendo que: Democracia, república y dictadura son conceptos que nacieron con griegos y romanos. Aristóteles fue quien legó la clásica diferencia de formas de gobierno entre Democracia (gobierno de la mayoría), Aristocracia (gobierno de los mejores) y Monarquía (gobierno del más noble con aceptación del pueblo), con sus desviaciones: demagogia (gobierno de las mayorías sin respeto a las leyes), oligarquía (gobierno de los más ricos) y tiranía (gobierno unipersonal despótico).

Fueron los romanos, por su parte, quienes institucionalizaron la “dictadura” (concentración de poder en una persona designada por tiempo limitado) -lo normal era seis meses- frente a graves peligros o conmociones que requerían decisiones rápidas, no demoradas por los debates del Senado. El dictador era designado por uno de los Cónsules por orden del Senado y, al vencimiento de su mandato, volvía a ser un ciudadano más. Durante el ejercicio de su legítima función concentraba todos los poderes, salvo el de disponer del tesoro público sin autorización del pueblo. La mayoría de los dictadores –Tito Larcio, Postumio Cincinato, Camilo y Papirio- terminaron incluso sus funciones antes del culminar el período por el que se los había nombrado. La pretensión del más famoso de los dictadores, Julio César, de convertirse en vitalicio, terminó con su asesinato en el propio recinto del Senado.

La institución de la dictadura tuvo, entonces, origen legítimo ya que se originaba en una decisión institucional. Su eco aún resuena en muchas Constituciones modernas, en la figura del Estado de Sitio. Fue sin embargo luego de la fragmentación medieval que atravesó Europa tras la caída del Imperio que las normas trabajosamente elaboradas por griegos y romanos fueron cediendo ante el ejercicio puro del poder feudal, se diluyeron ante el poder absoluto de las monarquías del siglo XVII e incluso el reinado revolucionario del “terror”, hasta llegar al siglo XX en que los dictadores llegaron a surgir tanto del voto popular (Hitler o Mussolini, entre otros) como de revoluciones, golpes de estado, guerras civiles o asonadas violentas (esta lista sería interminable...). Ya no eran sólo “dictaduras”, sino “totalitarismos”, porque el alcance del poder llegaba a la totalidad absoluta de la vida social y ciudadana.

Sin embargo, en todos los casos y a diferencia de los dictadores romanos, como lo estudiaron Bobbio y Sartori, estas dictaduras totalitarias no tuvieron ni plazos fijos, ni limitaciones institucionales, dedicándose a crear una nueva legalidad con la que pretendían conseguir legitimidad al margen del complejo edificio institucional republicano, con la pretensión, definida por Schmitt, de autoconsiderarse “soberanas”. Las justificaciones fueron diversas: nacionalistas, raciales, sociales, religiosas o ideológicas. En el fondo, el individuo, sujeto fundamental del contrato social tácito que dio legitimidad al poder a partir de la Ilustración comenzó su retroceso conceptual hasta quedar reducido a un “objeto” del ejercicio de ese poder, sin facultades esenciales que pudieran quedar al margen de la pretensión de la coacción que –esa sí- superó ampliamente su viejo origen romano.

De lo dicho queda claro que “dictadura” y “democracia” no necesariamente se originaron como antinómicas, como sí lo son hoy “dictadura” y “república”. Los antiquísimos dictadores de la Roma republicana han sido la inspiración de los modernos dictadores “plebiscitarios”, los que sin embargo sí sienten mortificación ante los requerimientos de la República, forma de gobierno cuya finalidad es el bien común pero cuyo entramado esencial es la limitación temporal, la división de los poderes, los contrapesos armónicos y articulados entre el Congreso en el que radica la soberanía del pueblo y dicta leyes, el Presidente del gobierno que ejecuta las leyes, y el Poder Judicial que controla que ninguno de los dos avance sobre los derechos de las personas, de los “ciudadanos”, fundamento último de todo el edificio constitucional y legal del mundo democrático moderno.

¿Pueden ser, entonces, democráticos los dictadores de hoy? Esta pregunta, si es orientada al origen de su gestión, puede ser respondida afirmativamente.

El poder del dictador puede tener un origen democrático. Sin embargo, el consenso político moderno es que “democracia” y “república” son hoy términos inseparables, y que aunque en su origen el poder sea democrático, esa legitimidad de origen se pierde si es ejercido sin respetar los límites que establece el pacto constitucional en cada país.

El origen democrático no alcanza para legitimar la acción de quien obre más allá de sus facultades constitucionales o no respete sus mecanismos de formación de decisiones.

Una dictadura de origen democrático, contra la que prevenía Tocqueville al hablar de la paradoja del “despotismo democrático” o “tiranía de las mayorías”, sería en el estado actual de evolución del mundo occidental un contrasentido inaceptable, aún a pesar de su consenso electoral de origen, y quitaría legitimidad al poder que lo invocara. Este concepto ha sido incorporado a la Constitución en forma expresa en el juego armónico de sus artículos 14 a 21, 28, 29 y 36, e internacionalmente en la propia Carta de Derechos Humanos de las Naciones Unidas –artículo 21-, habilitando su violación el derecho de “resistencia la opresión”, como lo hace el propio artículo 36 de nuestra Carta Magna.

De ahí que invocar “democracia plebiscitaria”, “predominio claro en las encuestas”, “opinión pública mayoritaria”, “consenso aplastante” y consignas por el estilo para justificar decisiones de gobierno no previstas en la Constitución es inherentemente contradictorio con la vigencia de la democracia republicana, la única que hoy es aceptada en el mundo occidental como legitimante del poder. No hay democracia sin respeto escrupuloso a los derechos de las personas o sin libertad de opinión, de expresión y de prensa para los ciudadanos, de forma que puedan participar como tales en las cuestiones públicas y puedan eventualmente, reemplazar al poder por otro mediante el libre juego institucional. Los derechos de los ciudadanos, por su parte, no admiten ser subsumidos en colectivo alguno, mayoritario o minoritario, y tienen como depositario y destinatario a cada uno considerado individualmente, como célula política individual y libre, superior al propio Estado y al que se somete sólo en la medida escrita en la Constitución y las leyes dictadas según sus normas.

¿Qué pasa en nuestro país? ¿Pueden las “facultades extraordinarias” otorgadas por el Congreso al presidente a pesar de la prohibición del artículo 29 de la Carta Magna, la reforma institucional –modificando de hecho más que de derecho la propia Constitución- al convertir virtualmente en unicameral el sistema constitucional con la reglamentación de los Decretos Ejecutivos de “necesidad y urgencia”, las formas politizadas de destitución de los jueces, la delegación parlamentaria de las facultades de asignaciones presupuestarias al poder ejecutivo o el virtual vaciamiento de los derechos efectivos de los ciudadanos, ser considerados elementos “antirrepublicanos”, y en consecuencia, también antidemocráticos? ¿Le quitan legitimidad al poder?

Está claro que, por lo pronto, no son precisamente un arquetipo de perfección institucional, y que aunque aún vivamos “en el infierno”, como gusta repetir el presidente, poca justificación jurídica existe frente a tanto dislate. Estamos a mitad de camino entre el puro poder y el poder constitucional, en una situación “pre-constituyente” con rumbo indefinido, y de lo que pase en los próximos tiempos dependerá dónde termina de ubicarse la Argentina.

En todo caso, sería de desear que sobre la facilidad de gobernar que le otorga esta fenomenal coyuntura económica de la que no gozó ni siquiera el Perón de sus primeros tiempos, el presidente –que concentra poder, y en consecuencia, también responsabilidad- asuma el rol de estadista y lidere la restauración democrática, consolidando las formas republicanas y la solidez institucional para reconstruir la república democrática que alguna vez nos hizo grandes. Si en lugar de hacerlo sigue en su hambrienta acumulación de facultades, mayores aún que las de los dictadores romanos ya que alcanza al manejo de los fondos públicos, no faltará más tarde o más temprano que comiencen a surgir desde el fondo de la historia los viejos fantasmas de la intolerancia sin límites, provocando el renacimiento de pasiones encontradas inmanejables como las que, desgraciadamente, hemos sufrido hasta hace muy pocas décadas.

La claridad del análisis me exime de mas comentario salvo medir los riesgos que corre no solo el pueblo de Venezuela sino el de casi toda la AmericaLatina, incluida la Argentina.

EL FANATISMO


Por Jorge Garrappa

 

Hoy tengo la convicción más profunda que, el fanático, es el más grande enemigo de la libertad que existe en una sociedad.
El fanatismo es ciego, de tal ceguera que no quiere ver el mal que hace. Yo lo se muy bien.
El fanático denuncia lo malo, que nunca encuentra en sí mismo, porque está atascado en su propio fango.
El fanático siempre pone a los “buenos” de su lado y a los “malos” los ubica enfrente.
A estos últimos, los considera sus enemigos y, por ende, se les puede maltratar sin ningún reparo.
Para el fanático el fin justifica los medios pues, solo el fin que él persigue, es “bueno”.
Los demás están todos equivocados y, por ello, no tienen ningún derecho a pensar distinto.
Esto lo habilita a usar, en la mayoria de los casos, medios inmorales e ilegales para combatirlos.
Se debe condenar el mal, pero dentro de la ley y la moral, teniendo en cuenta los principios fundamentales de la tolerancia.
Como afirmaba Voltaire: “Detesto lo que dices, pero defenderé a muerte tu derecho a decirlo”.
La tolerancia, sin embargo, debe aplicarse de manera correcta, con ciertos límites, pues en ocasiones es directamente imposible presenciar una injusticia sin protestar.
Más aun, juzgaríamos sin dudar un minuto, como una vileza querer aparecer neutral. Por ello la protesta social, en paz, es un derecho inalienable de los pueblos.
Es falso plantear la disyuntiva polar entre el fanatismo y el relativismo o escepticismo.
Nunca hay que olvidar ese proverbio que dice: como la tierra es redonda, los extremos tienden a tocarse.
La ceguera violenta del fanático y la ceguera cínica del escéptico frecuentemente se cruzan y se unen para el mismo mezquino fin.
Las sociedades necesitan –hoy mas que nunca- valores firmes, convencimientos, no hipotesis.
Esto, para los fundadores del estado de derecho, resultaba sencillamente evidente.
La abolición de la tortura no fue el resultado de una hipótesis. Los derechos humanos no fueron una propuesta. Sino una proclamación.  
La aparente terquedad con que los pueblos, libres por naturaleza, alzan determinados valores humanos innegociables, responde a una profunda y antigua sabiduría.

viernes, 14 de febrero de 2014

SI TUVIESE QUE ENSEÑARLES ARQUITECTURA

Le Corbusier

(Texto publicado en Architectural Design, vol. 29, febrero de 1959)

 

La arquitectura de la nueva edad ha triunfado en todo el mundo. Pero todavía está sujeta a una oposición violenta e insidiosa. Desbarata demasiados prejuicios y demasiados intereses creados. Todo el país está controlado por la obstrucción comercial y por arquitectos que emplean técnicas anticuadas, por lo cual les es imposible conformar las demandas de una clientela nueva. Invocan tradiciones sagradas, el buen gusto, la belleza – Pericles o Luis XIV, o cualquier cosa de ese orden.

Los maestros de las escuelas están extremadamente preocupados por la curiosidad de sus alumnos, por sus preguntas indiscretas, por su entusiasmo casi irrefrenable. La vida ya no es una broma para la mayoría del cuerpo docente en muchas escuelas.

El inmenso futuro de la arquitectura moderna, que es, al fin de cuentas, el equipo de una nueva civilización, no debería estar mezclado con intereses creados. La vida recién comienza para una nueva arquitectura y tiene una larga vida por delante. ¿Por qué negarle la posibilidad de alcanzar belleza y grandeza? Esta clase de objeción es fútil e injustificada. Pero igualmente es importante reconocer que se han cometido muchos errores en el campo de la arquitectura moderna, especialmente por parte de la gente joven que imagina que la casa del hombre moderno es una caja de jabón. Pero el mayor daño ha sido hecho por los plagiarios que toman las superficialidades de la arquitectura moderna y simplemente las aplican sobre los mismos viejos esqueletos. Si el trabajo no está aún terminado (y por cierto que no lo está), es el deber de las autoridades reconocer que el mundo evoluciona constantemente y que, por lo tanto, la arquitectura, como expresión de una edad, debe ir delante. Se le debe dar a la arquitectura la oportunidad necesaria para poder experimentar prácticamente.

Uno de los aspectos cruciales de toda la cuestión estriba en la enseñanza de la arquitectura en las escuelas. A este respecto ciertos países están dormidos y se abrazan a la tradición: los estudiantes están bien, pero los profesores... Todavía no dudan, dos mil años después, en ser más romanos que los romanos, más alemanes que los alemanes... El nacionalismo sólo sirve para adornar la arquitectura con toda suerte de accesorios que nada tienen que ver con el problema real. En todo el mundo he notado que la enseñanza de la arquitectura, de cualquier forma que sea encarada, es siempre fragmentaria y superficial - a veces, aparentemente sobre el viejo modelo Beaux Arts, a veces ausente de algún significado estético (como' en algunos países orientales), a veces un poco exagerada (como en la mayoría de los países técnicamente progresistas, como Norteamérica).

Lo que es aún más incongruente, es ver la fiera oposición de nuestros padres y abuelos (magistrados, concejales, etc.), a cualquier manifestación del espíritu moderno. ¿Para quién son proyectadas las ciudades del futuro? ¿Para aquellos que morirán pronto, con sus costumbres ancladas en el fondo de sus estómagos, o para aquellos que aún no han nacido? Su actitud defensiva es absurda.

La arquitectura provee la estructura para una civilización (habitación, trabajo, esparcimiento, circulación); y así la arquitectura es también urbanismo. Ya no es posible separar la arquitectura del urbanismo - son una y la misma cosa. ¿Pero qué signos hay del urbanismo moderno? Recién ha nacido, es una nueva ciencia con pocos profesores. Y son todos jóvenes. Seguramente merecen el reconocimiento universal.

¿Si yo tuviese que enseñarles arquitectura? Es una pregunta bastante embarazosa...

Comenzaría por prohibir los "órdenes", por poner un fin a este palabrerío hueco de los órdenes, a este desafío increíble a la inteligencia. Insistiría en un respeto real por la arquitectura. Por otra parte, contaría a mis alumnos cuán conmovedoras son las cosas en el Acrópolis de Atenas, cuya sublime grandeza comprenderían más tarde. Prometería una explicación de la magnificencia del Palacio Farnesio, y del amplio golfo espiritual existente entre el ábside de San Pedro y su fachada, ambos construidos con el mismo "orden", pero uno por Miguel Ángel y la otra por Maderna. y muchos otros de los hechos más simples y ciertos de la arquitectura, cuya comprensión exige cierta maestría. Enfatizaría el hecho de que la nobleza, la pureza, la percepción intelectual, la belleza plástica, y la eterna cualidad de la proporción, son los goces fundamentales de la arquitectura que pueden ser entendidos por cualquiera.

Trataría de inculcar en mis alumnos un sentido preciso de control, de juicio imparcial y del "cómo" y del "por qué"... Los entusiasmaría para cultivar este sentido hasta el día de su muerte.

Pero quisiera que lo basaran sobre una serie de hechos objetivos. Los hechos son fluidos y cambiables, especialmente hoy en día, así que les enseñaría a desconfiar de las fórmulas y les trataría de hacer entender que todo es relativo.

Pregunto a un joven estudiante: ¿cómo hace usted una puerta?, ¿de qué tamaño?, ¿dónde la pone?, ¿cómo hace usted una ventana? Pero, incidentalmente, ¿para qué sirve una ventana?, ¿sabe realmente para qué se hacen las ventanas? Si lo sabe, podrá explicarme por qué una ventana es cuadrada, rectangular o curva. Quiero razones para ello, y agregaría: piénselo: ¿necesitamos realmente ventanas hoy en día?.

¿En qué parte de un cuarto pone usted una puerta?. Quizás tenga varias soluciones. Usted tiene razón, hay varias soluciones y cada cual da una sensación arquitectónica diferente. Ya ve esas diferencias de solución son la base misma de la arquitectura. De acuerdo con la forma en que usted entra en un cuarto, y de acuerdo con la posición de la puerta en la pared, usted tiene una impresión determinada y la pared que perfora toma características determinadas.

Usted siente que ha descubierto la arquitectura. De paso, le prohíbo trazar un eje en sus planos, los ejes son meramente una fórmula para encandilar al lego.

Otro punto, igualmente importante: ¿dónde ubica las aberturas de las ventanas? Usted se da cuenta que de acuerdo de donde viene la luz, tiene una sensación determinada, así que dibuje todas las formas posibles de ubicación de ventanas y luego dígame cuál es la mejor. En realidad, ¿por qué ha hecho el cuarto con esa forma? Piense en otras formas con más posibilidades y ubique las aberturas para puertas y ventanas. Le conviene comprar un gran cuaderno de notas para este trabajo – necesitará hojas y hojas.

Ahora dibuje todas las formas posibles de comedores, cocinas, dormitorios, cada cual con sus requisitos especiales. Habiendo hecho esto, trate de reducir las dimensiones al mínimo. Una cocina. Esto es una cuestión de urbanismo, circulación y espacio para trabajar. No olvide que la cocina es algo sagrado entre lo sagrado.

La próxima cosa a diseñar es la oficina de un hombre de negocios, y la de su secretario, sus dactilógrafos y sus empleados. Recuerde que una casa es una máquina para vivir y una oficina o una fábrica es una máquina para trabajar.

Usted no sabe nada de "órdenes", ni del "estilo 1925", y si lo pesco proyectando algo en el "estilo 1925", le daré un tirón de orejas. No debe ser un estilista. Usted articula, usted planea, nada más.

Ahora trate de resolver uno de los problemas contemporáneos más intrincados: la casa mínima. Primero para un hombre o una mujer solteros, luego para un matrimonio, no cuente con los hijos. Luego la casa se amplía, llegan dos hijos. Luego tendrá que acomodar a cuatro hijos.

Como todo esto es muy difícil, usted comenzará por dibujar una línea recta alrededor de la cual usted construirá las unidades necesarias en su orden correcto, cada cual con un área mínima.

Luego, en una especie de árbol genealógico, usted tratará de solucionar su circulación poniendo las unidades apropiadas una al Iado de la otra. Para terminar, tratará de juntar las unidades componentes para hacer una casa - no se preocupe por la construcción: eso es otra cuestión.

Si por casualidad le gusta jugar al ajedrez, le será útil aquí, y no necesitará ir al 65 café para encontrar un contrincante.

Usted irá a ver edificios en construcción para ver cómo se hormigonan los techos y pisos y cómo se ponen las ventanas. Haga dibujos y si ve algo idiota, tome nota de ello y cuando vuelva pregunte. No se imagine que aprenderá construcciones por medio de las matemáticas.

Es un engaño empleado por las academias para dominarle. Sin embargo, deberá aprender una cierta cantidad de estática. Esto es fácil. No crea que necesita saber exactamente cómo llegan los matemáticos a la resistencia y sus fórmulas. Con un poco de práctica, comprenderá el mecanismo del cálculo, pero sobre todo recuerde cómo trabajan las distintas partes de una estructura. Asegúrese de entender los momentos de inercia. Una vez que los entienda, usted quedará libre para hacer cualquier cosa. Todo esto es muy claro: deje las matemáticas superiores a los matemáticos.

Sus estudios no han terminado aún. Usted tendrá que investigar en cuestiones de sonido, temperatura y expansión. De calefacción y refrigeración. Cuanto más experiencia directa pueda recoger a esta altura, más lo agradecerá luego.

Trate de dibujar un puerto con las boyas que marcan el canal, y muestre cómo un transatlántico viene a lo largo de los espigones y sale nuevamente. Le servirá cortar un trozo de papel coloreado con la forma del barco y marcar las posiciones sucesivas sobre el dibujo. Esto le puede dar una idea de cómo proyectar los espigones.

Ahora dibuje un bloque de doscientas oficinas con una plaza enfrente para estacionamiento de coches: investigue a cuántos coches debe servir y como con el barco muestre claramente sus maniobras. Quizás así tendrá alguna idea del tamaño y la forma para los espacios libres y de estacionamiento, y de su relación con la calle. He aquí una regla ideal: use lápices de color.

Con el color usted acentúa, clasifica, clarifica, desenreda. Con el lápiz negro usted queda atascado y está perdido. Dígase siempre: los dibujos deben ser fáciles de leer. El color le salvará.

Aquí hay una plaza en la ciudad con varias calles que se encuentran. Busque cómo se cruza el tráfico. Trate de pensar en cada tipo de plaza y piense cuál es la mejor para la circulación.

Plantéese el problema de una sala de estar con sus puertas y ventanas. Disponga los muebles necesarios en forma conveniente. Este es otro problema de circulación i Y de sentido común y unas cuantas cosas más! Pregúntese si su habitación sirve de este modo para un propósito determinado.

Ahora le planteo un problema escrito: redacte un informe comparativo y analítico de las razones de la existencia de ciudades como Londres, Birmingham, Hull, Liverpool, Glasgow. Tarea bastante dura para un estudiante, pero usted se dará cuenta que antes de escribir nada deberá conocer exactamente qué es lo que está considerando, y por qué existe. Es un ejercicio espléndido para desarrollar el poder de discriminación.

Un día, vaya a la estación, con un metro en la mano, y haga un dibujo acotado y exacto de un coche restaurante con su cocina y servicio. Haga lo mismo con un coche dormitorio. Luego vaya al puerto y visite un transatlántico. Haga planos coloreados y cortes mostrando cómo funciona. De hecho, ¿tiene usted una idea clara de qué sucede en un transatlántico? ¿Se da usted cuenta que es un palacio que acomoda a dos mil personas de las cuales un tercio vive lujosamente? ¿Se da cuenta que aquí hay un sistema de hotel con tres clases enteramente separadas e independientes, un sistema gigantesco de propulsión mecánica con su cuerpo de maquinistas y mecánicos, y aparte de esto un sistema de oficiales y marinos para dirigir el barco? Cuando usted pueda expresar claramente por medio de cortes coloreados y plantas la organización de un transatlántico, usted podrá participar en el próximo concurso para un Palacio de la Liga de las Naciones.

Y ahora, amigo mío, le ruego abra bien sus ojos. ¿Mantiene usted sus ojos abiertos? ¿Ha sido entrenado a abrir los ojos? ¿Los mantiene abiertos continuamente y útilmente? ¿Qué es lo que mira cuando va de paseo?

Observe los fondos de los edificios si quiere aprender algo. Cierre los ojos ante el frente que da a la calle. Luego vaya y mida algunos de estos edificios que son decentes detrás de sus fachadas. Estudie este particular con vistas hacia la ejecución posterior en mayor escala, quizás en acero (una casa prefabricada) o en hormigón armado (combinando unidades standard).

Ahora que he recurrido a su sentido de la honestidad, me gustaría inculcar en usted y en todos los estudiantes de arquitectura un odio hacia el "estilismo de tablero de dibujo", que es meramente cubrir una hoja de papel con dibujos atractivos, "estilos" y "órdenes", estas son modas.

Pero la arquitectura es espacio, ancho, profundidad, y altura, volumen y circulación. La arquitectura es una concepción de la mente. Debe ser concebida en su cabeza con os ojos cerrados. Sólo en esa forma puede visualizar su proyecto. El papel es sólo un medio para anotar la idea y transmitirla al cliente o al constructor. Todo esta en la planta y en el corte.

Cuando usted llega a través de plantas y cortes a un ente que funciona, han de seguir las fachadas, y si usted tiene alguna capacidad para diseñar, sus fachadas serán bellas. Diga, por todos los medios, que las casas son para vivir dentro, pero será un buen arquitecto cuando las fachadas sean expresión de ello. La proporción es suficiente, pero también necesita bastante imaginación; además, cuanto más modesto sea su problema más imaginación le hará falta.

La arquitectura es organización. Usted es un organizador y no un estilista de tablero de dibujo.